Papa a Napoli: p. Tesse, “aspettiamo con gioia un nostro fratello”

Come vive un religioso agostiniano la visita di un Papa suo confratello nella propria città? Lo abbiamo chiesto a padre Giuseppe Tesse, parroco della chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio.

(Foto Vatican Media/SIR)

(da Napoli) “Preghiamo, perché l’annuncio di Gesù, che Papa Leone proporrà alla Chiesa e al mondo, possa trovare ascoltatori umili, docili e accoglienti dalla buona novella che tramite la sua voce lo Spirito Santo farà risuonare”. Padre Giuseppe Tesse è il parroco dell’unica parrocchia agostiniana di Napoli,  la chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio in via Girolamo Santacroce,  e formula così al SIR il suo auspicio  per la visita del primo Papa agostiniano della storia che domani visiterà la sua città. Nelle sue parole si sente l’attesa trepidante, ma con la tipica riservatezza della famiglia spirituale a cui appartiene preferisce non soffermarsi troppo sugli aneddoti personali. Il ritratto, però, del suo confratello esprime a tutto tondo l’essenza stessa del suo magistero.  

Sta per arrivare a Napoli il primo papa agostiniano. Lei è il parroco dell’unica parrocchia dei Padri Agostiniani a Napoli.  Come sta vivendo questo momento? 

Stiamo vivendo con grande gioia la visita di Papa Leone, perché oltre ad essere il pastore della Chiesa e il  Successore di Pietro  è un fratello della nostra famiglia Agostiniana, una persona amabile, con il quale abbiamo anche condiviso tanti momenti belli. 

Avete organizzato qualche iniziativa in preparazione alla visita del Santo Padre? E se dovesse tracciare un identikit della sua parrocchia, come la descriverebbe? 

Per prepararci alla visita di Papa Leone abbiamo accolto le ricche proposte che diocesi ha preparato per tutte le parrocchie e che focalizzano il ruolo ecclesiale del Successore di Pietro: l’ora di adorazione del Giovedì Santo, che focalizzava Pietro chiamato ad amare Gesù più degli altri apostoli e a prendersi cura del Suo gregge; una serie di catechesi,  “Incontro a Pietro”, che riprendendo il cammino della diocesi, del suo Sinodo e degli Orientamenti Pastorali ha come sfondo Gesù con i discepoli di Emmaus. La preghiera per il Papa, che sempre è sulle labbra e nel cuore dei fedeli, in questi giorni è stata particolarmente intensa, aiutata da intenzioni di preghiere, che l’Ufficio Liturgico ha proposto per le domeniche di Pasqua. 

In sintonia con il carisma agostiniano, la nostra è una parrocchia che cerca un’ intimità sempre più autentica con Gesù, per scoprirlo Maestro interiore, e una comunità che si caratterizza per l’accoglienza. Il fermarsi a prendere il caffè insieme dopo la messa parrocchiale, mentre i bambini giocano, è una delle  iniziative che vanno nella giusta direzione. 

 “Ho rinunciato a tante cose, ma non rinuncio ad essere agostiniano”, è stata una delle prime frasi pronunciate da Robert Francis Prevost dopo l’elezione al soglio pontificio. Qual è, secondo lei, il “valore aggiunto” che il carisma agostiniano può portare al governo della Chiesa? 

Il valore aggiunto che un Papa Agostiniano può dare alla Chiesa è riscontrabile nel motto che Papa Leone si è scelto: “In illo unum uno”.

I due pilastri della spiritualità agostiniana sono l’interiorità e la comunione:

il mettere Cristo al centro della vita riempie il cuore, dà gioia, spinge ad annunciarlo. Da questo rapporto, sempre più profondo e autentico, scaturisce il grande dono della comunione, dell’unità, della pace da accogliere e da realizzare, nella Chiesa e oltre.  

Papa Leone XIV è sulla scia di Francesco, di Leone XIII e di S. Agostino. 

È sulla scia di Papa Francesco perché è un cristiano  “in uscita”, per più di 20 anni ha lasciato la sua ricca Chicago per andare a servire il popolo di Dio in Perù, come educatore dei giovani agostiniani in formazione. Ha ricoperto servizi come professore, come preside degli studenti di teologia e in fine come Vescovo. E’ sulla scia di Leone XIII perché questo Papa, protettore dell’Ordine Agostiniano, ha elevato all’onore degli altari parecchi religiosi agostiniani e tra questi anche S. Rita da Cascia. Inoltre Leone XIII è stato il Papa che ha emanato la prima Enciclica sulla dottrina sociale della Chiesa: “Rerum novarum”, quindi una persona dalla grande sensibilità verso i più bisognosi. Leone XIV è sulla scia di S. Agostino, perché avendo abbracciato la spiritualità agostiniana è una persona di forte interiorità, per questo ha esercitato i suoi vari servizi nella Chiesa con umiltà, competenza e gioia. Inoltre la seconda dimensione della spiritualità agostiniana – la comunione – è una dimensione che connota la sua persona:

dal suo primo saluto, infatti, si è potuto notare l’accento sulla pace, l’unità, il camminare insieme, darsi la mano.

Conosceva già il suo confratello chiamato ad essere successore di Pietro? Può citarci qualche aneddoto personale?

Sì, ci siamo incontrati varie volte e ciò che mi colpiva era la sua semplicità, nonostante la notevole cultura, preparazione e ruolo: Priore Generale o Cardinale.

Nei suoi discorsi, il Papa cita molto spesso Sant’Agostino, in modo particolare quando si rivolge ai giovani. Cosa può dire, secondo lei, il santo di Ippona alla generazione digitale?

Agostino è stato un grande cercatore della felicità e quando era lontano da lei stava male. Non si è mai arreso, e dopo aver percorso tante strade illusorie ha trovato nell’umile Gesù la verità e la gioia.

Oggi tanti giovani cercano in percorsi illusori la gioia, Agostino dice di non arrendersi all’infelicità e di cercare con il cuore ciò che vale veramente:

“ci hai fatti per te e il cuore non ha pace se non riposa in Te”, pensiero ancora oggi tanto attuale.

Ha nel cuore un auspicio particolare per questa visita?

L’ auspicio è che il popolo napoletano, caratterizzato dall’ allegria e giovialità, che come tutti sta soffrendo tanto in questo momento per le continue notizie bellicose e per le sue conseguenze, possa riscoprire in Gesù la fonte della pace e della gioia vera, capace di risollevare da ogni depressione e scoraggiamento e ridare speranza.

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