Pasqua 2026: mons. Brambilla (Novara), “Dio trasforma la nostra inimicizia, ingiustizia, invidia, menzogna e violenza trasfigurandole nel gesto di amore di Gesù”

“La vicenda di Gesù non è terminata nel fallimento e nella maledizione, ma contiene in germe la vita stessa di Dio. Dobbiamo ricuperare il ‘centro della nostra fede’: Dio trasforma la nostra inimicizia, ingiustizia, invidia, menzogna, aggressività e violenza, sino a farci guerra, trasfigurandole nel gesto di amore di Gesù, che diventa sorgente inesauribile di vita”. Lo ha scritto il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, nel messaggio alla diocesi per la Pasqua.
Nella sua riflessione, il presule sottolinea che “la fede pasquale non annuncia solo una notizia inaspettata, non la proclama soltanto ai quattro venti, ma la propone come ‘testimonianza’”. “Lo stile della testimonianza – spiega – qualifica il modo di dire dei primi cristiani, perché plasma la loro esistenza: ciò che essi dicono agli altri è avvenuto in sé stessi, ciò che dicono di Dio che dà la vita a Gesù è la sorgente inesauribile della novità pasquale. Pasqua significa ‘passaggio’: è la svolta tra il precedente abbandono, fuga, tradimento, incomprensione dei discepoli Gesù e la nuova forma del vedere, che è un conoscere ‘in modo nuovo’ Gesù”. Mons. Brambilla mette poi in evidenza come “è impossibile ritrovare il Risorto solo nella linea del prolungamento delle nostre attese, di una speranza della vita che va oltre la morte. Il profeta crocifisso non va cercato tra i morti, non è lì! Bisogna cercare da un’altra parte”. “Il desiderio degli uomini di ogni tempo, e anche per noi oggi, spera una vita in pienezza, ma non può raggiungerla da solo, se non irrompe dall’alto l’annuncio della risurrezione”, rileva il vescovo: “Vedere il volto di Dio che si rivela nel Risorto corrisponde all’attesa degli uomini, ma non è nella loro possibilità passare dalla tomba all’in­contro con Lui. Gesù risorto è colui che è fedele sino alla fine alla dedizione di Dio e provoca la svolta della fede: da un Dio su misura dell’uomo ad un uomo che si lascia trasformare dalla vita di Dio”. Mons. Brambilla conclude richiamando le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI a Verona (2006): “La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini e di donne entro la quale viviamo”. “Questo – commenta il vescovo – è il mio augurio pasquale!”.

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