Film che fanno bene, che aiutano a guardare a viso aperto le ferite dell’anima, offrendo suggestioni di speranza. Anzitutto “Io non ti lascio solo” di Fabrizio Cattani, dal romanzo di Gianluca Antoni, in sala con FilmClub. Con Giorgio Pasotti e Valentina Cervi, è un racconto di formazione, l’avventura di due giovani scout che si fa metafora di un viaggio interiore, il superamento di un lutto bruciante per tornare a riabbracciare la vita. Cinema dal respiro educational. Su Netflix “Creature luminose” di Olivia Newman, dal romanzo di Shelby Van Pelt, con Sally Field e Lewis Pullman. L’incontro tra due feriti dalla vita, due solitudini, che si aiutano a vicenda per ritrovare la forza di salvarsi.
“Io non ti lascio solo” (Cinema, dal 21 maggio)
Un’opera che “affronta il tema della crescita, del rapporto e delle dinamiche tra genitori e figli”, ma in particolare del “dolore e come si debba affrontarlo, soprattutto quando si parla di perdita, e come questa venga recepita ed elaborata dall’adulto e dal bambino”. Così il regista Fabrizio Cattani nel raccontare il suo film “Io non ti lascio solo”, dall’omonimo romanzo di Gianluca Antoni (Salani), in anteprima al 78° Locarno Film Festival e al 17° Bari International Film Festival. Protagonisti Giorgio Pasotti, Valentina Cervi e Mimmo Borrelli insieme ai giovani Andrea Matrone, Michael D’Arma e Judith Schiaffino. Prodotto da Elisabetta Olmi, Tilde Corsi e Gianluca Curti, “Io non ti lascio solo” è una storia avventurosa dalle sfumature educative, che parla di amicizia, solidarietà e coraggio, ma anche del rapporto padre-figlio e soprattutto del trauma del lutto.
La storia. Durante un’uscita nei boschi viene smarrito il cane Birillo. Il piccolo proprietario Filo, un preadolescente, non si dà pace e incolpa il padre Paride. Approfittando di un’escursione programmata con il gruppo scout, Filo e il suo amico Rullo si allontanano per andare a cercare Birillo. Si accampano nei boschi e perlustrano la zona in cerca delle sue tracce. Trovano sostegno nella coetanea Amélie, che li indirizza verso la casa di Guelfo, un uomo ombroso dai modi respingenti…
Una piacevole sorpresa “Io non ti lascio solo”. Si tratta, infatti, di un film che posiziona la macchina da presa ad altezza di ragazzo, ricorrendo a un linguaggio narrativo fresco e accessibile. Una rarità, oggigiorno, trovare titoli educational ben fatti. Il film, inoltre, non propone solo un cammino avventuroso nella natura, giocato tra amicizia solidale e un rapporto speciale con un cane, ma asse centrale della storia è il lutto, la perdita genitoriale in tenera età. Il film approfondisce il modo in cui essa viene elaborata anche dai più piccoli. Filo, il protagonista, non è solo in apprensione per la perdita del cane: il suo vero affanno è la scomparsa della madre e l’incapacità di parlare di tale strappo, di quell’incontenibile dolore, con il padre. Filo è uno scout coraggioso, un amico affidabile, ma è pur sempre un bambino ancora bisognoso di ascolto e tenerezza.
Con grande delicatezza e prudenza il film percorre sentieri tematici difficili e impervi, declinandoli in maniera accessibile e luminosa, ricordandoci che è importante mettere in dialogo traumi e ferite dell’anima per poterli governare, superare. “Io non ti lascio solo” è un valido film per ragazzi e famiglie dal respiro educativo. Consigliabile, poetico, per dibattiti.
“Creature luminose” (Netflix, dall’8 maggio)
Un piccolo gioiello. È “Creature luminose” (“Remarkably Bright Creatures”), film scritto e diretto da Olivia Newman (suo è “La ragazza della palude”), dall’omonimo romanzo di Shelby Van Pelt. Un’opera che ci parla di solitudine e dolore, tra perdita dei propri cari e infanzie ferite; un racconto che vira dal buio alla luce poggiando su temi come accoglienza, solidarietà e perdono. Protagonisti due interpreti straordinari, la due volte Premio Oscar Sally Field e Lewis Pullman, capaci di mettere in campo mestiere e diffuse sfumature interiori.
La storia. Nello Stato di Washington, nell’immaginaria cittadina costiera di Sowell Bay, vive Tova, una settantenne che lavora come addetta alle pulizie in un acquario. Tova non ha più nessuno: è vedova e ha perso l’unico figlio in un incidente in mare. Il suo unico pensiero è il lavoro, dove ha trovato come amico speciale il polpo Marcellus. Un giorno arriva in città Cameron, musicista trentenne spiantato in cerca del padre mai conosciuto, che accetta come lavoro temporaneo di affiancare Tova. Tra i due all’inizio non c’è comunicazione: lei diligente e precisa, lui approssimativo e scontroso. Giorno dopo giorno, però, crescono simpatia e fiducia, sino a decidere di aiutarsi a vicenda nel superare i reciproci ostacoli e irrisolti…
Splendido e arioso, un film che si muove con leggiadria su temi dolorosi, su cicatrici dell’anima. Tova e Cameron sono uniti dagli stessi traumi, nonostante la differente età: hanno perso ogni affetto e guardano al domani senza prospettive. Si sentono vinti, svuotati. Tova è vedova, ma ancor di più è una madre in lutto, che fatica ad accettare l’idea che il figlio si sia potuto togliere la vita. Cameron, invece, è arrabbiato, perché non ha mai avuto un padre e sua madre, che lo ha avuto da adolescente, si è sempre tenuta lontana da lui. L’unica cosa che gli resta di lei è un vecchio furgone sgangherato e un anello con incise le iniziali del padre. Entrambi esprimono tutto il risentimento per una vita inclemente e difficile.
“Creature luminose” non è però un film impantanato nella sofferenza, ma un’opera in cui si irradiano vibranti sfumature di sentimento e di speranza. Tova e Cameron superano insieme diffidenze e paure, scoprendo una comunità solidale pronta a tendere loro la mano. Un film arioso e denso di speranza, che brilla anche per l’attenzione verso animali e natura. Consigliabile, poetico, per dibattiti.

