Maria, la “Tutta Santa”

Celebriamo l'Immacolata accompagnati anche dall’esperienza del Sinodo e della sinodalità, volute da papa Francesco come “chiavi di volta” del cammino di ripresa che attende le famiglie umane e la loro “casa comune” che è il nostro pianeta. In questo contesto, guardare a Maria e alla santità radicale che ha illuminato ed illumina, attraverso il libero dialogo della Grazia e della fede, ogni fibra del suo corpo e della sua anima, così come della sua storia passata e di oggi, continua ad essere un fatto di grande significato.

Foto Calvarese/SIR

Anche quest’anno celebriamo Maria Immacolata accompagnati dall’esperienza della pandemia e dalle sue conseguenze umane e sociali nelle diverse parti del mondo; ed accompagnati anche dall’esperienza del Sinodo e della sinodalità, volute da papa Francesco come “chiavi di volta” del cammino di ripresa che attende le famiglie umane e la loro “casa comune” che è il nostro pianeta. In questo contesto, guardare a Maria e alla santità radicale che ha illuminato ed illumina, attraverso il libero dialogo della Grazia e della fede, ogni fibra del suo corpo e della sua anima, così come della sua storia passata e di oggi, continua ad essere un fatto di grande significato.

La santità autentica non è un amuleto che permette di allontanare i tanti limiti che la vita porta con sé; né è la costruzione di una “torre d’avorio” che ripara dalle sofferenze e dalla morte – la propria come quella degli altri – rinchiudendo dentro una (presunta) solitudine beata.

I limiti della vita, la presenza degli altri, la sofferenza e la morte, non sono mai stati e non sono estranei alla Tutta Santa.

È vero piuttosto il contrario: Maria è santa perché ha fatto crescere in mezzo a tutte queste esperienze la fede derivante dal dono gratuito della preservazione dalle conseguenze del peccato originale. Quella fede che non chiede di fuggire dalla vita e dalla morte, né tantomeno dagli altri, ma domanda semmai di starci in compagnia del Redentore e dei suoi amici ed amiche, misurando su questa immeritata compagnia la maturità dello stare al mondo. Maria è la Tutta Santa perché le parole che il Concilio Vaticano II dedica alla Chiesa, in lei hanno trovato e trovano totale realizzazione: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti” (GS 1).

La radicale e totale santità di Maria risplende quindi nel suo “essere fatta” dalla Grazia sinodo: donna sinodale, che desidera camminare con gli altri e con le loro storie, annunciando la compagnia del Redentore in lei ed ascoltandone a sua volta quella negli altri, sia nel tempo della gioia che in quello dell’angoscia.

Esemplare, a questo proposito, è la sua relazione sponsale con Giuseppe, il grande patrono della Chiesa: l’anno speciale a lui dedicato è iniziato e ora termina nel giorno dell’Immacolata. La santità di Maria non è pensabile senza quella di Giuseppe, e viceversa: sinodalmente, essi si sono posti al servizio della compagnia del Redentore tra di loro e negli altri, nella vita e nella morte. Perché è la compagnia del Redentore che rende santi insieme, umani e costruttori di futuro.

(*) missionario di Nostra Signora de La Salette

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