Olimpiadi invernali. Tante medaglie italiane e necessità di fare meglio

Si sono chiusi i Giochi della XXIV Olimpiade invernale di Pechino 2022. “Guardando Pechino 2022 non si può che affermare ancora una volta che la gioia e la delusione siano state equamente rappresentate”, dice Enzo Cappiello, segretario generale della Ficts – Federazione internazionale del Cinema e televisione sportivi. L’Italia degli sport invernali torna a casa con 2 ori e complessive 17 medaglie (comprese 7 d’argento e 8 di bronzo): “Indubbiamente un risultato eccezionale numericamente. È il secondo risultato di sempre dopo l'epica edizione norvegese di Lillehammer, nel 1994, con un bottino totale di 20 medaglie: ma allora le medaglie d'oro furono 7”

(Foto ANSA/SIR)

Si sono chiusi i Giochi della XXIV Olimpiade invernale di Pechino 2022. Senza ombra di dubbio la sfida cinese è stata vinta. E mentre con la cerimonia conclusiva si è posto l’accento sull’unità tra i popoli nello sport, il presidente del Comitato internazionale olimpico (Cio), Thomas Bach, ne ha sottolineato l’ottima organizzazione logistica. La capacità cinese di re-inventare diverse strutture delle precedenti competizioni olimpiche estive di Pechino 2008 e la convinta partecipazione popolare che ha accolto gli atleti con calore sono state un valore aggiunto, anche davanti alla sempre maggiore attenzione che i comitati organizzatori debbono mettere, su richiesta del Cio, al rispetto del territorio ed alla sostenibilità economica dei Giochi.

“Guardando Pechino 2022 non si può che affermare ancora una volta che la gioia e la delusione siano state equamente rappresentate”,dice Enzo Cappiello, segretario generale della Ficts – Federazione internazionale del Cinema e televisione sportivi, “Se i trionfi delle squadre norvegese e tedesca con 16 e 12 medaglie d’oro sono, ancora una volta, testimonianza di programmazione meticolosa e grande possibilità di attingere a un pool di atleti di alto livello in tutte le discipline, è anche vero che il dominio quasi assoluto nello sci di fondo e nel biathlon scandinavo e nel bob, slittino e skeleton per i teutonici deve essere sprone per tutti: i Giochi Olimpici sono anche confronto e esempio per migliorarsi”.

L’Italia degli sport invernali torna a casa con 2 ori e complessive 17 medaglie (comprese 7 d’argento e 8 di bronzo): “Indubbiamente un risultato eccezionale numericamente. È il secondo risultato di sempre dopo l’epica edizione norvegese di Lillehammer, nel 1994, con un bottino totale di 20 medaglie: ma allora le medaglie d’oro furono 7. A Pechino, purtroppo, l’Italia ha collezionato un gran numero di piazzamenti, le famose medaglie di legno. Ma purtroppo è gravemente mancata in alcune discipline fondamentali: zero medaglie nello sci alpino maschile, zero nello sci di fondo femminile, solo l’argento di Federico Pellegrino nel fondo maschile, profondo rosso nel bob”.

Secondo Cappiello si tratta di disastri che hanno poche attenuanti: “Duro doverlo ammettere, ma sono situazioni difficili da commentare. La crisi delle compagini di fondo e dello sci alpino maschile sono storia vecchia. Poco ricambio, età media elevata, giovani che non confermano le speranze una volta immessi nei circuiti mondiali e poca competitività sono un vero problema, e i 4 anni da qui a Milano-Cortina potrebbero non bastare a dare una svolta”.

Però il risultato è importante in prospettiva dei Giochi Olimpici invernali del 2026 che si svolgeranno con le gare distribuite tra 6 province, Milano, Sondrio, Belluno, Verona, Trento e Bolzano: “L’Italia deve far festa, ha vinto medaglie in 8 discipline, ha dimostrato di saper eccellere ovunque e di saper battere i maestri anche avendo solo 300 praticanti, come nel curling, oro magnifico del doppio misto. Non si fanno 11 vittorie su 11 gare, non si battono i campioni del mondo, i campioni olimpici, gli scozzesi inventori dello sport senza sacrificio, allenamento, studio e bravura: Stefania Costantini e Amos Mosaner sono l’emblema di questa ostinazione tutta italiana. Il loro oro – sottolinea Cappiello – deve essere esempio per tutti i giovani atleti italiani che si vogliono regalare il sogno olimpico”. Pazienza quindi se non riusciremo mai a vincere 16 medaglie complessive tra bob, slittino e skeleton come la Germania o 22 medaglie complessive nel fondo e nel biathlon come la Norvegia.

Pechino 2022 ha vissuto l’indegna vicenda di Kamila Valieva, la giovane pattinatrice russa di quindici anni, eccelsa artista del ghiaccio, trovata positiva ad una sostanza che aumenta la resistenza alla fatica, presente in un farmaco cardiologico. Una bambina derubata di tutto: “Il suo pianto disperato, la reazione scomposta, aggressiva, della sua allenatrice e del suo coreografo, il suo sogno spezzato, sono stati stigmatizzati dal presidente del Cio, Bach – osserva Cappiello – che ha assicurato fermezza e nuovi codici che impediscano l’uso-abuso sportivo dei minori”.

Ma il punto, secondo il segretario generale della Ficts, è un altro: “Fino a quando le Federazioni, gli allenatori, tutti coloro che girano intorno allo sport, continueranno a pensare che gli atleti siano cosa loro, il rischio è di rivivere sempre episodi come quello di Kamila Valieva. Anche in Italia ci si deve ricordare che chi vince sono gli atleti. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, dovrà far valere il suo ruolo per dirimere le beghe interne al mondo dello short track tra Arianna Fontana ( immensa nelle sue 11 medaglie in 4 edizioni dei Giochi invernali, di cui un oro e due argenti a Pechino), e il presidente della Federghiaccio Andrea Gios; come pure dovrà lavorare per ricomporre i rapporti interni allo squadrone di sci alpino femminile, dove qualche mamma di troppo e qualche parola in libertà hanno parzialmente avvelenato il clima pechinese”.

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