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Violenze a Capitol Hill. Pearce (Univ. Fordham): “Tutto è cominciato nel novembre 2016”

“Non è stato inaspettato quello che è accaduto al Campidoglio il 6 gennaio, ma confesso che sono spaventato da quanto potrebbe accadere da qui al giorno del giuramento”. Ad affermarlo è Russell Pearce, ordinario di diritto e docente di etica e religione in ambito legale all’università di Fordham, una delle più antiche degli Stati uniti. Osservando le scene di persone furenti e sprezzanti invadere le aule del Campidoglio e i suoi uffici, addolorato per i cinque morti, è tornato con la memoria alla vittoria di Trump del 2016 quando il magnate, pur vincitore, aveva evocato frodi e incitato i suoi supporter ad esercitare quanto promulgato nel secondo emendamento: il diritto di possedere e usare le armi. In questo caso per fermare l’avversario democratico

(Foto ANSA/SIR)

(Da New York). “Non è stato inaspettato quello che è accaduto al Campidoglio il 6 gennaio, ma confesso che sono spaventato da quanto potrebbe accadere da qui al giorno del giuramento”. Ad affermarlo è Russell Pearce, ordinario di diritto e docente di etica e religione in ambito legale all’università di Fordham, una delle più antiche degli States. Osservando le scene di persone furenti e sprezzanti invadere le aule del Campidoglio e i suoi uffici, addolorato per i cinque morti, è tornato con la memoria alla vittoria di Trump del 2016. Nonostante il magnate avesse vinto le elezioni, ma non il voto popolare, aveva cominciato a parlare di milioni di voti falsi attribuiti alla sua avversaria Hillary Clinton e poi aveva incitato i suoi supporter ad esercitare quanto promulgato nel secondo emendamento: il diritto di possedere e usare le armi. In questo caso per fermare l’avversario democratico. “Non c’era un’incitazione esplicita alla violenza – spiega Pearce -, ma tutto quello che abbiamo osservato lo scorso mercoledì era già presente nel novembre del 2016. Lì è cominciata la bugia sulla legittimità della democrazia, lì le origini dello scempio a cui abbiamo assistito”.

Russell Pearce

Quali altre riflessioni le hanno suggerito le scene dell’assalto?
C’è stata una domanda che mi sono fatta da bianco. Sarebbe accaduto lo stesso, se gli assalitori del Campidoglio fossero stati quelli di Black lives matter, se fossero stati afroamericani? Lo scorso giugno quando protestarono pacificamente davanti alla Casa Bianca il presidente e la sua amministrazione istruirono la polizia sulle reazioni da attuare, come usare il gas lacrimogeno, ad esempio. E ora, cosa è successo? Perché una difesa così blanda del Campidoglio? Io do il beneficio del dubbio, ma mi chiedo se non vada esplorata la pista della collusione tra chi stava all’interno e quelli all’esterno.

Tornando alla legittimità della democrazia il presidente Trump, nel suo discorso per placare la rivolta ha parlato anche della necessità di una riforma elettorale. Cosa comporterebbe?
La riforma elettorale invocata da Trump e dai suoi supporter serve a mantenere la supremazia bianca e il dominio dei bianchi: quello della frode è un messaggio in codice per dire che si deve rendere difficile agli afroamericani il diritto al voto e che ai neri vanno tolti i diritti. In alcuni degli stati contestati, i votanti sono soprattutto di colore. In Georgia è stato eletto un senatore afroamericano, ma i legislatori repubblicani dello stato hanno reso difficilissimo il voto, ad esempio ammettendo in pochissime località il voto in anticipato. Votare negli Usa, in confronto agli altri Paesi del mondo è difficilissimo, quindi sostenere la frode, nonostante i 16 casi presentati alla Corte non abbiano presentato evidenze, significa inviare messaggi alla base di Trump. Se poi anche i membri del Senato sposano questa narrativa chiedendo una commissione per ricontrollare i risultati, siamo davanti a nuovi messaggi inquietanti sull’elezione rubata e sulla legittimità democratica.

Ci chiarisce le implicazioni legali per la condotta di Trump?
Sono state analizzate 3 possibilità dal punto di vista giuridico. La prima è l’applicazione del 25° emendamento che richiede la rimozione del presidente perché incapace di presiedere ai doveri del suo ufficio, ma è un processo lungo e non potrebbe andare avanti oltre la data dell’inaugurazione. Inoltre la rimozione del presidente è temporanea e non impedisce una nuova candidatura in tempi differenti. L’altra strada è l’impeachment, la messa in stato d’accusa per aver istigato l’insurrezione. Si potrebbe già votare giovedì e non occorrerebbe un lungo dibattito perché i fatti sono pubblici e palesi. Mi chiedo quanto McConnel e altri repubblicani come lui siano disposti a votarlo, quando durante questi quattro anni si sono impegnati a fare davvero il minimo per la democrazia. Mi allarma pensare che se i repubblicani avessero avuto la maggioranza al Senato e alla Camera avrebbero potuto ribaltare i risultati del processo di ratifica del collegio elettorale e capovolgere i risultati, senza alcuna riflessione sulle conseguenze per il processo democratico. Se poi non li spinge ad agire nemmeno il vedere persone arrabbiate che vorrebbero impiccare il vicepresidente Mike Pence e la portavoce della Camera Nancy Pelosi, o che nella violenza vedono un esercizio di partecipazione, mi chiedo cosa potrebbe servire ancora per scuotere i membri del Gop.

E se non si votasse giovedì, Trump potrebbe essere messo in stato d’accusa da non presidente?
Non è chiaro. Gli studiosi sono in disaccordo e c’è un solo esempio nella storia americana, quello di un generale messo in stato d’accusa nel tardo ‘800 dopo che aveva concluso il suo mandato. Navighiamo in uno stato di incertezza. A mio parere l’impeachment dovrebbe comunque andare avanti, per creare un precedente. Se non si facesse sarebbe pericoloso perché diremmo a chi verrà nel futuro che è bene che un presidente cominci un’insurrezione. La Camera vota la messa in stato d’accusa e il Senato condanna con due terzi dei voti.

Quale sarebbe la terza opzione?
Il ricorrere all’articolo 3 del 14° emendamento della Costituzione, dove chiunque abbia partecipato o è stato coinvolto in un’insurrezione come funzionario pubblico non potrà più ricoprire alcuna carica civile e militare. Trump non potrà aspirare ad una nuova elezione nel 2024, ma se i repubblicani dovessero conquistare totalmente il sistema legislativo, potrebbero cambiare le regole.

Dopo un’esperienza così devastante per gli Usa, come si continua?
Abbiamo tutti un dovere verso la democrazia e personalmente ho fede in Biden. È una persona per cui amare il suo prossimo è al centro della sua fede e anche del suo mandato. Non significa che è perfetto e non è detto che la sua politica funzionerà o avrà successo. Ci potranno essere molte persone in disaccordo con Biden sulle politiche che attuerà, ma insieme dobbiamo preoccuparci seriamente della democrazia. Nella battaglia per la democrazia, Biden può farcela se tutti noi facciamo la nostra parte. L’altra cosa importante è che le persone per bene nell’area repubblicana facciano un passo in avanti deciso. Già una piccola minoranza l’ha fatto, ma non basta. Facendo un parallelo con Hitler o il fascismo: perché avevano preso il sopravvento sul governo? Ne sono responsabili le persone che non si sono alzate in piedi e che non hanno fatto niente, o hanno visto nel dittatore cose che in fondo gli piacevano e gliele lasciavano fare senza opporre resistenza.

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