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Economia. Mons. Russo: “Ripresa positiva ma attenzione a chi non ce la fa”

Politica, economia, giovani, ritorno in presenza dopo la pandemia, Sinodo della Chiesa italiana. Sono i temi toccati nella conferenza stampa a chiusura del Consiglio permanente della Cei. Ad illustrarli sono stati il segretario generale della Cei, mons, Stefano Russo, e il vicepresidente della Cei, mons. Erio Castellucci

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

I dati sulla ripresa economica dell’Italia fanno pensare “ad un riscontro positivo rispetto ad una situazione che sembra si stia evolvendo positivamente”. Lo ha detto mons. Stefano Russo, segretario della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente dei vescovi italiani, che si è concluso ieri, 29 settembre, a Roma. “Il fatto che ci sia un riscontro positivo anche economico – ha precisato però mons. Russo – va sempre messo insieme all’attenzione alla vita di tutte le persone, particolarmente quelle più svantaggiate o in situazione di indigenza”. “Se c’è una cosa che ci ha insegnato la pandemia – ha osservato il segretario generale della Cei – è che tutto è connesso: bisogna attivare relazioni positive tra le persone, tenendo conto della vita di tutti e della condizione di vita delle persone”. “Più che chiedere qualcosa al governo – ha aggiunto mons. Erio Castellucci, vicepresidente della Cei – i vescovi si fanno voce di istanze che portano avanti le persone che incontrano, gli uomini e le donne delle loro comunità. Quello che emerge è la necessità di essere vicini e non dimenticare chi soffre di più, chi ha meno possibilità di riprendersi, meno risorse. Più che col governo, i vescovi dialogano con le istituzioni del territorio: ascoltiamo molto le nostre Caritas, che segnalano ripetutamente – e non solo da oggi – il fatto che la forbice tra chi ha e può di più e coloro che rimangono indietro si allarga sempre di più. A volte gli indicatori economici di ripresa, pur incoraggianti, costituiscono una media, non dicono che qualcuno resta indietro”.

Politica e giovani. “Non si può fare politica aggredendo”, ha fatto notare mons. Castellucci a margine della conferenza stampa. “C’è bisogno di fare una politica che si basi sul ragionamento, ponendo sul tavolo le questioni vere da affrontare senza attacchi personali, ma ragionando sul merito dei problemi”, ha affermato rispondendo ad una domanda sul clima politica attuale, dominato dalla conflittualità a volte esasperata. “È un principio valido sempre – ha specificato il vescovo – e che in questi ultimi anni in Italia sembra si sia un po’ perso. Bisogna recuperare l’idea di politica come un confronto anche duro, ma sempre rispettoso delle persone in maniera costruttiva. Questo è il futuro della politica”. “La disaffezione dei giovani nei confronti della politica – la tesi di Castellucci – è anche dovuta al non riuscire a vedere una prospettiva progettuale che vada oltre il consenso elettorale. A volte, per il consenso elettorale, si muovono attacchi che hanno poco a che fare con il bene comune”. Interpellato sull’imminente tornata elettorale, il vicepresidente della Cei ha risposto: “Spero ci sia una reazione positiva. Dobbiamo rimboccarci le maniche e riprenderci la voce, che per il popolo è lo strumento del voto, e provare a dare un contributo costruttivo”. “I giovani – ha fatto notare il vescovo – ci fanno capire che è possibile creare un movimento di opinione e una ‘moral suasion’ che fanno ben sperare, perché sono progettuali. È molto chiaro che per alcuni temi i giovani si appassionano: forse verrà proprio da loro una nuova stagione politica”.

Pandemia e ritorno in presenza. Il rapporto tra ambiente reale e ambiente virtuale è molto cambiato dopo l’esplosione del Covid-19, ha osservato mons. Russo, che ha risposto così ai giornalisti: “Per la vita della Chiesa è molto importante tornare in presenza e sperare che ciò possa avvenire in modo sempre più libero”. “Anche l’utilizzo dello schermo e delle tecnologie digitali, ma nella fase più acuta della pandemia, è stato importante – ha precisato il vescovo – perché ha messo in evidenza nella comunità la voglia di trovarsi, e di farlo in presenza”. “Gli strumenti digitali sono molto utili – ha puntualizzato il segretario generale della Cei – e continueranno ad esserlo per tante situazioni, ma la vita normale è incontrare le persone, ascoltarsi reciprocamente per vivere una prossimità che è relazione”. “Si sta pensando a come valorizzare questa possibilità, che è stata una sorpresa”, ha annunciato mons. Castellucci a proposito dei nuovi media: “Prima della pandemia ero abituato a criticare l’eccesso dell’uso dei social, e invece ci sono tanti motivi per dire che anche questa dimensione – lasciando il primato all’incontrarsi in presenza – possiede degli aspetti che possono essere integrati”.

No all’eutanasia, sì alla vita. “La Chiesa continuerà ad essere annunciatrice della vita che vale la pena di essere vissuta”. Con queste parole mons. Russoha risposto ad una domanda sull’eutanasia. “Nel corso del Consiglio permanente – ha riferito – è venuta fuori soprattutto la necessità di essere ‘pro vita’, non contro qualcuno, ma a servizio degli uomini e delle donne del nostro tempo”. “La Chiesa continuerà ad essere annunciatrice della vita che vale la pena di essere vissuta – ha precisato il segretario generale della Cei – e ad essere testimone dell’attenzione nei confronti di tutte le persone, contro l’eutanasia e la ‘cultura dello scarto’ di cui ha parlato il Papa in modo deciso”.

Sinodo. “Non ci saranno porte chiuse per nessuno, ma gruppi aperti a tutti”. Così mons. Castellucci ha risposto ad una domanda sull’eventuale presenza, al Sinodo – che per la Chiesa italiana è già cominciato con l’Assemblea generale della Cei del maggio scorso – di comunità Lgbt. “È auspicabile che in tutti i gruppi ci siano varie componenti, anche chi non si sente parte attiva della comunità o è fuori di essa”, ha spiegato il vescovo, che poi ne ha scandito le diverse tappe spiegandole nel dettaglio: “Dipenderà dall’ambiente o da chi vorrà aderire, la configurazione dei gruppi sarà decisa caso per caso. Non si parte con gruppi targati, ma aperti a tutti”.

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