Venerdì Santo: p. Pasolini, “deporre le armi, in un tempo dove persino il nome di Dio viene invocato per giustificare guerre”

“Deporre le armi che ancora stringiamo tra le mani”, “in un tempo come il nostro, così lacerato ancora dall’odio e dalla violenza, dove persino il nome di Dio viene invocato per giustificare guerre e decisioni di morte”. È l’invito di padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa pontificia, nell’omelia della celebrazione della Passione del Signore, presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro. “Forse non ci sembrano così pericolose come quelle di cui dispongono i potenti del mondo, eppure anche esse sono strumenti morte, perché sono sufficienti a infierire, a ferire, a svuotare di senso le nostre relazioni quotidiane”, ha spiegato il religioso, secondo il quale “ieri come oggi il mondo ha bisogno di essere salvato dalla violenza del male, dall’ingiustizia che uccide, dalle divisioni che umiliano. Ma la salvezza non calerà dall’alto né potrà essere garantita da decisioni politiche, economiche o militari”. “Il mondo viene continuamente salvato da chi è disposto ad accogliere i canti del servo del Signore come forma della propria vita”, la tesi di Pasolini: “Lo ha fatto Gesù, che ha preso sul serio la volontà del Padre accogliendola come spartito da seguire fino in fondo, con forti grida e lacrime. Anche a noi è consegnato lo spartito della croce: possiamo accoglierlo liberamente, se accettiamo che non c’è nessuna circostanza difficile che non possa essere affrontata, non c’è nessun colpevole su cui puntare il dito, nessun nemico che può impedirci di amare e servire. Ci siamo invece noi, che scegliendo di non restituire male, di restare pazienti nella tribolazione, di credere nel bene anche quando le tenebre sembrano inghiottire tutto, possiamo diventare, giorno dopo giorno, quei servi di cui il Signore ha bisogno per portare salvezza nel mondo”.

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