Fratelli?

Fratelli… Parola tremante nella notte”. La poesia di Ungaretti sembra risuonare quanto mai attuale ai nostri giorni. Non è il contesto della Grande Guerra, il nostro, eppure la fraternità e la fratellanza – qualora volessimo considerarli sinonimi – ci interpellano fortemente. È possibile, oggi, vivere da fratelli e sorelle?

Fratelli… Parola tremante nella notte”. La poesia di Ungaretti sembra risuonare quanto mai attuale ai nostri giorni. Non è il contesto della Grande Guerra, il nostro, eppure la fraternità e la fratellanza – qualora volessimo considerarli sinonimi – ci interpellano fortemente. È possibile, oggi, vivere da fratelli e sorelle? Continuamente usiamo questi termini nelle nostre liturgie, all’interno delle nostre comunità cristiane. Ma quanto spesso tali parole appaiono solo formali, se non addirittura retoriche, come se il sacramento del battesimo, che ci rende veri figli di Dio e quindi fratelli tra noi, restasse lettera morta, incapace di incidere e di rinnovare le relazioni tra i battezzati. Più del battesimo, sembrano significativi altri legami, come l’appartenenza ad una stessa associazione o la condivisione di una stessa passione (per il calcio, ad esempio, o per un credo politico). Nonostante si parli spesso di “fraternità sacerdotale” tra preti e della dimensione fraterna all’interno delle comunità di consacrati e consacrate, si sa per esperienza quanto sia faticoso assumere realmente questa logica evangelica di vita. “Non siamo migliori”, scrivevano a giugno i fratelli e le sorelle di Bose, riconoscendo con umiltà e sofferenza le non piccole fatiche e le fratture all’interno della loro comunità. Quanto poca fraternità ci sia poi nelle nostre società, a Occidente come a Oriente, è facile vederlo dalla violenza che le pervade: una violenza che sembra averci avvelenati ancora di più in questi mesi di blocco (lockdown) a causa del Coronavirus.

Una violenza che sbocca in atti assurdi, come quello dei giorni scorsi a Colleferro, dove in una rissa ha perso la vita Willy Monteiro Duarte: quattro robusti giovani del luogo sono indagati per aver ucciso a calci e pugni questo ragazzetto smilzo, con un passato in Azione Cattolica. Dov’è la fraternità? O dov’è la fratellanza, se la prima vi sembra troppo impegnativa? Forse si è persa nei meandri della storia. È stata ben presto dimenticata dalla Rivoluzione francese, che ha creduto che libertà e uguaglianza potessero camminare da sole, senza questa terza sorella, che invece le tiene insieme e dà loro significato. O forse si era persa ancora prima, nella notte dei tempi, dato che la storia dell’umanità prende avvio proprio da un fratricidio. E così pure la storia di Roma… Davvero, “fratello” sembra una parola “tremante nella notte”. La notte è il tempo buio che stiamo attraversando, che mette a dura prova la possibilità di riconoscere nell’altro non la faccia di uno a me indifferente o, peggio ancora, quella di un ostile nemico, ma un volto come il mio: quello di una persona, che in quanto tale è risorsa e realtà amica, accogliente. Non è un caso, allora, che la terza enciclica di papa Francesco, che è stata annunciata in questi giorni e che sarà firmata dal Pontefice il prossimo 3 ottobre ad Assisi, si intitoli “Fratelli tutti”. Sarà un testo sulla “fraternità e l’amicizia sociale” ed è ispirato dalle vicende del tempo della pandemia. Proprio perché, sebbene la fraternità sia oggi così difficile e così rara, è anche la cosa di cui abbiamo più bisogno: fuori e dentro la Chiesa. E se quattro violenti hanno imposto con la loro arroganza la legge del più forte, Willy, intervenuto in difesa di un amico, ha insegnato che una logica diversa è possibile. Non dimentichiamolo. Non lasciamo che il suo sacrificio cada nel vuoto.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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