Joe Biden: il cattolico che corre per la Casa Bianca

Solidarietà incarnata e competenza concreta sono le qualità necessarie in questa fase della storia americana, ma una fede, non da brandire con foto ad effetto, gioca la sua parte nel forgiare la corsa alla Casa Bianca. Joe Biden, di origini irlandesi ed educato dalle suore in mezzo al Concilio Vaticano II, la lotta per i diritti civili e la guerra in Vietnam è stato il primo vicepresidente cattolico nella storia degli Stati Uniti e solo altre tre figure dichiaratamente tali hanno raggiunto i vertici più alti del governo americano: John F. Kennedy come presidente nel 1960, John Kerry nel 2004 e Al Smith nel 1928 come candidati

(Foto ANSA/SIR)

È una convention anomala quella inaugurata lunedì dal Partito democratico: la prima online, la prima senza palcoscenici e ovazioni da stadio, la prima dove il candidato alla Casa Bianca si è mostrato la prima serata, quando di solito appare nell’ultima; la prima convention ai tempi del Covid. Invece che riunirsi a Milwaukee per designare ufficialmente Joe Biden e Kamala Harris come portabandiera del partito, i candidati sono apparsi sugli schermi di tv e pc, quasi compressi in tempi e modi, mentre i delegati li hanno guardati in video e sempre in video, ieri sera hanno nominato Joe Biden candidato ufficiale alla Casa Bianca per il Partito democratico.

Tre le grandi crisi attorno a cui sta ruotando la convention: la pandemia, la recessione economica, la giustizia razziale.

Da Michelle Obama a Bill Clinton, a Bernie Sanders, ad Alexandria Ocasio Cortes e da decine di altri speakers arrivano le ragioni e le motivazioni per andare a votare ed eleggere Biden presidente, contro un Trump non presidenziale, ma con ancora un forte credito popolare. Solidarietà incarnata e competenza concreta sono le qualità necessarie in questa fase della storia americana, ma una fede, non da brandire con foto ad effetto, gioca la sua parte nel forgiare la corsa alla Casa Bianca. Fede cattolica per Biden, evangelica per Trump. Joe Biden, di origini irlandesi ed educato dalle suore in mezzo al Concilio Vaticano II, la lotta per i diritti civili e la guerra in Vietnam è stato il primo vicepresidente cattolico nella storia degli Stati Uniti e solo altre tre figure dichiaratamente tali hanno raggiunto i vertici più alti del governo americano: John F. Kennedy come presidente nel 1960, John Kerry nel 2004 e Al Smith nel 1928 come candidati.

La fede di Biden è fuori discussione: frequenta la chiesa regolarmente, è presente a tutte le funzioni d’obbligo, non pochi lo hanno sorpreso con il rosario in mano in momenti cruciali del suo impegno politico, prima di un comizio o durante l’operazione che portò alla cattura di Bin Laden.

La fede è stata il suo supporto quando a 29 anni, eletto come il più giovane senatore del suo stato, il Delaware, si trova ad affrontare la morte della prima moglie e della figlia durante un incidente stradale. E sempre la fede è stata l’ancora nell’agonia del figlio maggiore, morto di tumore al cervello durante la presidenza Obama. In nome della fede, Biden ha preparato la visita di Papa Francesco negli Usa, incontrando non solo i vescovi cattolici, ma tutti i leader religiosi per farne un’opportunità di dialogo con il Vaticano e, a quell’incontro con Francesco, arrivò con un impegno serio nel sostenere l’accordo sul clima di Parigi e nell’accogliere i rifugiati. In molti lo ricordano a fianco di tante Congregazioni religiose che supportarono l’estensione dell’assistenza sanitaria, nonostante le critiche ad una legge che avrebbe comunque aperto la strada alla libertà di scelta sull’aborto. Proprio l’aborto infatti è uno dei temi su cui il rapporto con i vescovi americani, e con il mondo cattolico statunitense in generale, registra inciampi. Nel corso degli anni, la posizione di Biden sull’aborto si è infatti sempre più liberalizzata. Nel 1974 si era mostrato molto contrario alla decisione della Corte Suprema in questa direzione, ma già in un dibattito del 2012, insieme al repubblicano Paul Ryan aveva detto: “Accetto la posizione della mia chiesa sull’aborto. La accetto nella mia vita personale. Ma mi rifiuto di imporlo a cristiani, musulmani ed ebrei altrettanto devoti”. Una posizione cambiata durante l’avvicinamento alle primarie probabilmente anche dopo essersi reso conto di essere isolato e debole rispetto agli altri candidati democratici, e soprattutto in un momento in cui negli Stati Uniti il fronte anti aborto si è allargato notevolmente. Tutto questo ha suscitato dure critiche da parte di alcuni vescovi cattolici e di una parte del mondo cattolico, colpevole, di essersi allineato con la linea pro-choice del Partito Democratico. Tanto che, lo scorso novembre, il parroco della chiesa di Saint Anthony in Florence (South Carolina), Robert E. Morey, gli ha negato la comunione, come era stato suggerito dal suo vescovo proprio per il supporto alle istanze abortiste. Il suo modo di vivere la fede, lo scorso 6 agosto, è stato oggetto dell’attacco di Donald Trump, dopo che il suo avversario nella corsa alla Casa Bianca aveva parlato ad un meeting di leader battisti. Se Biden diventasse presidente, ha detto Trump, non ci sarebbe “nessuna religione, niente di niente”. Biden “danneggerebbe la Bibbia e ferirebbe Dio… è contro Dio”. L’approccio del candidato democratico al tema religioso è di altra natura, come ha provato il suo video messaggio del 9 giugno quando nelle strade d’America impazzavano le proteste per la morte di George Floyd, l’afroamericano ucciso mentre era sotto la custodia della polizia.

“Sono cresciuto con gli insegnamenti della dottrina sociale cattolica, per cui la fede senza le opere è morta”, ha spiegato Biden in quel video, lamentando che c’è ancora molto lavoro da fare “per garantire che tutti gli uomini e le donne non solo siano creati uguali, ma siano trattati allo stesso modo”.

La politica, per il candidato democratico, serve come un mezzo per vivere una vocazione e non come un progetto di vanità. Il fattore cattolico secondo una ricerca condotta dall’istituto Gallup, non sarà un elemento chiave nell’elezione di Biden poiché l’elettorato cattolico si colloca nella dicotomia politica che divide il Paese e non voterà in maniera compatta per un candidato che in qualche modo ne esprime i principi.

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