Papa in Angola: “continuate a denunciare il flagello della guerra”

Congedandosi dall'Angola, paese dilaniato da una lunga guerra civile, il Papa ha parlato di riconciliazione, pace, speranza. "Non staccatevi dai poveri". "Edificate una società angolana libera, riconciliata, bella e grande"

(Foto Vatican Media/SIR)

“La vostra fedeltà in Angola, come dev’essere in tutto il mondo, è oggi particolarmente legata all’annuncio della pace”. Si è concluso con questo appello l’ultimo discorso pubblico di Leone XIV in Angola, rivolto al clero da Luanda, nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima. “In passato avete dimostrato coraggio nel denunciare il flagello della guerra, nel sostenere le popolazioni tormentate rimanendo al loro fianco, nel costruire e ricostruire, nell’indicare vie e soluzioni per porre fine al conflitto armato”, l’omaggio del Papa alla storia travagliata del Paese, dilaniato da una lunga guerra civile: “Il vostro contributo è comunemente riconosciuto e apprezzato. Ma questo impegno non è finito! Promuovete una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia e valorizzando, in mezzo a voi, la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto. Gioite con loro, fate festa per la pace”, senza smettere di “denunciare le ingiustizie”. “La testimonianza dei martiri e dei santi ci incoraggia e ci sprona a

un cammino di speranza, di riconciliazione e di pace,

lungo il quale il dono di Dio diventa l’impegno dell’uomo nella famiglia, nella comunità cristiana, nella società civile”, l’indicazione di rotta per l’Angola, tracciata dal Papa al termine dell’omelia della messa nella spianata di Saurimo, davanti a 60mila persone . “Continuate ad essere una Chiesa generosa, che coopera allo sviluppo integrale del vostro Paese”, l’invito finale dalla parrocchia di Luanda: “quando sopraggiungeranno le difficoltà, ricordatevi dell’eroica testimonianza di fede degli angolani e delle angolane, missionari e missionarie nati qui o venuti dall’estero, che hanno avuto il coraggio di dare la vita per questo popolo e per il Vangelo, preferendo la morte al tradimento della giustizia, della verità, della misericordia, della carità e della pace di Cristo”. La terza giornata del Papa in Angola è iniziata con la visita alla Casa di accoglienza per anziani, a Saurimo.

“La cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese”,

il suo saluto: “Le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo. E dobbiamo loro riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità”.

“Alimentate la fraternità tra di voi con franchezza e trasparenza, non cedete alla prepotenza e all’autoreferenzialità, non staccatevi dal popolo, specialmente dai poveri, rifuggite la ricerca dei privilegi”.

Sta in questa serie di imperativi il compito assegnato dal Papa all’Angola, e al tutto il continente africano, prima di partire alla volta della Guinea Equatoriale, ultima tappa del suo terzo viaggio apostolico internazionale. “La famiglia sacerdotale o religiosa è indispensabile, ma lo è anche la famiglia in cui siamo nati e cresciuti”, ha sottolineato Leone XIV incontrando il clero: “La Chiesa ha grande stima dell’istituzione familiare, insegnando che il focolare è il luogo di santificazione di tutti i suoi membri”.

“Continuate con perseveranza a contribuire al progresso di questa nazione sulle solide fondamenta della riconciliazione e della pace”,

l’esortazione iniziale: “Non abbiate paura di dire ‘sì’ a Cristo, non abbiate paura del domani”, la parole rivolte ai seminaristi: “il Signore vi dona la gioia di essere suoi discepoli-missionari, la forza per vincere le insidie del maligno, la speranza della vita eterna”.

“Edificate una società angolana libera, riconciliata, bella e grande”,

la consegna di Leone: “Il presente e il futuro dell’Angola vi appartengono, ma voi appartenete a Cristo”, le parole rivolte ai catechisti: :“Tutti gli angolani, senza eccezioni, hanno il diritto di costruire questo Paese, beneficiandone in modo equo; tuttavia, i discepoli del Signore hanno il dovere di farlo secondo la legge della carità”.

“Valorizzare la formazione permanente, vigilate sulla coerenza della vita e, soprattutto in questi tempi, perseverate nell’annuncio della Buona Novella della pace”,

le tre indicazioni concrete al clero angolano. “Conoscere Cristo passa attraverso una buona formazione iniziale, con l’accompagnamento personale dei formatori”, ha spiegato Leone XIV entrando nel dettaglio dell’impegno pastorale quotidiano: “passa attraverso l’adesione ai programmi delle vostre diocesi, congregazioni e istituti; passa attraverso uno studio personale serio, per illuminare i fedeli che vi sono affidati salvandoli soprattutto dalla pericolosa illusione della superstizione”. Tuttavia, nella visione del Papa, “la formazione è molto più ampia: riguarda l’unità della vita interiore, la cura di noi stessi e del dono di Dio che abbiamo ricevuto, ricorrendo alla letteratura, alla musica, allo sport, alle arti in generale, e soprattutto alla preghiera di adorazione e contemplazione. Senza questa dimensione contemplativa, cessiamo di essere coerenti con il Vangelo e di rispecchiare la potenza della Risurrezione”.

Gesù non è “un erogatore di servizi”, “un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve”,

il monito nell’omelia della messa nella spianata di Saurimo. “Esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un santone o un portafortuna”, la tesi del Pontefice: Gesù non è “un leader da riverire per tornaconto”, ma “un maestro cui voler bene”. “Oggi molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza”, ha denunciato Leone: “Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi”. No ad “ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna”, sì al cammino ecclesiale come “sinodo della risurrezione e della speranza”.

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