L’ultima postilla

Nell’attesissima conferenza stampa di lunedì scorso, Mario Draghi ha scompaginato le carte

(Foto ANSA/SIR)

Com’è nel suo stile, il presidente del Consiglio è stato non convenzionale. Nell’attesissima conferenza stampa di lunedì scorso, Mario Draghi ha scompaginato le carte. «Un’ultima postilla – ha detto ai giornalisti dopo una breve introduzione sui temi di maggiore attualità riguardanti scuola e pandemia – Non risponderò a nessuna domanda su Quirinale e simili». Che tradotto, sarebbe come dire: non fatemi dire ciò che non voglio. Atteniamoci ai fatti.

Draghi non ha risparmiato frecciate ai no vax. «Gran parte dei problemi attuali dipendono dai non vaccinati», ha detto. Così ha preso l’occasione per l’ennesimo invito a vaccinarsi e ha ringraziato i tanti che finora vi hanno fatto ricorso. Poi ha parlato di «realismo, prudenza, fiducia e unità». E ha aggiunto che il governo, nonostante una maggioranza molto ampia e una «diversità di vedute», ha voglia di lavorare assieme. «Il governo va avanti bene», come se volesse rassicurare qualcuno sulla tenuta dell’esecutivo da lui guidato con grandissima autorevolezza e piglio sicuro in questi delicati 11 mesi.

Con malcelato orgoglio ha ricordato i 51 obiettivi raggiunti per ottenere la prima tranche dei fondi del Pnrr e ha aggiunto che ora ci sono i prossimi traguardi da tagliare. Non è finita qui, ha fatto intendere. Ha difeso le scelte sull’apertura della scuola parlando di presidio della democrazia e questioni di uguaglianza che la Dad non assicura. Non si chiudono pizzerie e attività sportive, perché si deve rimanere a casa per fare lezione?, si è chiesto in diretta. Più chiaro di così.

Poi, il colpo da maestro, in chiusura di incontro. «Un’ultima cosa – ha detto Draghi mentre i più si stavano alzando -. Questa conferenza stampa è stata convocata come risposta alle critiche che ci sono arrivate in questi giorni. Abbiamo sottovalutato le attese. Mi scuso e prendete quella di oggi come un atto riparatorio».

Un po’ di ironia e un po’ di sano realismo, come è abituato l’ex presidente della Bce che non spreca parole, come è forse accaduto anche con la sua battuta sul «nonno al servizio delle istituzioni» dalla quale sono scaturite congetture per una sua candidatura al Quirinale.

Qualcuno parla di un passo falso di Draghi. Qualche altro dice che anche Draghi non ci riesce. Altri ancora affermano che, nonostante le capacità di Draghi, con il frangente tanto difficile non si poteva mettere in campo niente di più di quanto finora realizzato.

Sì, forse Draghi a palazzo Chigi oggi è davvero insostituibile. Il resto si vedrà.

(*) direttore “Il Corriere Cesenate”

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