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Covid, seconda ondata in arrivo: trovare tempi e strumenti per arginarla senza stroncare l’economia

Mentre nel mondo e in casa nostra c'è chi ha negato e continua a negare l'evidenza – e purtroppo in questa operazione culturalmente distruttiva si sono distinti leader nazionali e internazionali – anche in Italia le istituzioni hanno compiuto i primi, necessari passi per rialzare il livello di impegno a fronte di una nuova fase acuta dei contagi da Covid. Finora il nostro Paese ha retto meglio di altri grandi partner europei, ma ormai i numeri sono tali da richiedere un potenziamento delle misure che erano state parzialmente allentate nella fase calante della diffusione del virus. Come ha sottolineato il premier Conte, è giusto farlo "con proporzionalità"

(Foto ANSA/SIR)

Mentre nel mondo e in casa nostra c’è chi ha negato e continua a negare l’evidenza – e purtroppo in questa operazione culturalmente distruttiva si sono distinti leader nazionali e internazionali – anche in Italia le istituzioni hanno compiuto i primi, necessari passi per rialzare il livello di impegno a fronte di una nuova fase acuta dei contagi da Covid.

Finora il nostro Paese ha retto meglio di altri grandi partner europei, ma ormai i numeri sono tali da richiedere un potenziamento delle misure che erano state parzialmente allentate nella fase calante della diffusione del virus. E’ giusto farlo con “proporzionalità”, come ha sottolineato il premier Conte, perché l’esperienza della prima ondata ci ha messo nelle condizioni di modulare gli interventi in modo tale da ridurre al massimo gli effetti collaterali, se così si possono chiamare. Aver affermato il primato della salute sull’economia nei momenti convulsi dell’esplosione della pandemia è stata una scelta di cui andar fieri. Ma adesso la politica è chiamata a trovare i tempi e gli strumenti per cercare di arginare il Covid senza stroncare sul nascere la ripresa economica. E c’è da sperare che sia davvero possibile farlo perché la falcidia di posti di lavoro e di imprese è stata devastante. Non contano soltanto le singole misure, peraltro, ma anche i messaggi che si mandano al Paese perché solo recuperando lo spirito unitario dimostrato – con qualche significativa eccezione – nei primi mesi dell’anno si potrà uscire definitivamente dal tunnel.

La grande tornata elettorale del 20 e 21 settembre è ormai alle nostre spalle e questo dovrebbe consentire alle forze di politiche di abbassare i toni della propaganda e di pensare di più alla concretezza dei problemi. Tanto più che dal voto è arrivato un segnale della stanchezza degli italiani per gli slogan gridati ed effimeri. “Davanti a tante forme di politica meschine e tese all’interesse immediato, ricordo che la grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine”, ha scritto il Papa nella nuova enciclica. E le sue parole contengono un messaggio prezioso anche per la situazione italiana.

Nei passaggi politico-istituzionali degli ultimi giorni, i più impegnativi dalla scorsa estate, il governo si è mosso con molta accortezza. La proroga dello stato d’emergenza al 31 gennaio è stata accompagnata da un dibattito parlamentare, con un voto finale sulla risoluzione che ha dato seguito all’intervento in Aula del ministro della Salute, Roberto Speranza. E’ stata inoltre adottata la forma del decreto-legge, dunque una norma di rango primario, di immediata efficacia ma sottoposta al controllo del Parlamento per la conversione in legge. Il decreto-legge (è il n.125 del 7 ottobre) serve da fondamento anche per gli ormai famosi dpcm che sono atti propri del Presidente del Consiglio dei ministri e che saranno emanati in seguito sulla base dell’evoluzione epidemiologica. Il primo arriverà nel giro di una settimana: quello in vigore dal 7 settembre, infatti, è stato prorogato solo fino al 15 ottobre.

Oltre alla proroga, il decreto-legge ha contestualmente introdotto due modifiche rilevanti. La prima riguarda l’obbligo di avere sempre con sé la mascherina e di indossarla anche all’aperto tranne i casi in cui “sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi”. E’ stato fatto l’esempio di una passeggiata su una spiaggia deserta, tanto per dire. Per le attività lavorative, nonché bar e ristoranti, valgono gli attuali protocolli, come pure restano invariate le esenzioni (bambini con meno di 6 anni ecc.). La seconda modifica tocca il ruolo delle Regioni che, salvo alcuni casi concordati, non possono adottare ordinanze meno rigorose della normativa nazionale, ma eventualmente soltanto più restrittive. Il rapporto con le Regioni e le autonomie è stato un nodo cruciale – nel bene e nel male – nella gestione della pandemia. Non a caso, il governo ha provveduto ad attivare subito – insieme al coordinamento centrale della protezione civile – la cosiddetta cabina di regia con i “governatori” e i sindaci. La speranza di un rapporto più costruttivo è suffragata anche dalla realistica considerazione – a cui si è già accennato in termini generali – del venir meno della scadenza elettorale che ha visto direttamente impegnati alcuni presidenti di Regione in carica (con ottimi risultati personali).
Accanto al fronte della pandemia, l’altro terreno su cui si misurerà l’esistenza di uno spirito costruttivo e responsabile è quello della manovra economica. La prossima settimana il governo dovrà inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio, che ne contiene una sintesi ragionata, e in casa dovrà affrontare il voto sulla Nadef, la Nota che aggiorna i dati complessivi dell’economia nazionale in vista della prossima e imminente legge di bilancio. Un passaggio reso particolarmente arduo dal problema dei parlamentari impossibilitati a partecipare perché contagiati o in isolamento. Siccome è previsto uno scostamento di bilancio, è necessaria la maggioranza assoluta in entrambe le Camere e per la maggioranza potrebbero esserci problemi di numeri al Senato, dove i margini sono ristretti.

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