Pace sempre desiderata, sempre invocata. Cercata, troppo spesso la storia lo dimostra, attraverso conquiste, carneficine e sottomissioni.
È questa la pace a cui tutti aspirano?
Papa Leone ha continuato a richiamare tutti, non solo i cristiani, non solo i credenti ma tutti coloro che nella nostra attuale storia posseggono o detengono un potere decisionale, ad attuare un percorso di pace, a concretare un quotidiano in cui tutti possano vivere da persone non attanagliate da crimini, pericoli, attacchi, bombe e droni che colpiscono gli inermi e distruggono.
Il Suo sguardo vuole una pace che possa dirsi “disarmata e disarmante”.
In gioco vi sono però potere, guadagno economico, prestigio.
Ora solo l’invito appare inefficace, Leone XIV ne è perfettamente consapevole, per questo, davanti alla grotta dell’apparizione della Madre di Dio a Bernardette, ha puntato nel profondo:
oggi invito tutti i fedeli e tutte le comunità cristiane a pregare il santo Rosario, durante il prossimo mese di ottobre, con la particolare intenzione che cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto. Accompagniamo la preghiera con atti concreti di penitenza e di misericordia e con l’impegno di favorire sempre il dialogo e la riconciliazione.
Potrebbe sembrare una scappatoia, un gesto ripetitivo se non fosse che alla sua radice vi è una certezza: la pace è un dono.
Il dono si accoglie con stupore, con gratitudine.
È necessario però farlo fruttificare, perché è fecondo nella misura in cui incide nella persona, nelle persone e in tutto il loro contesto quotidiano.
La richiesta è severa: atti concreti di penitenza, di privazione, di cessione di sé dinnanzi al bisogno altrui, con uno sguardo che si apra agli altri e non si rinchiuda se stessi.
Tuttavia rimane ancora fermo ad un livello orizzontale, da non sottovalutare certamente ma privo di luce. Se si solleva però lo sguardo, distogliendolo da sé, chi incontra?
Meglio CHI si incontra?
Miriam di Nazareth, la Vergine che ha accolto l’annuncio dell’angelo e ha donato all’umanità Gesù, il Principe della Pace.
Chi meglio di una Madre può condurre su sentieri di pace?
Chi meglio di questa Madre intercede, cioè sa collocarsi nel posto giusto, quello corretto? Intercedere significa stare in mezzo. Non vuol dire intromettersi, entrare in rapporti o faccende che non riguardano.
Intercedere vuol stare in mezzo: fra il nostro io che cerca ma annaspa, fra l’io di tutti coloro che non cercano, di tutti coloro che vogliono la guerra e non ambiscono alla pace.
Miriam, la Madre, porge la Sua mano a ciascuno e guida tracciando gesti, passi, sentieri in cui la pace regna. Rivolta al Padre è l’altra Sua mano, in cui la nostra mano è resa da Lei colma di pace, con tutte le ombre annullate, tutto è reso limpido, trasparente.
Allora il dono della pace è pronto per discendere sull’umanità intera ed effondersi in luce nuova che nessuno può alterare o spegnere.
Se è vero che la Mano di Miriam è sempre tesa verso di noi, è ugualmente vero che noi consegniamo la nostra mano disarmata e disarmante?
Non siamo dinnanzi ad un automatismo, siamo dinnanzi alla provocazione più seria e reale che una creatura possa ricevere: accolgo quella Mano, la faccio mia oppure la rifiuto e precipito nel buio della guerra?
Qui, ognuno e ognuna di noi, può diventare intercedente se le scelte rispondono all’invito di Papa Leone: preghiera, guardare a Lei, dalle sue mani apprendere la postura orante; penitenza: eliminare il superfluo e il lusso ma anche sapersi negare quanto può essere necessario e vitale per chi è allo stremo; misericordia: cuore aperto e dilatato verso tutti.
Non siamo soli e abbandonati nel buio. L’oscurità è trapassata dalla luce delle Sue mani, lasciamo che ci stringano e rendiamone grazie con la preghiera del Rosario in uno slancio filiale.

