Crisi economica, questione nordirlandese, carenza di lavoratori. Il 58% dei britannici vuole tornare nell’Ue, ma i partiti frenano

Un nuovo accordo su Brexit, mentre la maggioranza dei britannici, ormai, il 58%, vuole rientrare nella Ue. Le due notizie occupano le prime pagine dei giornali britannici e segnalano novità importanti sul fronte dei rapporti tra Bruxelles e Londra. Un patto concordato tra il premier britannico Rishi Sunak e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni e risolverebbe la questione del protocollo nordirlandese. Il Sir ne ha parlato parlato con il politologo Alan Bairner, docente all’università di Loughborough, nel centro d’Inghilterra.

Un nuovo accordo su Brexit, mentre la maggioranza dei britannici, ormai, il 58%, vuole rientrare nella Ue. Le due notizie occupano le prime pagine dei giornali britannici e segnalano novità importanti sul fronte dei rapporti tra Bruxelles e Londra. Un patto concordato tra il premier britannico Rishi Sunak e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni e risolverebbe la questione del protocollo nordirlandese. Parte dell’accordo sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, il “Northern Ireland Protocol” prevedeva che l’Irlanda del nord rimanesse dentro il mercato unico europeo. Una soluzione che non è stata mai accettata dal partito nordirlandese “Dup” che ha boicottato, fino ad oggi, il parlamento di Belfast. Di questi temi abbiamo parlato con il politologo Alan Bairner, docente all’università di Loughborough, nel centro d’Inghilterra.

Professor Bairner perché nel Regno Unito, per la prima volta dal referendum del 23 giugno 2016, con il quale la Gran Bretagna è uscita dalla Ue, esiste una nuova maggioranza per il rientro in Europa?
E’ la nuova crisi nel costo della vita. Il governo conservatore, al quale dobbiamo l’uscita dalla Ue, cerca di dare la colpa per la crescente povertà e il declino economico del Regno Unito, alla guerra in Ucraina e alla pandemia. Tuttavia, a sette anni dal referendum, molti si sentono imbrogliati perché si sono accorti che il partito “Leave”, che ha voluto Brexit, ha mentito. Sui milioni di euro che il Regno Unito avrebbe risparmiato, non mandandoli più alla Ue, per esempio, e che sarebbero stati investiti nel servizio sanitario nazionale. Oggi la sanità pubblica è in uno stato molto peggiore rispetto a quando la Gran Bretagna era in Europa. Inoltre la stretta sull’immigrazione ha privato il Paese di lavoratori essenziali come camerieri, chef, badanti e anche raccoglitori di frutta e verdura. Secondo il Fondo monetario internazionale il Regno Unito è l’unico Paese, tra i G7, condannato, quest’anno, alla recessione, con un Pil in diminuzione dello 0,6%. Persino la Russia farà meglio della Gran Bretagna.

Vede la possibilità, nei prossimi anni, di un rientro della Gran Bretagna nella Ue, visto il cambiamento nell’opinione pubblica?
No. L’unico partito a favore è quello liberaldemocratico che controlla soltanto circa il 10% dell’elettorato. Il partito conservatore, che ha voluto Brexit e che conta molti euroscettici, non intende certo rientrare nella Ue. Quello laburista ha paura ad affrontare l’argomento perché la Gran Bretagna è ancora profondamente divisa tra chi è a favore e chi contro la Ue. Il “Labour” vuole recuperare i voti delle regioni povere del nord d’Inghilterra che, per la prima volta, alle ultime elezioni, hanno votato conservatore, anziché laburista, proprio perché erano per Brexit.

Che cosa pensa di questo nuovo accordo che, secondo i media britannici, verrà annunciato nei prossimi giorni tra Gran Bretagna e Unione Europea?
E’ importante risolvere la questione nordirlandese perché il ritorno del terrorismo è sempre dietro l’angolo. Lo “Sinn Fein”, il partito che rappresenta la parte cattolica della popolazione, ha vinto le ultime elezioni e dovrebbe formare il nuovo governo, un fatto che indispettisce i partiti unionisti che rappresentano i protestanti. Per la prima volta il potere, in Irlanda del Nord, si sta trasferendo dai partiti unionisti, che vogliono che l’Irlanda del Nord rimanga dentro il Regno Unito, a quelli repubblicani che guardano alla Repubblica d’Irlanda. Sono stati proprio i partiti unionisti a rifiutarsi di formare un governo perché insoddisfatti del protocollo nordirlandese, che introduce controlli sulle merci che entrano in Irlanda del nord dalla Gran Bretagna. Per la maggior parte delle aziende questo non è un problema ma le difficoltà alle dogane sono diventate uno strumento politico, un modo per protestare per la perdita di potere. Penso che accontentare i partiti unionisti sia importante, per garantire la pace in Irlanda del Nord, anche se, per anni, questi partiti hanno abusato del potere che avevano.

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