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Coronavirus Covid-19: Usa impreparati alla pandemia. Gli Stati procedono in ordine sparso

La reazione degli Usa a quella che l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito una pandemia è stata lenta, senza una reale cabina di regia governativa. E si fanno i conti con i limiti di un sistema sanitario su base statale e non nazionale, dove la mancata standardizzazione delle procedure e non solo è diventato un serissimo problema

(Foto ANSA/SIR)

(da New York) Mary Anne vive in una struttura di assistenza per anziani in Pennsylvania. Da quando il governatore ha elevato lo stato di allerta e chiuso anche le scuole nessun ospite può lasciare il campus se non per appuntamenti medici, mentre a chiunque entri nell’edificio principale viene sempre misurata la temperatura. Mary Anne ha 70 anni e soffre d’asma, ma vedendo che i familiari dei degenti non riescono ad entrare e provvedere ai cambi di biancheria ha deciso di offrirsi come volontaria per la lavanderia e dare una mano agli inservienti.

“Nella nostra comunità residenziale ci sono circa 275 anziani che sono tra i soggetti più a rischio e alcuni soffrono di demenza per cui non riescono a capire perchè bisogna mantenere la distanza di sicurezza e hanno bisogno di essere rassicurati” mi spiega Mary Anne che ricordandosi dei primi cristiani e di come servivano gli ammalati si è messa in gioco prendendo tutte le precauzioni.

Farid invece è diacono nella chiesa ortodossa di Brooklyn. Nella vita ordinaria fa il meccanico e quando ha saputo che un medico del New Jersey, amica della moglie, non aveva scorte sufficienti per il personale e per i pazienti, ha spedito via posta tutte le mascherine di protezione che aveva in officina.

Gli americani stanno reagendo così allo stato di emergenza da Coronavirus dichiarato dal presidente Trump lo scorso venerdì, dopo settimane di ritardo, di tweet ironici, di discorsi ufficiali che dichiaravano il Covid-19 un problema di salute pubblica che si sarebbe superato in poche settimane.

La reazione del Paese a quella che l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito una pandemia è stata lenta, senza una reale cabina di regia governativa nonostante il vicepresidente Pence sia a capo di un team di virologi e tecnici che avrebbero dovuto preparare delle linee guida.  La costituzione federale degli Usa ha fatto sì che ogni governatore decidesse le proprie regole e così lo Stato di Washington, che per primo ha visto morire i pazienti di una casa di riposo, ha adottato misure drastiche e i suoi virologi hanno cominciato a preparare dei test da sperimentare. I test sarebbero stati pronti per il mercato già il 28 febbraio, ma la mancata certificazione da parte del Dipartimento per l’alimentazione e le droghe ha rallentato i procedimenti. Lentezza che si è riscontrata anche per ottenere i campioni di virus. In più, l’annunciato milione e mezzo di kit annunciato dal governo si è rivelato un flop: i laboratori universitari dove è stato preparato dispongono di attrezzature impossibili da reperire in molti Stati e in molte contee. E questo è il limite di un sistema sanitario su base statale e non nazionale, dove in questi casi la mancata standardizzazione è diventato un serissimo problema. Trump, accusato di aver minimizzato la crisi, ha illustrato in dettaglio nella conferenza stampa di venerdì tutti gli sforzi che l’amministrazione sta mettendo in atto con le società farmaceutiche e i gruppi di ricerca privati che dovrebbe accellerare non solo la produzione dei test ma anche la distribuzione. Le persone testate in tutti gli Usa, dove risiedono circa 325 milioni di persone, si attestano sulle 15mila. Nella città di Brownsville in Texas, al confine con il Messico sono state testate appena 3 persone su una popolazione di 200mila residenti.

Il presidente intanto ha voluto ridare certezze ai mercati, andati in subbuglio dopo la prima dichiarazione, poi smentita, di blocco delle merci provenienti dall’Europa, assicurando 50miliardi di fondi federali per indirizzare l’epidemia e questo mentre la Federal Reserve a ridotto quasi a zero i tassi di interesse. Dopo lunghe ed estenuanti trattative, la Camera dei deputati e il presidente hanno varato una serie di garanzie e retribuzioni per i lavoratori che rimarrano in malattia, maggiori indennità di disoccupazione, test antivirus gratuiti e fondi aggiuntivi per l’assistenza alimentare e per Medicaid, il programma di assistenza medica per famiglie a basso reddito finanziato dal governo federale.

Intanto i governatori, i sindaci, gli amministratori locali, i dirigenti d’azienda, i rettori e i presidi hanno deciso di chiudere spazi pubblici, uffici, scuole, università e prendere misure drastiche anche sui mezzi di trasporto. Chiusi Disneyland, la Corte suprema, il Campidoglio, i musei, il Dodgers Stadium, tempio del , i teatri di Broadway, mentre sono stati sospesi i campionati di baseball, la maratona di Boston e anche Hollywood ha bloccato l’uscita dei film in sala e tutto senza aspettare indicazioni dalla Casa Bianca, troppo ondivaga e indecisa.

“Non siamo preparati. L’idea che qui si ottengano test al pari degli altri Paesi non sarà possibile”

ha spiegato Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive, che ha osato contraddire il presidente anche sui tempi del vaccino, “non pochi mesi, ma almeno un anno”.

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