“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”. Queste parole di Leone XIV, durante la visita alla diocesi di Acerra sabato 23 maggio, sono state un balsamo per chi, nella Terra dei fuochi, ha visto morire figli, genitori, fratelli e sorelle, nipoti, come don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano, che è stato il primo a raccogliere il grido di dolore della gente di fronte alle troppe morti di tumore a tutte le età che colpivano gli abitanti di quella zona. E don Maurizio, che nella sua missione da prete non solo ha accolto quel grido di dolore ma si è immediatamente dato da fare per portare all’attenzione nazionale quel dramma, era ad Acerra per la visita del Papa. Lo abbiamo sentito dopo che il Santo Padre è tornato in Vaticano.

(Foto: ANSA/SIR)
Il Papa ha ringraziato chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia. Ho pensato a lei, don Maurizio…
La miccia è stata accesa dai primi incontri nella mia parrocchia, poi è stata estesa a tutta la Chiesa campana.
Il Papa è venuto proprio nella Terra dei Fuochi per dare importanza a questo problema.
La visita del Papa ha anche voluto valorizzare la Laudato si’, che è un’enciclica che mette al centro del Creato la persona umana. L’essere umano deve essere custodito, valorizzato, promosso. Gesù ha detto: quello che fate agli altri l’avete fatto a me; quindi tutto il bene che facciamo al prossimo l’abbiamo fatto a Gesù, ma anche tutto il male che facciamo al prossimo l’abbiamo fatto a Gesù. Questo male può arrivare in tanti modi: rubando il pane agli altri, ma anche inquinando l’aria, l’acqua, il suolo, com’è stato nella Terra dei fuochi.
Com’è stata questa giornata con il Papa?
È stato molto commovente quando ha ricevuto le mamme che hanno perso un loro bambino e quelle che accompagnavano un loro bambino che sta lottando attualmente con questo male oncologico. Il Papa è venuto qua veramente ad asciugare le nostre lacrime: ognuno di noi ha avuto nella sua famiglia diversi morti. Io ho perso due fratelli, un cognato e due nipoti, l’ultimo a febbraio, è trascorso solo un mese dalla diagnosi alla morte. Noi non abbiamo parlato per sentito dire o perché l’abbiamo studiato sui libri. L’abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Questo grido di dolore, di disperazione e anche di speranza viene dal basso. Non è stato il governo ad avvertirci, non sono stati i parlamentari ad avvertirci, non è stata l’Europa ad avvertirci. La sentenza della Cedu è arrivata perché noi ci siamo rivolti alla Corte europea e ci hanno impiegato undici lunghissimi anni per risponderci. Il Papa ci ha chiamato sentinelle ed effettivamente questo grido è venuto dalle sentinelle del territorio, è venuto da noi, mi vergogno quasi a dirlo, è venuto da me. Questi fumi entravano nelle nostre case. Mi ricordo una sera in cui non si poteva celebrare neanche la messa e mi chiedevo che stava succedendo. Però chi mi doveva rispondere? Caivano (diocesi di Aversa, ndr) è il centro della Terra dei fuochi insieme ad Acerra. Un assessore pentito ha raccontato come facevano affari con la camorra. Chi ci doveva aiutare? Abbiamo compreso che dovevamo fare tanto rumore ma non ci ascoltavano. Allora, mi è venuta un’idea che è stata veramente un’illuminazione.
Ho detto: se non ascoltano i vivi, dovranno per forza ascoltare i morti. Abbiamo messo insieme le mamme dei bambini morti, abbiamo cominciato i nostri cortei, portando le gigantografie dei nostri morti.
E così ci siamo resi conto che eravamo veramente tanti. Una per tutta quella manifestazione del 16 novembre 2013 a Napoli. Era un sabato uggioso, pioveva, faceva freddo, eppure centomila persone si sono riversate a Napoli, portando le foto dei loro bambini, delle loro giovani mamme e papà che non c’erano più. E allora siamo riusciti a scalfire il muro di gomma e a entrare nelle varie commissioni, al Senato, alla Camera e poi abbiamo fatto la petizione a Bruxelles. C’è stata anche l’altra idea di inviare 150mila cartoline al presidente della Repubblica. Infine, ci siamo rivolti alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Sono state tante iniziative che di volta in volta davano coraggio alle persone che si sentivano abbandonate.
In tutto questo impegno ha sentito di essere guidato dallo Spirito Santo?
Sì, c’è sempre una notte nella vita delle persone che cercano il volto di Dio con onestà, sincerità, che viene illuminata da una luce particolare. Perché non avremmo potuto fare tutto con le nostre forze. Ripensando a quello che è successo, veramente dico che c’è stata la mano dello Spirito Santo. E
vedendo il Papa ad Acerra, nella Terra dei fuochi, possiamo riprendere il coraggio e avere la certezza che abbiamo fatto bene.
