Ucraina. Caritas: è allarme salute mentale. “Il 70% della popolazione ha bisogno di supporto psicologico”

Dopo quattro anni di guerra Caritas Ucraina lancia l’allarme sulla salute mentale: circa il 70% della popolazione ha bisogno di un sostegno psicologico, mentre crescono i casi di stress, ansia, depressione e traumi legati al conflitto. Quasi 15 milioni di persone stanno affrontando diversi tipi di difficoltà psicologiche. Khrystyna Semegen-Bodak, responsabile del Programma Sanitario di Caritas Ucraina a Kharkiv, racconta al Sir il lavoro sul campo e i servizi di cura per bambini, donne, anziani, persone con dipendenze. Tra questi 11 centri medici per le cure primarie, un hospice, 5 équipe mobili di cure palliative e 8 équipe multidisciplinari

Ucraina, 18 settembre 2025: attacco missilistico russo a Ternopil (Foto Ugcc)

In Ucraina quasi il 70% dei cittadini ucraini ha bisogno di una qualche forma di supporto psicologico. Dall’inizio dell’invasione russa, nel febbraio 2022, circa 3,5 milioni di persone sono sfollate all’interno del Paese. Più di 7 milioni di persone sono all’estero. Di conseguenza, quasi 15 milioni di persone stanno affrontando diversi tipi di difficoltà psicologiche e hanno bisogno di sostegno. È il drammatico impatto di quattro anni di guerra come descritto al Sir da Khrystyna Semegen-Bodak, responsabile del Programma Sanitario di Caritas Ucraina a Kharkiv. Le cause principali sono lo sfollamento, i lutti, l’incertezza, l’ansia, gli allarmi aerei quotidiani e gli attacchi missilistici quotidiani. Tutti fattori che incidono profondamente sulla vita delle persone e sul benessere mentale.

Khrystyna Semegen-Bodak, responsabile del Programma Sanitario di Caritas Ucraina a Kharkiv – (foto: Caiffa/SIR)

Caritas Ucraina ha attivato diversi progetti per affrontare l’emergenza salute mentale, un aspetto trasversale che attraversa tutti i servizi. “Abbiamo sviluppato un modello integrato e sostenibile di assistenza sanitaria – spiega –. Il nostro approccio comprende servizi medici, servizi sociali, servizi ambientali, cure palliative, riabilitazione, assistenza pastorale e supporto spirituale”.

Operatori Caritas in prima linea vicino al fronte. Gli operatori Caritas forniscono servizi anche nelle aree vicine alla linea del fronte, in contesti molto pericolosi. “Continuano a lavorare persino durante gli allarmi perché ci sono moltissime persone che hanno bisogno di assistenza: anziani e altre categorie vulnerabili che dipendono dal loro supporto”, racconta Semegen-Bodak, a margine della Conferenza di Caritas internationalis sulla salute globale che si è svolta nei giorni scorsi a Castelgandolfo.

11 centri medici per le cure primarie, un hospice, 5 équipe mobili di cure palliative e 8 équipe multidisciplinari. L’assistenza, che comprende il sostegno alla salute mentale, è fornita attraverso una rete composta da 11 centri medici che offrono cure primarie. Il personale è stato appositamente formato per fornire supporto psicosociale ed individuare precocemente eventuali problemi di salute mentale. Caritas Ucraina ha anche un hospice, cinque équipe mobili di cure palliative e otto équipe multidisciplinari mobili che forniscono servizi sociali a persone in difficoltà, anziani e persone con disabilità. Offrono assistenza domiciliare e facilitano l’accesso alle cure mediche e al supporto psicologico tramite consulenze in telemedicina. “Nelle aree più vicine al fronte – precisa la rappresentante di Caritas Ucraina –, queste équipe mobili consentono ai beneficiari di accedere al sostegno psicologico attraverso dispositivi di telemedicina e consulenze a distanza”.

Il supporto psicologico è a diversi livelli: si va dal sostegno psicosociale garantito dagli assistenti sociali fino all’intervento di psicologi, psicoterapeuti, psicologi clinici e psichiatri. Due centri medici offrono già servizi specialistici di salute mentale:

“È un problema di enorme portata. Sostenendo le persone e intervenendo tempestivamente sui bisogni di salute mentale, possiamo contribuire a prevenire l’insorgere di ulteriori disturbi”.

Anche i bambini, tra le categorie più colpite dalla guerra, stanno crescendo in un clima di costante pressione psicologica. Vivono quotidianamente nell’ansia e nello stress. “Per questo offriamo loro numerosi servizi dedicati – dice – e abbiamo sviluppato programmi specifici per il sostegno ai minori, con particolare attenzione alla salute mentale”.

Per le donne sono stati attivati progetti specializzati, sostenuti da donatori e partner, dedicati alle madri e ai bambini più piccoli. Vengono accompagnate durante la gravidanza e nel periodo successivo al parto, con particolare assistenza alle donne sole o vulnerabili.

L’unico centro per le dipendenze. Caritas Ucraina gestisce inoltre l’unico centro del Paese che offre servizi specializzati di assistenza sociale e supporto psicologico alle persone che soffrono di dipendenze, soprattutto alcool. I servizi comprendono riabilitazione psicologica, fisica e sociale. Molte associazioni e organizzazioni locali, comprese quelle che gestiscono centri medici, collaborano con il Ministero per i Veterani che garantisce un finanziamento per offrire consulenze psicologiche individuali e di gruppo ai veterani. “Questo ci consente di non dipendere solo dai donatori”, puntualizza Semegen-Bodak. Finora grazie al sostegno di organizzazioni come Cordaid, Caritas Austria e Caritas Germania hanno potuto creare la rete di centri medici e residenziali.

Oltre 15.000 over 80 in attesa di evacuazione umanitaria. I centri residenziali forniscono assistenza a lungo termine agli anziani sfollati interni che non hanno familiari in grado di assisterli. “Offriamo alloggio, servizi sociali, assistenza medica e supporto psicologico – continua –. Molte di queste persone sono state evacuate dalle aree colpite dal conflitto e rimangono nelle nostre strutture per il resto della loro vita”. Ad oggi, oltre 15.000 persone con più di 80 anni sono in attesa di evacuazione e hanno bisogno di un supporto specializzato. “Purtroppo molti anziani non possono permettersi di aspettare – ammette –. Spesso sono riluttanti a lasciare le proprie case e, quando finalmente decidono di farlo, a volte è già troppo tardi”.

Una nota di speranza è constatare i progressi compiuti: “Abbiamo iniziato con cinque o sei rifugi di emergenza nell’ambito del nostro programma sanitario. Poi cinque sono stati trasformati in case di assistenza residenziale e continuiamo a fornire servizi in collaborazione con le autorità pubbliche”.

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