Sotto il tuo presidio, Maria, ci raduniamo nei momenti di crisi e dolore

La scelta della Conferenza episcopale italiana di convocare i credenti intorno a Maria, nel giorno in cui si fa solenne memoria del dono a lei fatto di una assoluta estraneità al male (la concezione immacolata, ossia la preservazione dal peccato originale e dalle sue conseguenze in virtù della redenzione che troverà la sua manifestazione piena e visibile nella Pasqua del Cristo), si inserisce in una lunga esperienza storica di devozione. Se la Chiesa percepisce santa Maria non come una figura del passato, ma come persona viva e operante in mezzo ai discepoli di ogni tempo, è proprio perché l’estraneità al male che ha caratterizzato la sua vita e le sue scelte l’hanno resa creatura non distratta, non di superficie, attenta alla vita degli altri

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Il rivolgersi a santa Maria nei momenti di difficoltà e di crisi accompagna la Chiesa fin quasi dal suo sorgere. Non a caso, la prima preghiera pubblica a lei rivolta di cui si abbia notizia (siamo nel III secolo dopo Cristo, durante il tempo della persecuzione) suona così: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”. Papa Francesco ha riaffidato ai cristiani questa invocazione proprio nei giorni della pandemia, insieme alla preghiera (molto più recente) del rosario.

Si inserisce dunque in questa lunga esperienza storica la scelta della Conferenza episcopale italiana di convocare i credenti intorno a Maria, nel giorno in cui si fa solenne memoria del dono a lei fatto di una assoluta estraneità al male (la concezione immacolata, ossia la preservazione dal peccato originale e dalle sue conseguenze in virtù della redenzione che troverà la sua manifestazione piena e visibile nella Pasqua del Cristo).

Se la Chiesa percepisce santa Maria non come una figura del passato, ma come persona viva e operante in mezzo ai discepoli di ogni tempo, è proprio perché l’estraneità al male che ha caratterizzato la sua vita e le sue scelte l’hanno resa creatura non distratta, non di superficie, attenta alla vita degli altri, pronta a condividere senza indugio la sua ricchezza più grande: la fede nel Dio che libera, salva e apre vie nei tanti deserti dell’umanità. Ci raduniamo insieme a santa Maria nei momenti di crisi e di dolore perché lei può dirci con verità: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo dò: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina” (cfr. At 3, 6). Con Cristo anche la pandemia può diventare uno strumento, così come lo è stato la sua croce, di rinascita e di impegno, per costruire una “casa comune” più umana e fraterna con il potere che viene da Dio, il potere del servizio e del camminare insieme, nessuno escluso.

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