Non possiamo dimenticare, infatti, in questi anni, quanti sono stati i negazionisti, che ci hanno riempito di calunnie e di offese. Ci hanno accusato di aver rovinato l’economia agricola e di fare allarmismo. L’Italia non aveva una legge per punire gli eco-reati. Allora abbiamo cominciato a chiedere questa legge, che è arrivata il 22 maggio 2015. Solo nel 2021, su richiesta della procura di Napoli Nord, l’Istituto superiore di sanità per la prima volta ha messo nero su bianco che in questo territorio ci si ammala e si muore di più anche per la questione ambientale. È arrivata finalmente a gennaio 2025 la condanna della Corte europea. E Il Governo ha accolto la condanna e individuato il generale Giuseppe Vadala come commissario per le bonifiche. Queste sono le finestre aperte sulla Terra dei fuochi. Il Papa è venuto a chiudere un capitolo e ad aprirne un altro. Leone XIV ci ha chiamato sentinelle e lo siamo stati veramente, malgrado le minacce della camorra.
Il Papa vi ha ringraziati come pionieri…
Sì, è stato bello che abbia usato il termine “pionieri”, l’ho accolto con tanta gioia. Nella vita c’è sempre chi va avanti ad aprire una strada ed è quello che anche corre più pericoli, che prende più mazzate e che rischia anche di sbagliare perché un conto è camminare su una strada già battuta e un altro è aprirla. Poi le trappole erano molte perché gli imbrogli erano tanti, c’erano gli industriali disonesti che sversavano e c’era la camorra. Fino ad oggi ho visto pentiti solo tra i camorristi, mentre non ho visto ancora un industriale che ci ha inquinato, ci ha avvelenato, che sia uscito fuori con coraggio e con onestà abbia detto di essersi pentito. È un dato di fatto. I nostri camorristi sono stati cattivi ma ignoranti, gli industriali sono stati cattivi, ma quando venivano a sversare quelle autobotti di veleni sapevano bene che cosa contenevano. Ora il Papa ha chiamato tutti quanti a convertirsi.
Don Maurizio, cosa lascia questa visita del Papa?
Che la Chiesa è accanto alla gente. Questo sussulto di dignità è venuto dalla Chiesa, è partito dalla mia parrocchia, è partito da questo prete che ti sta parlando, ma subito immediatamente il mio vescovo Angelo Spinillo ha abbracciato questa battaglia. Un grande grazie deve essere detto al card. Crescenzio Sepe, all’epoca arcivescovo di Napoli e presidente della Conferenza episcopale campana, che ha chiamato a raccolta tutti i vescovi campani e abbiamo sempre camminato insieme. La stessa Laudato si’, come ha raccontato più volte Papa Francesco, è nata dopo che il Pontefice aveva sorvolato la Terra dei fuochi per la sua visita a Caserta nel luglio 2014. Ora Papa Leone è venuto qua. Quando ho cominciato questa battaglia, la prima cosa di cui mi sono reso conto è che bisognava togliere dalla nicchia questo problema, che doveva diventare nazionale. Penso che questa visita del Papa sia più importante di quanto noi oggi possiamo credere. Forse ce ne renderemo conto nel tempo.
Leone XIV è venuto qua a mettere un timbro su tutte quelle che sono state le nostre battaglie, le nostre lacrime, i nostri funerali.
Quante bare bianche ho benedetto, quante lacrime ho dovuto asciugare, quante mamme ho dovuto abbracciare, quante volte sono dovuto scendere in piazza, quante manifestazioni e quanti convegni abbiamo fatto. Abbiamo pagato un prezzo altissimo, sulla nostra pelle. Il Papa è venuto a darci una carezza. Come disse Giovanni XXIII di portare a casa una carezza, anche noi sabato ci siamo portati a casa la carezza del Papa con la consapevolezza che ci ha dato di aver fatto bene finora e con l’impegno a continuare a essere sentinelle per il futuro perché in questa battaglia non si vive di rendita. L’ingordigia degli uomini, infatti, è sempre dietro l’angolo e, finché possono fare qualche soldo in più, non guardano in faccia a nessuno, soprattutto dal punto di vista ambientale. Le forze dell’ordine debbono avere gli occhi aperti, la magistratura deve avere polso fermo e noi siamo sempre accanto alla gente.
Con quali sentimenti ha vissuto la giornata?
Per me, da un lato, è stato un giorno di festa, avevo la gioia nel cuore di vedere il Papa, anche perché era la prima volta che lo vedevo di persona. Ma, dall’altro, questa gioia si intrecciava con la consapevolezza che il Papa era qui per asciugare le lacrime dei credenti e dei non credenti di questo territorio. Qualcuno ha detto “mai più Terra dei fuochi”, ma se c’è ancora la Terra dei fuochi dobbiamo continuare a dirlo.
Potremo dire “mai più Terra dei fuochi” quando non ci saranno più problemi.
E il Papa in questo momento è venuto ad accendere un faro sul nostro territorio. Leone XIV ha fatto un bellissimo riferimento a Ezechiele,
io mi rifarei proprio a Gesù: risorge e dà vita nuova a tutti quanti.

