Il turbamento dei giovani: una san(t)a inquietudine come antidoto all’ansia

Siccome il cuore può ospitare una sola inquietudine alla volta, così come una sola gioia alla volta, che sia l’inquietudine giusta, quella che ci porta al di più, e non quella della paura. Per carità, nel mondo ci sono tante situazioni preoccupanti, e negare la minaccia di catastrofi ecologiche possibili sarebbe da scriteriati; ma non sarà la paura a offrire la soluzione, perché la paura congela, pertanto andare in ansia serve a poco, mentre serve a molto imparare a discernere, così da capire qual è il nostro posto nel mondo, chi vogliamo essere, e dunque come siamo chiamati a salvare il pezzetto di mondo che ci è affidato

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

Il turbamento dei giovani è stato in questi giorni un argomento evocato nei contesti più trasversali, dalla “eco-ansia” di Giorgia, così sincera e disarmata da commuovere un ministro, all’inquietudine a cui il Papa ha fatto riferimento all’inizio della XXXVII Giornata mondiale della gioventù, parlando agli universitari portoghesi: “Non dobbiamo aver paura di sentirci inquieti, di pensare che quanto facciamo non basti. Essere insoddisfatti, in questo senso e nella giusta misura, è un buon antidoto contro la presunzione di autosufficienza e contro il narcisismo. […] Siamo in cammino verso… Siamo chiamati a qualcosa di più, a un decollo senza il quale non c’è volo. Non allarmiamoci allora se ci troviamo interiormente assetati, inquieti, incompiuti, desiderosi di senso e di futuro […]. Non siamo malati, siamo vivi!”.

Il Papa invita i giovani, agitati per il futuro del pianeta, a farsi agitare da altro, e perché no? Perché i giovani dovrebbero stare sedati e sazi, come auspicherebbero le loro ipertrofiche madri mediterranee? Sedati, sazi… e addomesticati – e poi li si accuserebbe pure di essere bamboccioni!

Invece è proprio il turbamento il sentimento tipico della giovinezza, che è tutt’altro che spensierata (a differenza dell’infanzia, ma anche qui solo per i privilegiati): la giovinezza è inquieta come è inquieta l’adolescenza, sebbene per motivi molto diversi; l’adolescente si agita per le immense trasformazioni che vive e subisce, mentre il giovane per le progressive esposizioni: al mondo degli adulti, e più in generale al domani, che esige che lo si raggiunga attraverso la formulazione di progetti.
Il giovane ha motivo di essere turbato, perché inizia a navigare a vista verso il suo destino, ma deve imparare a distinguere i vari tipi di turbamento che agitano il suo cuore, per non andare alla deriva con pillole e/o serie tv.

C’è infatti un turbamento che guarda alla situazione attuale e proietta nel futuro immagini catastrofiche suggerite dalla paura; c’è un altro turbamento, auspicabile, che solo nel futuro, ovvero nel Regno, può trovare la pienezza, e che dunque fa stare stretti nel presente, e non fa arrendere al criterio della comodità.

Il primo turbamento, che nel neologismo dell’eco-ansia trova semplicemente la sua attuazione più aggiornata, si muove dall’esterno verso l’interno, e fa arrivare fino al cuore il polverone del rumore, delle proiezioni, delle immagini e delle parole che provengono dai media; tutto questo agita, perché sia le fonti delle informazioni che i possibili esiti non sono e non possono essere sotto il controllo della persona, che dunque si sente più insicura e va in loop, amplificando la portata delle notizie, non certo edificanti, che riceve e che alimentano le sue paure, che a loro volte la rendono più instabile e insicura, così da amplificare ulteriormente l’eco pauroso di quanto sente e vede, ecc. ecc.
Il secondo turbamento, quello che il Papa auspica per i giovani, ha tutt’altro timbro e dinamica: non viene dall’esterno, ma dall’interno, dal profondo del cuore, che con il progredire dell’età e della consapevolezza di sé, si scopre incompleto e vuole di più. Induce a mettere via i giocattoli e a cercare l’amore, e suscita numerose importanti domande su di sé e sul proprio destino. Questa sana e santa inquietudine guarda al futuro non come destinazione rovinosa e ineluttabile, come induce a credere l’altro turbamento, quello della paura, ma come al luogo del possibile, ovvero alla mèta da raggiungere scegliendo i passi da compiere.

Il primo turbamento, quello dell’eco-ansia e delle sue varianti, paralizza e fa sentire impotenti; il secondo turbamento, quello del cuore che si sente incompleto, induce a muoversi, a discernere, a decidere.

Ecco il senso dell’augurio del Papa: siccome il cuore può ospitare una sola inquietudine alla volta, così come una sola gioia alla volta, che sia l’inquietudine giusta, quella che ci porta al di più, e non quella della paura. Per carità, nel mondo ci sono tante situazioni preoccupanti, e negare la minaccia di catastrofi ecologiche possibili sarebbe da scriteriati; ma non sarà la paura a offrire la soluzione, perché la paura congela, pertanto andare in ansia serve a poco, mentre serve a molto imparare a discernere, così da capire qual è il nostro posto nel mondo, chi vogliamo essere, e dunque come siamo chiamati a salvare il pezzetto di mondo che ci è affidato.
E il discernimento inizia sempre dall’ascolto sincero e disponibile di quella inquietudine che ci mette in movimento, e non ci fa accontentare.

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