Tre impegni per il Creato

Probabilmente è scivolato via, cadendo nei giorni distratti delle ferie, ma il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra è arrivato quest'anno il 22 agosto. Si tratta del giorno dell'anno (Earth Overshoot Day) in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi naturali possono rinnovare in 365 giorni. Detto facile: abbiamo bruciato in otto mesi le risorse di dodici. L’umanità, infatti, utilizza oggi il 60% in più di quanto si possa rinnovare; per mantenere noi e il nostro stile di vita servono le risorse di un pianeta e mezzo (1,6 per la precisione).

Probabilmente è scivolato via, cadendo nei giorni distratti delle ferie, ma il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra è arrivato quest’anno il 22 agosto. Si tratta del giorno dell’anno (Earth Overshoot Day) in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi naturali possono rinnovare in 365 giorni. Detto facile: abbiamo bruciato in otto mesi le risorse di dodici. L’umanità, infatti, utilizza oggi il 60% in più di quanto si possa rinnovare; per mantenere noi e il nostro stile di vita servono le risorse di un pianeta e mezzo (1,6 per la precisione). Ma di Terra ne abbiamo una sola.
E per i giorni che verranno? Dal Giorno del Sovrasfruttamento della Terra fino a fine anno, l’umanità andrà ad aumentare il proprio deficit ecologico con la Terra, un deficit in costante aumento dai primi anni ’70, secondo gli studi del National Footprint & Biocapacity Accounts (NFA) che si basano sulla banca dati delle Nazioni Unite (15.000 dati raccolti per paese ogni anno).
Per questo la Giornata del Creato, a cui la Chiesa cattolica dedica questo fine settimana (5 e 6 settembre), è tutto fuorché una consuetudine. Si tratta non solo di un’occasione in più per realizzare quanto patrimonio verde stiamo dilapidando a danno nostro e delle generazioni future, ma anche di una vera urgenza.
“L’appuntamento di quest’anno – hanno scritto i Vescovi italiani nel loro messaggio per la giornata – ha il sapore amaro dell’incertezza. Con san Paolo sentiamo davvero «che tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto fino a oggi» (Rm 8,22)… Con questo sguardo, saldi nella speranza, ci impegniamo a convertire i nostri stili di vita, disponendoci a «vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12).”
Quanto il comportamento dell’uomo possa incidere vistosamente ce lo ha insegnato il Covid 19. Ricordiamo come, nonostante le cronache angoscianti provenienti dagli ospedali, la primavera sia sembrata a tutti noi reclusi sgargiante di cieli limpidi e fioriture rigogliose; come cronache stupite abbiano raccontato di una natura che tornava a frequentare le strade lasciate deserte dall’uomo.
Non erano solo sensazioni. Tanto è vero che il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra 2020 si è verificato tre settimane dopo rispetto al 2019 e l’Impronta Ecologica dell’umanità si è ridotta del 9,3%. Un risultato che è figlio delle misure di contenimento attuate dal mondo intero in difesa dalla pandemia. Senza il solito traffico, veicolare e aereo, ridotta la raccolta di legname, contenute le emissioni di CO2 da combustibili fossili (fabbriche) si è invertito lo storico trend che vede sempre in ascesa l’Impronta Ecologica globale.
Ovvio che non per questo sia da lodare il virus. Ma, obtorto collo, ci ha dato una lezione di cui fare tesoro: cambiare si può. Dipende dalle scelte di tutti.
“Tutto è connesso” si legge nel messaggio della Giornata come nella profetica enciclica di Papa Francesco Laudato Sì: ne abbiamo un’ulteriore prova.
Certo, l’inversione di tendenza non si confermerà se tutto tornerà come prima. Come non sono risolte le enormi disuguaglianze economiche e sociali in cui i popoli del mondo vivono. Tutto è nelle nostre mani e nelle scelte di chi guida le nazioni. La Chiesa indica tre vie che sono tre impegni: vivere con più sobrietà, più giustizia e più pietà.

(*) direttore “Il Popolo” (Pordenone)

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