“Dico, molto sinceramente, che sono molto commosso nell’incontrarvi”. È cominciato così, a braccio, il discorso di Leone XIV ai familiari delle vittime dell’incendio a Crans-Montana, ricevuti oggi in udienza nel Palazzo apostolico. Al termine dell’incontro con il Papa, i partecipanti hanno raggiunto Palazzo Chigi per incontrare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il Ministro della giustizia Carlo Nordio, l’Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli e rappresentanti dei Ministeri degli esteri, dell’interno, degli affari europei e della Protezione Civile. Obiettivo: “coordinare una linea comune sul fronte giudiziario, sia in territorio elvetico sia in quello italiano, e valutare le possibili iniziative da intraprendere”.
“Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno aveva chiesto questa udienza, subito ho detto di sì,
che troveremo il tempo”, ha rivelato fuori testo Leone XIV, con una voce carica di emozione: “Volevo almeno avere l’opportunità di condividere un momento che per voi, in mezzo a tanto dolore e sofferenza, è una prova della nostra fede, di ciò che crediamo”. “La domanda, tante volte, è ‘perché, Signore?’”, ha proseguito il Pontefice. Poi ha raccontato, sempre a braccio, un aneddoto: “Qualcuno mi ha fatto ricordare un momento simile, proprio nella messa di un funerale, dove invece di fare la predica il sacerdote diceva, come in un dialogo tra la persona e Dio stesso, con quella domanda che sempre ci accompagna: perché, Signore, perché?”.
“Questi sono momenti davvero di grande dolore e sofferenza”, ha osservato il Papa: “Una delle persone a voi più care, più amate, ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza, oppure si trova ricoverata in ospedale per un lungo periodo, con il corpo sfigurato dalle conseguenze di un terribile incendio che ha colpito l’immaginario di tutto il mondo. E questo nel momento più inaspettato, in un giorno in cui tutti gioivano e festeggiavano per scambiarsi auguri di gioia e felicità”.
“Cosa dire in una circostanza simile? Quale senso dare agli eventi? Dove trovare una consolazione all’altezza di ciò che provate, un conforto che non sia costituito da parole vane e superficiali, ma che tocchi nel profondo e ravvivi la speranza?”, si è chiesto il Pontefice: “Forse c’è solo una parola che sia adeguata: quella del Figlio di Dio sulla croce – a cui siete così vicini oggi – che dal profondo del suo abbandono e del suo dolore gridò al Padre: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’”. “La risposta del Padre alla supplica del Figlio si fa attendere tre giorni, nel silenzio”, ha ricordato Leone: “Ma poi che risposta! Gesù risorge glorioso, vivendo per sempre nella gioia e nella luce eterna della Pasqua”.
“Io non posso spiegarvi, fratelli e sorelle, perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova”, ha ammesso il Papa: “L’affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano molto limitate e impotenti”. “D’altra parte, il successore di Pietro che siete venuti a incontrare oggi ve lo afferma con forza e convinzione”, ha affermato: “La speranza, la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto! La Santa Chiesa ne è testimone e lo annuncia con certezza. San Paolo, che lo aveva visto vivo, diceva ai cristiani di Corinto: ‘Se abbiamo riposto la nostra speranza in Cristo solo per questa vita, siamo gli uomini più da compatire. Ma no! Cristo è risorto dai morti, lui, primo risorto tra coloro che si sono addormentati’”.
“Nulla potrà mai separarvi dall’amore di Cristo, così come i vostri cari che soffrono o che avete perso”,
ha garantito il Pontefice: “La fede che abita in noi illumina i momenti più bui e più dolorosi della nostra vita con una luce insostituibile, che ci aiuta a continuare coraggiosamente il cammino verso la meta”.
“Gesù ci precede su questo cammino di morte e risurrezione che richiede pazienza e perseveranza”, ha assicurato ancora Leone: “Siate certi della sua vicinanza e della sua tenerezza: egli non è lontano da ciò che state vivendo, al contrario, lo condivide e lo porta con voi. Allo stesso modo, tutta la Chiesa lo porta con voi”. “Siate certi della preghiera di tutta la Chiesa, della mia preghiera personale, per il riposo dei vostri defunti, per il sollievo di coloro che amate e che soffrono, e per voi stessi che li accompagnate con la vostra tenerezza e il vostro amore”.
“Il vostro cuore oggi è trafitto,
come lo fu quello di Maria ai piedi della Croce”, l’immagine scelta dal Papa: “Maria alla croce, vedendo il suo Figlio. Maria, la Signora dei Dolori vi è vicina in questi giorni, ed è a lei che vi affido. Rivolgete a lei senza riserve le vostre lacrime e cercate in lei il conforto materno che forse solo Maria saprà darvi e certamente potrà darvi”. “Come lei, saprete attendere con pazienza, nella notte della sofferenza ma con la certezza della fede, che un giorno, un nuovo giorno, sorga; e ritroverete la gioia”, le parole prima della benedizione finale.

