La tradizionale parata del 9 maggio che a Mosca, sulla Piazza Rossa, celebra la Giornata della Vittoria, cioè la capitolazione della Germania nazista durante la II Guerra mondiale, per questa 81° edizione non vedrà sfilare missili, bombe, carri di ogni forma. Questo per scongiurare il rischio di attacchi terroristici, ha dichiarato il Cremlino, cioè possibili incursioni di droni ucraini. Però sarà una parata “innovativa”, perché con un qualche collegamento con le truppe sul fronte dell’”operazione militare speciale”. E poi sì, è confermato il passaggio della pattuglia acrobatica a colorare il cielo con i colori della potenza russa.
Scende la popolarità di Putin. L’aria però in Russia è pesante, ancora o sempre di più, non si riesce più a distinguere. Certo è, secondo il sondaggio del 30 aprile diffuso dall’istituto di ricerca indipendente Levada, che il consenso di Vladimir Putin è sceso al 79%, otto punti percentuali in meno rispetto al settembre 2025. I dati sono in calo anche secondo istituti di indagine filo-governativi, come la Fom, Fondazione per l’Opinione Pubblica. Levada spiega che il 16% degli intervistati disapprova nettamente l’operato del presidente (+5% rispetto al settembre 2025). Il tasso di approvazione per l’operato Putin è più alto tra le donne (83%), i giovani sotto i 24 anni (83%), gli intervistati più benestanti (84%), i moscoviti (83%), coloro che si fidano della televisione e dei canali MAX come fonte di informazione (83% e 85%) e coloro che credono che le cose nel Paese stiano andando nella giusta direzione (98%). A disapprovare l’operato di Putin sono gli uomini (21%), gli intervistati tra i 40 e i 54 anni (17%), i meno abbienti (19% tra coloro che a malapena hanno abbastanza da mangiare), coloro che utilizzano i canali YouTube come fonte di informazione (28%) e coloro che ritengono che le cose nel Paese stiano prendendo una brutta piega (45%).
La stretta digitale: il blocco di Telegram e la battaglia contro le VPN. Di notizie che raccontano della brutta piega ce ne sono a bizzeffe, tra l’economia in seria difficoltà e i diritti e le libertà sempre più compressi, a tutti i livelli. La più recente ed eclatante delle nuove repressioni è stata quella dell’interruzione di internet a marzo, per circa tra settimane, e il blocco di Telegram, la piattaforma di messaggistica diventata molto popolare dopo la chiusura di Whatsapp. Le ricadute sono state pesanti non solo sul piano delle libertà, ma anche economico e commerciale. I russi, per riuscire a restare su Telegram, hanno installato in massa le VpN, Virtual Private Network, o “connessioni sicure”, che aiutano ad aggirare le restrizioni mascherando l’indirizzo Ip e instradandolo verso un server remoto gestito da un provider separato. Ma il Cremlino ora sta cercando ovviamente di impedire, bloccare, sanzionare l’uso delle Vpn. Tutti dovrebbero usare MAX e VKontakte, i due social che i Servizi segreti possono controllare.
Repressione politica e il bavaglio all’opposizione. Non smettono nemmeno le repressioni mirate. Dei giorni scorsi la notizia che Alexander Shishlov, deputato del partito di opposizione Jabloko all’Assemblea legislativa di San Pietroburgo, si è dovuto dimettere perché sotto processo con l’accusa di “estremismo” per aver ripubblicato un’intervista di tre anni fa a Grigory Yavlinsky, economista, anche egli esponente politico militante nelle file di Jabloko, in cui si citava l’oppositore politico, ora defunto, Alexei Navalny. “Ahimè, non è uno scherzo, ma la realtà russa attuale”, ha commentato l’oppositore Vladimir Kara-Murza, raccontando la notizia sul suo canale Telegram. Il clima quindi resta pesantissimo e processi e arresti la risposta più ordinaria a ogni tipo di opposizione.
Konstantin Larionov: un nuovo volto per il dissenso di base? C’è quindi da chiedersi quanto potrà resistere il giovanissimo Konstantin Larionov, che secondo Novaja Gazeta Europa è “il nuovo volto dell’opposizione in Russia”. Ventinove anni, cresciuto politicamente lavorando per la campagna elettorale di Boris Nadezhdin alle presidenziali del 2024, ora starebbe cercando di diventare un punto di riferimento a livello di movimenti di opposizione di base nella sua regione, Kaluga, dove intende candidarsi per la Duma di Stato. Sarà un percorso irto di ostacoli e insidie. Sta coagulando intorno a se coloro che vogliono il cambiamento e ha aperto centri a Vladimir, Tomsk, Veliki Novgorod oltre che a Kaluga. E intanto organizza manifestazioni per chiedere un internet libero.
Il fronte dei prigionieri politici e la voce delle “Donne contro la guerra”. Secondo quanto Vladimir Kara-Murza ha riferito alla Piattaforma delle Forze Democratiche Russe presso l’APCE, i prigionieri politici in Russia sarebbero oltre 2.000. L’oppositore ha chiesto che “i Paesi europei intraprendano azioni concrete per garantirne la liberazione, sia attraverso scambi di prigionieri sia nell’ambito di un possibile accordo di cessate il fuoco in Ucraina”. In questo contesto è nata l'”Iniziativa per la Responsabilità della Russia” per documentare le violazioni dei diritti umani. E di violazioni parla la mostra “Donne contro la guerra” che dopo Parigi, Vienna, Budapest, anche a Strasbsurgo ha esposto le storie di 16 dissidenti russe e 250 civili ucraine detenute. Per la curatrice Daria Serenko, esponente del “Movimento femminista contro la guerra”, “queste donne sono state punite per essersi opposte alla guerra, per aver parlato, scritto, creato e aiutato gli altri”. Secondo le attiviste, dietro queste 16 storie ce ne sono migliaia che dal 2022, sarebbero state fermate: “Alcune donne sono scomparse, altre sono state rilasciate, altre ancora perseguitate”. Serenko ha però denunciato: “In un mondo in cui le autocrazie sono in ascesa, i prigionieri politici non fanno più scalpore”, chiedendo agli eurodeputati: “Guardate questi volti e ricordateli, e continuate a nominarli quando si parla di collaborazione con il regime di Putin.”

