“Montana è diventato come la Gerusalemme di cui parla Isaia questa mattina”. Esordisce con questa immagine il vescovo Sion, mons. Jean-Marie Lovey, pronunciando l’omelia alla Messa celebrata questa mattina alle 10 nella chapelle Saint-Christophe de Crans in suffragio delle vittime e in memoria dei feriti e di tutte le famiglie colpite. Tutti ragazzi e ragazze giovanissimi che hanno perso la vita nella notte di Capodanno. Centinaia di persone hanno seguito la celebrazione in silenzio e raccoglimento anche fuori la Chiesa. Con il vescovo hanno concelebrato numerosi vescovi, tra cui mons. Charles Morerod, presidente della Conferenza episcopale svizzera, mons. Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira e vice-presidente della Ces e il vescovo incaricato per la pastorale giovanile mons. Alain de Raemy. Erano presenti anche i responsabili della Chiesa riformata svizzera e del Cantone Vallese. Prima della Messa il vescovo legge il messaggio di papa Leone che esprime solidarietà alle vittime di questa immane tragedia e alle loro famiglie e accoglie le persone con queste parole:
“Oggi siamo tutti col cuore spezzato”.
“L’attenzione dei media tutto il mondo è puntata sulla nostra stazione”, dice mons. Lovey nell’omelia. E aggiunge: “Nell’oscurità che copre la terra, nell’oscurità che avvolge i popoli, il profeta dell’Antico Testamento vede sorgere una luce”.
“Per mezzo di lui, rafforziamo la nostra fede, che proclama, contro ogni previsione che l’uomo, che la persona umana, non è fatta per la notte, per la morte, per le tenebre. È la luce che il suo cuore cerca”.
“Il nostro turbamento deriva dalla tragedia di questo terribile incendio”, afferma il vescovo. “Oggi, dobbiamo chiedere insieme la grazia di essere, a nostra volta, sentinelle della luce. Di fronte all’eclissi che oscura il cielo del nostro Cantone, del nostro Paese, è insopportabile per tante famiglie, per tante persone, rimanere nell’oscurità della sofferenza o della morte, nell’oscurità dell’insensatezza. La questione di una luce che attrae e illumina diventa fondamentale”. In questa impresa, “ognuno contribuisce in modo essenziale”. Il vescovo fa l’esempio dei soccorritori, paramedici e personale ospedaliero, polizia, vigili del fuoco, le autorità politiche e giudiziarie, “tutti coloro che si sono impegnati con professionalità e grande generosità” nella notte in cui è divampato l’incendio.
E prosegue: “Il Vangelo di oggi ci dice che i Magi tornarono al loro paese per un’altra strada. Questo contiene una lezione per la nostra vita”. “Per tutti coloro che hanno perso un figlio, un fratello, una sorella, un amico, il loro cammino non sarà più lo stesso. Voi, cari amici, dovrete ritrovare la strada per tornare alla vostra vita quotidiana. La preghiera di questa assemblea, l’amicizia che si nutre di incontri, ma anche l’incontro con Cristo Gesù, che si è fatto uno di noi, tutto questo sarà una luce sul vostro cammino, una manifestazione della presenza divina. Che la luce dall’alto ci preceda sempre e ovunque”.
Dopo la messa le persone si sono recate in “pellegrinaggio” sul luogo della tragedia deponendo dei fiori. La diocesi ha fatto sapere che in seguito alla tragedia di Crans-Montana, saranno disponibili persone per l’ascolto e la preghiera. E se qualcuno desidera parlare con un sacerdote, un diacono o un operatore pastorale laico, può contattare il Servizio Diocesano per i Giovani al numero +41 79 325 74 04 o all’indirizzo info@tasoulafoi.ch.

