“Il mondo davanti al male conosce solo due strade: arrendersi o restituirlo. Lo vediamo continuamente: nelle guerre, nelle divisioni, nelle ferite che segnano tutte le nostre relazioni”. Lo ha detto padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa pontificia, nell’omelia della Passione del Signore, presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro. “Il male continua a circolare perché trova sempre qualcuno disposto a restituirlo e a moltiplicarlo”, ha osservato il religioso commentando i quattro canti del Servo di Jahvé narrati dal profeta Isaia. “Gesù ha spezzato questa catena, non imponendosi con una forza superiore ma accogliendo quello che gli è successo e riconoscendo in quegli eventi drammatici della Passione lo spartito dei canti di amore e servizio che il Padre aveva affidato alla sua vita”, ha commentato Pasolini: “Non ha eseguito questo spartito in modo meccanico, lo ha fatto suo, traducendo le parole profetiche in gesti concreti, in perdono, in silenzi pieni di compassione. Così percorrendo la via della Croce Gesù ha imparato l’obbedienza più difficile, quella dell’amore per l’altro, anche quando altro si presenta come un nemico”.