R.D. Congo: torna Ebola nell’est del Paese, padre Paluku (Carmelitani), “guerra e virus pericolo enorme per la popolazione”

Cresce l’allarme nella Repubblica democratica del Congo per il nuovo focolaio di Ebola nella variante Bundibugyo, che colpisce province già segnate dal conflitto armato. Oltre 130 i morti e centinaia i casi sospetti registrati finora. Padre Jérôme Paluku, carmelitano scalzo congolese, sottolinea al Sir le difficoltà della risposta sanitaria nelle aree controllate dal movimento M23 e denuncia la scarsa attenzione internazionale verso il dramma del Paese. “Spero almeno che i ribelli fermino le armi per salvaguardare la vita umana”, è il suo appello.

Epidemia di Ebola - (foto: Msf)

Non c’è pace – in tutti i sensi – per la popolazione della Repubblica democratica del Congo. Sembra che le peggiori avversità si accaniscano contro un popolo inerme e un territorio ricco di risorse minerarie accaparrate da altri. Oltre al conflitto decennale nel nord est del Paese tra forze governative e ribelli del movimento M23, per la diciassettesima volta è tornato il virus Ebola, nella variante Bundibugyo, per la quale sembra non esistano ancora vaccini e cure specifiche. Ad oggi il bilancio dell’epidemia conta oltre 131 morti e 513 casi sospetti, tra cui 30 accertati, 2 dall’Uganda e un cittadino statunitense trasferito in Germania. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha convocato il comitato di emergenza e afferma che “l’epidemia potrebbe protrarsi a lungo”. Nelle zone del focolaio del virus il Ministero della Salute congolese ha attivato la sorveglianza sanitaria. Intanto Medici senza frontiere, all’avanguardia nella cura e nel contenimento del virus Ebola, sta preparando una risposta su vasta scala. Nella provincia dell’Ituri sono interessate città come Bunia, Mangwalu, Rwampara e Nyankunde. Si registrano casi anche nella provincia del Nord Kivu, nelle città di Butembo e Goma. Gli Stati Uniti hanno deciso di vietare per 30 giorni l’ingresso di persone provenienti da R.D. Congo, Uganda e Sud Sudan. Anche l’Italia sta vigilando sul personale di organizzazioni governative, non governative e cooperanti provenienti da R.D. Congo e Uganda. Preoccupato per i confratelli e per tutti i suoi connazionali è padre Jérôme Paluku, congolese, segretario per la cooperazione missionaria dei Carmelitani scalzi, che segue i progetti sociali di 3.980 missionari della Congregazione nel mondo.

“Non sappiamo quale impatto avrà questa epidemia sulla guerra, ma il pericolo è enorme:

da una parte c’è la diffusione del virus, dall’altra il conflitto armato – è il suo allarme al Sir -. Ho l’impressione che chi continua a combattere abbia ormai perso quell’umanità necessaria per avere compassione delle sofferenze della popolazione”.

Preoccupati per i carmelitani a Goma e Bukavu e per tutta la popolazione. “Siamo molto preoccupati non soltanto per i missionari, ma per tutta la popolazione dell’est del Paese – dice padre Paluku -.

Abbiamo comunità di carmelitani che vivono a Goma e Bukavu, lì ci sono anche le nostre famiglie”.

Anche se le istituzioni congolesi sono preparate perché hanno già affrontato molte epidemie di Ebola c’è la difficoltà di intervenire nelle zone di conflitto occupate dal movimento M23.  “Se il governo può intervenire nelle zone sotto il proprio controllo, cosa accadrà invece nei territori che non controlla?”, si chiede il missionario: “L’intervento sanitario sarà inevitabilmente molto difficile a causa della guerra. Bisogna rassicurare la popolazione. Sono però convinto che riusciranno comunque ad affrontare la situazione con determinazione”.

Quando si parla della R.D. Congo emergono quasi sempre soltanto aspetti negativi: la guerra, le malattie, le violenze. “Come sacerdote – ammette -, mi addolora profondamente vedere il modo in cui si parla del nostro Paese e mi colpisce la scarsa sensibilità dei dirigenti verso queste realtà”. Per quanto riguarda i conflitti, ad esempio, “sono convinto che esistano forze esterne e multinazionali con grandi interessi nel Paese – denuncia -. Ma per noi congolesi tutto questo rappresenta anche una vergogna. Mi domando perché i governanti abbiano ‘venduto la loro anima’”. Secondo padre Paluku “forse bisognerebbe sensibilizzare maggiormente i politici e i governanti per ottenere maggiore attenzione internazionale”. “Ci sono poteri molto forti che influenzano dall’esterno la situazione del Congo e, nonostante la vergogna che proviamo e gli sforzi dei congolesi per cambiare le cose, è estremamente difficile liberarsi da queste dinamiche”, ripete.

L’appello di Papa Francesco riecheggia ancora. I media internazionali dovrebbero raccontare in modo corretto. “Ma come possono farlo, se spesso dipendono da chi controlla gli interessi nel Paese?” Quando Papa Francesco visitò la Repubblica democratica del Congo, il 31 gennaio 2023, chiese con forza:

“Giù le mani dall’Africa! Giù le mani dalla Repubblica Democratica del Congo!”

“Ma da allora non è cambiato nulla: quelle mani sono ancora lì”, constata sconfortato il missionario, che conclude chiedendosi quale sarà l’effetto dell’epidemia di Ebola sul conflitto. Con una timida speranza: “Spero che i ribelli comprendano la paura della popolazione e si rendano conto che il rischio riguarda tutti, anche loro, che combattono per il potere. Mi auguro almeno che smettano di combattere per salvaguardare la vita umana di tutti”.

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