Pasqua 2026: mons. Mansi (Andria), “il Risorto è tra coloro che, con testardaggine evangelica, seminano pace e dialogo”

“Cristo non abita il recinto della nostra rassegnazione. Quel ‘non è qui’ non è un’assenza che ci deve spaventare, ma una missione che ci deve entusiasmare. ‘Non è qui’, nelle nostre sagrestie chiuse: è fuori, sulle strade dove la gente soffre la solitudine. ‘Non è qui’, nelle logiche del profitto che schiaccia la dignità: è nel gesto profetico di chi condivide e di chi lavora per una giustizia vera. ‘Non è qui’, dove si alzano i muri dell’odio: è tra coloro che, con testardaggine evangelica, seminano pace e dialogo”. Lo ha scritto il vescovo di Andria, mons. Luigi Mansi, nel messaggio augurale per la Pasqua.
“La pagina del Vangelo di Giovanni, che sarà proclamata nelle nostre assemblee liturgiche il giorno di Pasqua, ci narra che Maria di Magdala ‘si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio’ (Gv 20,1). È un’immagine – rivela il presule – che sento vicina al nostro cuore in questa Pasqua 2026. Anche noi, come Maria, ci muoviamo spesso in un tempo che definiamo ‘buio’: le nubi della guerra non sembrano diradarsi, l’incertezza economica pesa come un macigno e avvertiamo la fatica di una fede che talvolta sembra sbiadire in abitudine”. “Proprio in questo scenario, l’annuncio pasquale – commenta mons. Mansi – non cancella il buio, ma lo attraversa. Spesso cerchiamo un Gesù ‘crocifisso’, fermo nel dolore, bloccato in una Chiesa che fu o nelle macerie delle nostre lamentele. Ma l’angelo ci scuote: ‘So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui’ (Mt 28,5-6)”.
“Guardo con animo di pastore alle nostre assemblee, a volte meno numerose di un tempo, e avverto il peso del vostro smarrimento”, prosegue il vescovo, esortando: “Non lasciamoci vincere dalla preoccupazione dei numeri o dallo scoraggiamento del ‘si è sempre fatto così’. Chiediamoci insieme, con umiltà: dove stiamo cercando il Signore? Forse lo abbiamo cercato solo tra le abitudini che rassicurano, dimenticando che Egli è il Dio delle sorprese”. “Partecipare alla vita della nostra Chiesa – ammonisce mons. Mansi – non significa semplicemente ‘occupare un posto’ nei banchi, ma sentirsi parte pulsante di un unico corpo. Ogni nostra assenza è una ferita alla bellezza del volto di Cristo; ogni nostra presenza è un riflesso della Sua luce. Abbiamo bisogno degli sguardi di tutti, di una creatività che apra strade nuove, di una testimonianza coraggiosa nei luoghi dove la vita quotidiana si fa fatica e speranza: negli ambienti di lavoro, nelle scuole, nelle case. È lì che il Risorto vuole camminare attraverso i nostri passi”. “La mia benedizione per questa Pasqua 2026 è un invito al coraggio”, conclude il vescovo: “Non fermiamoci davanti alla pietra del sepolcro. Alziamo lo sguardo. Cerchiamo il Risorto nel volto di chi ci sta accanto. Cerchiamolo nella gioia di un perdono donato e ricevuto, nella fatica di un’onestà mantenuta nonostante tutto, nella bellezza di una vita spesa per gli altri”.

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