Vescovi Ue ricevuti oggi da Papa Leone. Mons. Crociata (Comece), “Europa sia baluardo internazionale di dialogo e pace”

Ricevuta da Papa Leone stamattina in udienza la presidenza della Comece. Mons. Crociata, “l’Unione Europea nasce come progetto di pace. Il Papa ha sottolineato il ruolo che è chiamata a svolgere: essere un baluardo di dialogo multilaterale”

“Un punto fondamentale che il Papa ha sottolineato riguarda il ruolo dell’Europa, che rimane un baluardo del dialogo internazionale”. E’ mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) a sintetizzare con queste parole l’udienza che questa mattina la presidenza della Comece ha avuto con Papa Leone XIV. “Quella di oggi – ha detto il vescovo parlando ai giornalisti – è stata un’udienza, come ormai riconosciamo nello stile del Papa, particolarmente cordiale, diretta e aperta nelle questioni affrontate. Direi subito che la nota di fondo è stata una forte sintonia tra il nostro lavoro e quanto il Papa insegna e testimonia attraverso il suo magistero, le sue prese di posizione e le sue iniziative”. “L’Unione Europea – ha sottolineato Crociata – nasce come progetto di pace ed ha la pace nelle sue radici e nella sua identità. E’ pertanto chiamata a favorire il dialogo tra i Paesi e le istituzioni internazionali, promuovendo al contempo il multilateralismo, come il Papa ha esplicitamente ricordato”. Il presidente della Comece ha puntato molto sul concetto di unità dell’Europa: “la sua missione in un mondo fortemente polarizzato risulta indebolita dalla mancata unione per effetto anche del populismo”.

Il progetto dei padri fondatori, nato all’indomani della Seconda guerra mondiale, ha dato vita a un’idea di Europa “fondata sull’unità e sulla pace”. “Dobbiamo ribadire – dice il vescovo di Digione, mons. Antoine Hérouard, primo vicepresidente della Comece – che non si tratta soltanto di un obbligo giuridico, ma anche di un dovere etico. Creare le condizioni per favorire il dialogo e la convivenza pacifica è una responsabilità che va oltre le norme e le istituzioni”.

“L’Europa è attesa e guardata da molti altri Paesi e continenti, soprattutto in un momento storico segnato da guerre in Europa e in Medio Oriente”.

“Non siamo attori politici e non perseguiamo risultati politici, ma riconosciamo che alcuni principi sono in sintonia con il progetto europeo”.

Dal papa è arrivato l’invito a “dire con chiarezza il Vangelo senza però cadere in logiche politiche di partito ne farsi incasellare”. Lo ha detto il segretario generale della Comece padre Manuel Barrios Prieto. I giornalisti hanno quindi chiesto a mons. Crociata a cosa ci si riferisce quando si parla di “parole chiare” e il vescovo ha risposto: “Semplicemente alle parole del Vangelo e all’insegnamento sociale della Chiesa, applicati alle questioni che ci riguardano oggi. Questo è il punto centrale. Su questo non possiamo arretrare per timore, convenienza o, peggio, per eventuali preferenze politiche”.

“Il nostro compito va oltre le divisioni, le maggioranze e le minoranze: è quello di promuovere valori a servizio dell’umanità e dell’Europa di oggi”.

Questa mattina i vescovi Ue si sono fatti interpreti di un desiderio già manifestato al Papa dal Parlamento europeo  perché visiti le istituzioni europee. Al momento però non ci sono indicazioni o conferme di date e luoghi. “Speriamo. Siamo in attesa”, ha detto il nunzio apostolico presso l’Unione Europea mons. Bernardito Cleopas Auza. La Presidenza della Comece ha presentato al Santo Padre anche la proposta di organizzare una nuova edizione di “Ripensare l’Europa” (“Re-thinking Europe”) nell’autunno del 2027, esattamente dieci anni dopo la prima edizione, che ha riunito circa 300 partecipanti in Vaticano, tra cui rappresentanti politici dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, accademici e rappresentanti delle Chiese. Il Papa – ha detto Crociata – ha accolto la proposta. L’evento si propone di essere “un momento di riflessione e confronto particolarmente importante per le sfide che l’Europa e a livello globale si stanno affrontando”.

In conferenza stampa si è parlato anche di migrazioni e delle proposte di legge denominate di “re-migrazione” che comportano rimpatri forzati anche di immigrati stabilmente presenti da generazioni nei Paesi europei. “Non si possono giustificare dal punto di vista cristiano e siamo contrari. Oltretutto, le nostre comunità cattoliche dei paesi nordici non sarebbero niente senza gli immigrati”, afferma mons. Czeslaw Kozon, vescovo di Copenaghen e vice presidente della Comece. “Anche questo tema si alimenta sul terreno del populismo dove purtroppo gli immigrati vengono spesso trasformati in capro espiatorio, come “nemici” della società, contribuendo così a rafforzare il consenso verso queste correnti.

La questione dell’immigrazione esiste da diversi decenni ed è ben conosciuta, ma ciò che appare relativamente nuovo è il modo in cui il populismo la utilizza, trasformandola in una presunta minaccia per molte società”.

Il vescovo fa riferimento all’ascesa di nuovi movimenti politici, come si è visto, ad esempio, nel Regno Unito, in Francia e anche nelle elezioni locali in Germania. Oltre al “punto di vista umanitario”, il vescovo richiama anche quello ecclesiale. “La Chiesa cattolica, soprattutto nei Paesi del Nord Europa, da cui provengo, è composta in larga parte — in alcuni casi in maggioranza — da immigrati, accolti non solo per ragioni umanitarie, ma anche come parte viva della Chiesa. La loro presenza è percepita come un arricchimento: in situazioni in cui alcune parrocchie rischiavano di scomparire, l’arrivo degli immigrati ha portato nuova vita. Per questo, come Chiesa nei Paesi del Nord, abbiamo almeno due motivi per essere dalla parte dei migranti: da un lato ragioni umanitarie, dall’altro ragioni propriamente ecclesiali”.

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