A due anni dalla conclusione della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia di Trieste, il mondo dell’associazionismo cattolico torna a interrogarsi sullo stato della democrazia e sul ruolo dei corpi intermedi. Lo ha fatto all’Istituto Luigi Sturzo, nel convegno “Ridare voce alla democrazia. Società, partecipazione e istituzioni”, promosso da numerose realtà ecclesiali con l’obiettivo di rilanciare il percorso avviato nel 2024 e rafforzare la partecipazione come risposta alla crescente disaffezione verso la politica.
A orientare la riflessione è stato il messaggio del cardinale Matteo Maria Zuppi, che ha invitato a non fermarsi alla constatazione della crisi della democrazia. “Abbiamo bisogno di laboratori di cultura democratica piuttosto che mostrarne solo i limiti e fermarci al giudizio”, scrive il presidente della Cei. Per Zuppi la responsabilità dei cattolici consiste nel “collocare al centro di ogni riflessione e decisione la persona, dialogare, cercare soluzioni a partire da un serio ascolto e confronto”. Un metodo che individua anche nel cammino sinodale della Chiesa italiana, dove “dall’ascolto può nascere un nuovo modello relazionale” capace di superare pregiudizi e contrapposizioni.
Richiamando il magistero di Papa Leone XIV, il cardinale ricorda che “la democrazia rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana”. Diversamente, avverte, rischia di trasformarsi “in una tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élites economiche e tecnologiche”. Da qui anche il richiamo all’enciclica Magnifica Humanitas, secondo cui “la ricerca della verità è un elemento essenziale per la democrazia”: quando il rapporto con la verità si affievolisce e prevale il solo pragmatismo, osserva Zuppi, si aprono spazi a nuove forme di totalitarismo.
Il presidente della Cei indica poi alcune priorità: coltivare fraternità e dialogo, contrastare la polarizzazione politica, recuperare lo “spirito costituente” come metodo per affrontare le grandi questioni del Paese e rilanciare il progetto europeo, definito “architettura di pace e di regole comuni”. Un appello anche a difendere il sistema multilaterale e il diritto internazionale, oggi messi in discussione dalla “logica del più forte” e dalla crescente contrapposizione tra Stati.
Sul piano delle proposte concrete, il presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, ha individuato nell’astensionismo il segnale di una crisi profonda della democrazia, alimentata da sfiducia, disuguaglianze e diritti negati. Per questo ha rilanciato una riforma che rafforzi la partecipazione attraverso partiti realmente democratici, assemblee partecipative e formazione politica. “Le regole della democrazia appartengono a tutti e non possono essere patrimonio della sola maggioranza del momento”, ha affermato, sottolineando che la stabilità non può essere perseguita comprimendo la rappresentanza parlamentare.
Un richiamo al clima culturale del Paese è arrivato anche dal presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, Giuseppe Notarstefano, che, citando Vittorio Bachelet, ha ricordato che “i cattolici non hanno nemici”. Di fronte a un tempo segnato dalla “cultura del nemico”, ha invitato a ricostruire la vita democratica attraverso dialogo, formazione e partecipazione, valorizzando il pluralismo come risorsa per il bene comune. “Ogni forma di svilimento e di mortificazione della partecipazione indebolisce le istituzioni democratiche”.
Il convegno ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle principali realtà dell’associazionismo cattolico e di esponenti politici di diversi schieramenti, confermando la volontà di mantenere aperto il confronto tra società civile e istituzioni nel solco della Settimana sociale di Trieste.

