Amoris Laetitia. Mons. Fragnelli: “È passata l’idea che alla Chiesa stanno a cuore tutti gli uomini e le donne”

Il presidente della Commissione episcopale per la famiglia al Sir a cinque anni dalla pubblicazione dell'esortazione apostolica: "Nel testo non questioni giuridiche o di prassi sacramentale, ma parole davvero capaci di ravvivare le famiglie, divenute in tante situazioni soggetto centrale della pastorale"

“Il Papa non si è occupato di questioni meramente giuridiche o di autorizzazioni e permessi vari circa la prassi sacramentale. Ha voluto rilanciare il Vangelo dell’amore”. Lo dice al Sir mons. Pietro Maria Fragnelli, presidente della Commissione episcopale per la famiglia, vescovo di Trapani, all’indomani del quinto anniversario della firma da parte di Papa Francesco dell’esortazione apostolica post-sinodale sull’amore nella famiglia “Amoris Laetitia”. Il presule sottolinea l’importanza del quarto capitolo in cui “il commento alla prima lettera ai Corinzi, 13, è capace di ravvivare davvero le famiglie, il rispetto e la stima delle differenze nel nostro tempo”. Ieri con la festa di San Giuseppe, è iniziato un anno di formazione sulla “Amoris Laetitia”.

A distanza di cinque anni, quali riscontri riceve da Amoris Laetitia nel suo ministero episcopale?
C’è una vivacità pastorale che si sta intensificando. Anche se viene meno una legittimazione giuridica di certe situazioni, è passata l’idea che alla Chiesa stanno a cuore tutti gli uomini e le donne. E vogliamo seguirli con tenerezza, vogliamo con loro pensare che “l’amore è tutto”. In questo periodo, oltre alle attenzioni pastorali, è cresciuta una riflessione più approfondita sul documento del Papa, su questo cercare la volontà di Dio per meglio servire le persone. E ciò si è verificato attraverso la lettura dell’intero documento e l’esperienza dei due Sinodi.

Che cosa Amoris Laetitia ha permesso di maturare nei fedeli?
Tornando all’esperienza dei Sinodi, direi che forse nessuna istituzione a questo mondo ha potuto coinvolgere uomini e donne che venivano da tutta la terra. C’era una rappresentatività ecclesiale, ma anche sociale e culturale molto grande. E questa realtà è rifluita nell’Amoris Laetitia e gradualmente sta modificando il nostro approccio alla pastorale familiare.

L’esortazione apostolica di Papa Francesco ci sta “obbligando” in tante situazioni a scegliere la famiglia come soggetto centrale della pastorale. E poi a non cercare famiglie ideali, come ci dice il Papa. Ma a lavorare con le famiglie così come si presentano oggi, con le loro domande.

In Sicilia abbiamo registrato una richiesta di accompagnamento nella preparazione della celebrazione del matrimonio, che non è solo un accompagnamento delle persone al rito, ma delle loro rispettive situazioni di crescita umana, psicologica e religiosa. Infine, l’esperienza dell’ospedale da campo: sempre di più le nostre comunità parrocchiali si sono sentite coinvolte in questa prospettiva nuova di presenza nella società.

Qual è stato, invece, il principale interesse dei pastori in questi cinque anni?
La salute della famiglia. Da parte nostra, è cresciuta la consapevolezza che siamo annunciatori di un Vangelo della famiglia, di un Vangelo della gioia, che si misura con le situazioni concrete, con le ferite dovute alle dipendenze, alle divisioni, ai conflitti interpersonali, alle situazioni economiche difficili, alle migrazioni. Mi sembra che la vita ecclesiale stia vivendo una pagina nuova, importante. Viviamo un tempo di rinnovamento e speranza che ci è chiesto.

Secondo lei, Amoris Laetitia per quali situazioni è stato un balsamo, per quali difficoltà?
Vi è stata un’attenzione maggiore a quelle situazioni nelle quali il rapporto tra l’uomo e la donna è entrato in crisi, ma ciò perché è entrata in crisi un’idea di comunione, di comunità. Avendo perso giustamente alcune caratteristiche del passato, ci troviamo di fronte alla necessità di riconsegnare un’ideale di vita comunitaria, un “noi” che non è al seguito di nessun “io” dominante all’interno della coppia. Occorre recuperare la dignità della coppia come “scultura vivente che rappresenta il disegno di Dio”.

A una cultura individualista, che genera una cacofonia dei valori, va contrapposta la sinfonia dei valori che vengono dal Vangelo, come ci chiede il Papa.

Quella sinfonia si costruisce nella scoperta del servizio reciproco all’interno della famiglia, nel rilancio della famiglia stessa come il servizio più alto che si può rendere a una società per certi versi smarrita, disorientata, incapace di darsi delle risposte che possono durare più di una stagione.

Quando fu pubblicata Amoris Laetitia, l’attesa dell’opinione pubblica era concentrata sull’apertura del Papa alla comunione per i divorziati risposati. Nei fatti, non è quello che prevede il documento. Che cosa è emerso davvero dal testo?
Amoris Laetitia invita tutti a domandare il nostro amore quotidiano, a domandarlo nella preghiera, a rifare un cammino di fede. Perché la maturità della fede non si misura dal numero delle comunioni cui uno può partecipare o aspira a partecipare. La maturità della fede e della pace spirituale delle persone sta nella conversione del cuore e della mente.

Amoris Laetitia è una grande proposta di conversione.

L’abbinamento con l’anno di san Giuseppe mi pare ci dia un’immagine nel santo di un’umanità che vive intensamente la meditazione del mistero di Dio nella storia personale e comunitaria. La vive con spirito di obbedienza e con volontà di collaborazione, di rispetto per i disegni di Dio e per il bene dell’umanità. Noi avremmo bisogno di questa spiritualità giuseppina che rende possibile famiglie nuove nel tempo che stiamo vivendo.

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