Ridere è una cosa seria

Non c’è nessun attore che sappia farti commuovere fino alle lacrime come colui che sa farti ridere. L’attore comico riesce ad entrarti dentro passando attraverso la porta spalancata di un sorriso. Solo apparentemente resta in superficie il comico, in realtà ti arriva al cuore, nella parte più bella e indifesa. Dove sono le emozioni. Poi quando cambia registro e diventa “serio” è di una forza dirompente. Non serve essere critici teatrali o cinematografici per dire che Gigi Proietti aveva tutte queste qualità.

(Foto ANSA/SIR)

Non c’è nessun attore che sappia farti commuovere fino alle lacrime come colui che sa farti ridere. L’attore comico riesce ad entrarti dentro passando attraverso la porta spalancata di un sorriso. Solo apparentemente resta in superficie il comico, in realtà ti arriva al cuore, nella parte più bella e indifesa. Dove sono le emozioni. Poi quando cambia registro e diventa “serio” è di una forza dirompente. Non serve essere critici teatrali o cinematografici per dire che Gigi Proietti aveva tutte queste qualità. Ora che se ne è andato, ad ottant’anni nel giorno del suo compleanno, ci fa brillare gli occhi quasi fosse mancato uno di famiglia. Per la sua simpatia, per la sua empatia. Per averci fatto sentire tutti un po’ più romani, tutti un po’ più italiani (e Dio solo sa quanto bisogno abbiamo di elementi che uniscano). Ridere è una cosa seria, come le cose importanti della vita.
Lui lo sapeva. “Potrei esserti amico in un minuto – aveva detto – ma se nun sai ride mi allontano. Chi non sa ride, mi insospettisce”. E diceva “Ringraziamo Iddio, noi attori, che abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi di infanzia fino alla morte, che nel teatro si replica tutte le sere”. Lui quel gioco lo ha fatto seriamente, in ogni cosa che ha interpretato, raccontando mille volte come fosse la prima la storia del Cavaliere nero, declamando il Lonfo nei panni di Narciso Vanesi, trasformandosi in maresciallo dei carabinieri in tv e in mille altri personaggi sui tanti palchi che ha abitato. Facendoci conoscere Trilussa, cantando, facendo cinema. Insegnando. E tanto altro ancora. Se ne è andato con un colpo di scena morendo nel giorno in cui è nato. Come Shakespeare. Resta tutto il buonumore che ha regalato. E non è poco. Ridere è una cosa seria.

(*) direttore “La Fedeltà” (Fossano)

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