Una piattaforma geniale e solidale

Non potevano pensarci che i giovani e infatti l’iniziativa è partita da quattro diciottenni. I ragazzi di questo millennio sono nativi digitali e amano l’ambiente: due cose che prendono molto sul serio. E così, davanti al problema dell’accesso alla Dad (didattica a distanza), quattro studenti milanesi hanno trovato la soluzione attingendo a quanto era loro più congeniale.

Non potevano pensarci che i giovani e infatti l’iniziativa è partita da quattro diciottenni. I ragazzi di questo millennio sono nativi digitali e amano l’ambiente: due cose che prendono molto sul serio. E così, davanti al problema dell’accesso alla Dad (didattica a distanza), quattro studenti milanesi hanno trovato la soluzione attingendo a quanto era loro più congeniale.

La questione è sbocciata l’anno scorso, quando a febbraio la scuola è stata chiusa. Addio classe e interrogazioni alla lavagna: le lezioni sono approdate al web. Una necessità che si è trasformata per molti bambini e ragazzi – e relative famiglie – in una impossibilità: nessuna lezione significa però nessuna crescita.

Un’indagine Istat supporta l’allarme con la verità dei dati: il 33,8% delle famiglie italiane non ha un pc o un tablet in casa, il 57% dei ragazzi deve condividere un solo computer col resto della famiglia. Per i quattro amici la molla è stata proprio questa: connettere studenti con la scuola. Ma come fare?

Doppio il problema: da una parte come procurarsi i pc, dall’altra come raggiungere chi ne è privo per far incontrare “domanda e offerta”. I quattro la strada l’hanno ideata e realizzata in breve.

A fine maggio (racconta Iacopo che abbiamo raggiunto al telefono) avevano già le idee chiare, a fine giugno avevano anche creato lo strumento base: una piattaforma web chiamata “Pc per te” (https://pc4u.tech) – realizzata per un impatto semplice e intuitivo con una home page su cui si trovano due pulsanti: Dona e Ricevi.

La dinamica è presto detta: lo studente che cerca un pc o un tablet per seguire la dad seleziona Ricevi e si registra sul portale (nome, cognome, indirizzo, telefono, codice fiscale, istituto frequentato). Lo stesso, selezionando il tasto Dona, fa chi ha un pc non utilizzato, pure se non nuovissimo, e lo vuole mettere a disposizione. Ci pensano i quattro al resto: prelevare il computer dal donatore, aggiornarlo se necessario, recapitarlo o farlo prelevare dal ricevente. Può sembrare l’uovo di colombo, ma nessuno li ha preceduti e, al momento, neppure copiati: quindi bravi.

Il tutto – va detto e sottolineato – a costo zero: chi offre si libera di un pc senza doverlo smaltire (come va fatto per i dispositivi tecnologici), chi cerca trova senza sborsare nulla. Loro stessi hanno fatto tutto a titolo di volontariato.

Restavano i costi tecnici di prelievo e aggiornamento delle macchine offerte: un lavoro che hanno appaltato a dei tecnici informatici e che andata pagato. Per questo hanno lanciato una campagna di raccolta fondi: obiettivo 15 mila euro. Grazie a 264 donatori a Natale 2020 ne hanno raggiunti 18 mila con i quali, al primo aprile scorso, hanno toccato i 500 computer recuperati e forniti a bambini e ragazzi che ne erano privi. Se quei pc e tablet fossero stati acquistati ex novo, ipotizzando un costo medio di 500 euro l’uno, sarebbero stati necessari 250mila euro.

Meritano dunque di essere citati questi quattro operatori di bene dallo spirito di iniziativa imprenditoriale che ben si addice alla città che abitano: Jacopo Rangone (scuola frequentata: Anglo-European College di Hockerill; passione imprenditorialità), Matteo Mainetti (Liceo scientifico Leone XIII; passione start up), Emanuele Sacco (Liceo scientifico dei Salesiani; passione innovazione), Pietro Cappellini (ITT Grafica sempre dei salesiani; passione: design).

La storia – che piace perché dando voce a cuori e cervelli di ragazzi abbatte un bel po’ di luoghi comuni sull’odierna gioventù – al momento vive solo all’ombra della “madunina” ma non si può dire che la questione non ci riguardi: se anche da noi gli istituti prestano i pc significa che anche qui sussistono analoghi bisogni.

Al momento i quattro hanno posto un limite geografico d’azione, Milano e hinterland. Ma non un limite di tempo. Tant’è che alla domanda se si fermeranno una volta sconfitto il Covid, Jacopo ha risposto: “L’importanza della connessione digitale va oltre la pandemia”. Inequivocabilmente vero, parola di nativo digitale.

(*) direttore “Il Popolo” (Pordenone)

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