Perdonanza Celestiniana. Padre Lotti: “Il perdono è una scelta di vita che restituisce futuro”

Nei giorni della Perdonanza Celestiniana padre Luciano Lotti spiega il perdono come gesto gratuito, capace di guarire il cuore e ricostruire le relazioni. Non sentimento, ma scelta di vita che apre all’altro e genera riconciliazione autentica

(Foto Calvarese/SIR)

Nel clima della Perdonanza Celestiniana, che da ieri ha riaperto all’Aquila la Porta Santa della Basilica di Collemaggio, il tema del perdono torna a essere una parola che interpella la vita concreta. La celebrazione istituita da Celestino V nel 1294 non è soltanto un evento storico: è un gesto che attraversa i secoli e continua a proporre all’uomo contemporaneo una via di riconciliazione che non nasce dal sentimento, ma da un atto gratuito e radicale.
Il SIR ne ha parlato con padre Luciano Lotti, frate minore cappuccino, teologo e responsabile dei gruppi di preghiera di Padre Pio da Pietrelcina. Il religioso evidenzia che occorre “prima di tutto fare una piccola distinzione. Ciò che noi intendiamo per perdono è qualche cosa legato soprattutto al sentimento, a un atteggiamento di riconciliazione con l’altro. Per il cristianesimo il perdono è prima di tutto un gesto, un gesto che viene fatto dal Padre che offre la vita del Figlio come riconciliazione, come perdono. E questa offerta di perdono è totale”.
Padre Lotti lo spiega ai bambini del catechismo con un’immagine semplice e incisiva: “come se ci fosse la fila dei peccatori, Gesù si mette per ultimo e dice: se devi perdonare a me devi perdonare a tutti. Allora ecco, è questo perdono totale che viene fatto da parte di Gesù”. E aggiunge un’altra caratteristica decisiva: “il perdono cristiano è unilaterale”. Quando si colloca questa prospettiva nella vita quotidiana, si comprende che “le coordinate del perdono vengono regalate non più da un sentimento, da una relazione, ma dalla disponibilità a fare qualcosa per l’altro”.

In che modo il perdono diventa un cammino di guarigione interiore?
Proprio perché inteso in questo senso, il perdono non è un sentimento: mette in discussione la propria vita per aprirla all’altro. In questo modo diventa cura, perché la nostra esistenza è spesso segnata da sentimenti quali la rabbia, la vendetta, la rivalsa, che creano un disordine interiore. Questo disordine viene superato quando riusciamo a mettere l’altro dentro la nostra storia. Non c’è più un centro gravitazionale basato sul torto ricevuto, ma sulla capacità di accogliere l’altro.

Che cosa cambia nelle relazioni quando si sceglie di perdonare?
È chiaro che il perdono, come scriveva papa Giovanni Paolo II, interviene come il cosiddetto sasso buttato nel lago: crea una serie di relazioni nuove, serene, tranquille. Non è più qualcosa che nasce dal mio interesse a ricevere l’altro o a fare qualcosa con lui, ma diventa ciò che mi porta totalmente verso l’altro, fino a desiderare che faccia parte della mia vita. Il problema è che il perdono non è facile. Le cose che abbiamo detto sono bellissime, ma nel concreto siamo condizionati dai sentimenti, da ciò che mi spinge a rifiutare l’altro. In questo senso il perdono non è semplicemente la scelta di una relazione diversa, ma diventa una scelta di vita, e così condiziona davvero la condizione umana.

La giustizia riparativa può essere un ponte verso il perdono?
Quando parliamo di giustizia riparativa, parliamo di qualcosa che nel cristianesimo è subentrata piuttosto tardi, perché inizialmente non c’era. C’era soprattutto la giustizia di un Dio che dà all’uomo la libertà di accettare o meno il suo perdono. Il figlio prodigo non deve riparare: lui vorrebbe farlo, ma non viene chiamato a riparare, viene chiamato ad accettare il perdono del Padre. Nonostante questo, nelle nostre relazioni il problema della giustizia riparativa esiste senz’altro: se il perdono unilaterale suscita un sentimento di riconciliazione, deve portare anche a una giustizia riparativa, per cercare di creare una nuova relazione con l’altra persona.

La Perdonanza Celestiniana ricorda che il perdono non è un gesto debole né un sentimento passeggero: è una scelta che libera, ricrea e apre strade nuove. E in un tempo segnato da ferite personali e sociali, la Perdonanza invita a riscoprire la possibilità di ricominciare: non perché l’altro lo meriti, ma perché solo il perdono restituisce futuro.

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