Le parole legate alla sfera della memoria nella nostra lingua italiana hanno a che fare con la mente, ma anche con il cuore. Ed è significativo che nell’uso comune il permanere nella memoria riguardi soprattutto il cuore (ri-cor-dare), mentre ciò che si dissolve si riferisca più alla mente (di-menti-care). Certo esistono anche, al contrario, i verbi rammentare e scordare, ma suonano oramai desueti e pare che la lingua, nella sua evoluzione, abbia deciso che il cuore sia più affidabile della mente, che la memoria affettiva sia più duratura di quella razionale, che se la mente facilmente dimentica, il cuore più ostinatamente ricordi.
Il messaggio di papa Leone per la Giornata mondiale dei Nonni e degli Anziani che si celebra in questa ultima domenica di luglio proprio nella festa dei Santi Gioacchino ed Anna, nonni materni di Gesù (per diversi motivi di paterni non ne aveva), parte da una amara constatazione: “La dolorosa sensazione di essere dimenticati accomuna purtroppo oggi molte persone, e tra queste non poche sono anziane… è lo smarrimento di chi ha l’impressione che la propria vita non rivesta più interesse per nessuno. È quello che accade in molte case dove regna la solitudine, ma anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarità di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla patologia di cui è affetta”.
Con queste poche efficaci pennellate il Papa descrive l’oblio in cui la persona anziana può progressivamente scivolare. Persi o sfumati i propri ruoli sociali con la fine del lavoro, la perdita del coniuge e degli amici, l’allontanamento più o meno colpevole di figli e nipoti (se ci sono), il venir meno delle forze fisiche e il normale rallentare di quelle mentali, molti anziani rischiano di isolarsi dal mondo, di vivere nella desolazione di case in cui raramente suona il campanello o squilla il telefono, o di essere parcheggiati e dimenticati in qualche anonima casa di riposo. In molti casi questo oblio sociale (che, va detto, può anche dipendere da come si è vissuta precedentemente la propria vita, ma non per questo può essere comunque giustificato) porta spesso, in una sorta di estremo meccanismo di difesa, ad una dimenticanza di sé, a quel non sapere più bene chi si è e dove si è. Non di rado la mente di chi entra in una casa di riposo (decisione spesso sofferta, ma inevitabile) e non riceve visite e stimoli adeguati nel giro di breve se ne va via con gli angeli mentre il suo corpo è ancora su questa terra.
Ma la vecchiaia, dice ancora papa Leone nel suo messaggio, può essere qualcosa di molto diverso da questo triste scivolo verso l’oblio. Può essere l’età del ricordo. Il ricordo innanzitutto dell’amore di Dio che ama la nostra fragilità e che mai si dimentica di noi: “La scoperta della tenerezza di Dio avviene per molti proprio nell’ultimo tratto della vita e per questo l’età avanzata può divenire il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale”. E allora, come Nicodemo, continua il Papa, possiamo rinascere anche da vecchi. E ci sono poi i ricordi belli e sofferti della vita, quelli da custodire e da tramandare come eredità più preziosa alle nuove generazioni. Per questo papa Leone incoraggia i giovani ad andare a trovare i propri nonni, gli anziani della propria famiglia e anche quelli che pur non essendo nostri parenti possono ricevere con gioia una visita nelle loro case e nelle case di riposo. Avvicinarsi alla loro saggezza e fragilità, conclude il Papa, è un buon antidoto all’arroganza e alla seduzione della potenza, per vivere invece nella riconciliazione e nella pace.
Un grazie allora in questa giornata speciale a tutti i nonni e le nonne e a tutte le persone anziane che, anche se a volte si dimenticano, certo sempre ci aiutano a ricordare le poche cose che davvero contano nella vita.

