Dal Nord Kivu un grazie al Papa: “Siamo un po’ meno soli”

Durante la preghiera per la pace, svoltasi il 20 ottobre in Campidoglio, sono state ricordate numerose regioni del mondo nelle quali violenza, povertà e ingiustizie gravano sulle popolazioni locali. Tra queste, l’area della Repubblica Democratica del Congo, dove la redazione di “Popoli e Missione” ha raggiunto il missionario italiano padre Gaspare Trasparano

(Foto ANSA/SIR)

I missionari in tutto il mondo si sentono oggi “un po’ meno soli grazie all’appello per la pace” voluto da Papa Francesco e sottoscritto in Campidoglio dai rappresentanti di tutte le fedi religiose. “Devo dire grazie di cuore a Francesco per questa preghiera che ha nominato il Nord Kivu: è molto bello vedere la comunione della Chiesa universale con la nostra piccola realtà che soffre”. Lo dice al telefono da Butembo Beni padre Gaspare Trasparano, missionario comboniano che vive da decenni nella Repubblica Democratica del Congo.

Congo sempre instabile. “Ricordo che il 15 agosto del 2016 il Papa durante l’Angelus aveva rotto il ‘vergognoso silenzio’, così lo chiamò, parlando della mattanza di Beni. Quattro anni fa, era la notte fra il 13 e il 14 agosto, nella nostra diocesi avvenne un massacro. Furono uccise 48 persone in modo barbaro. E ancora oggi a intermittenza avvengono uccisioni e violenze. Il Santo Padre non ha mai dimenticato il Nord Kivu”, afferma il missionario. Il 20 ottobre lo ha elencato tra le aree del pianeta più a rischio e bisognose di preghiera per poter uscire dal conflitto. Il Congo è in effetti una delle zone più instabili dell’Africa Subsahariana, assieme al Burundi, al Burkina Faso, al Mali, al Nord del Mozambico, Paesi per i quali i leader religiosi hanno pregato assieme.

Un altro attacco armato. “So che il Papa continua a seguire tramite la nunziatura la realtà che viviamo tutti i giorni qui – aggiunge padre Gaspare –. La situazione è sempre precaria: ieri c’è stato un attacco armato alla prigione di Beni e i carcerati sono evasi e ora si trovano in giro”. Aggiunge: “proprio ieri il nostro vescovo, durante le ordinazioni diaconali, ha chiesto di pregare in comunione con il Papa”. Il missionario spiega che il Nord Kivu, nella parte orientale del Paese è target privilegiato di diverse milizie armate e parla di una continua insicurezza che rasenta la guerra civile. Anche per via di “infiltrazioni armate dall’Uganda”.

Rischio-balcanizzazione. Beni è vicina al Virunga National Park, alla foresta dell’Ituri e alle montagne di Rwenzori, luoghi non sorvegliati che sono diventati il quartier generale dell’Adf (gruppo armato ugandese). Il vescovo della diocesi di Bunia, Dieudonnè Uringi, aveva già denunciato mesi fa il forte timore di “balcanizzazione” del Congo: il rischio è che si creino divisioni e occupazioni di terra come già avvenuto in Sudan. Secondo i missionari tra i problemi più gravi c’è il tentativo di realizzare una “pulizia etnica” ai danni della popolazione Nande che qui ha saputo realizzare un discreto successo economico, mettendo a frutto la ricchezza della terra e le risorse della regione.

(*) “Popoli e Missione”

 

 

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