Messa crismale: mons. Borghetti (Albenga-Imperia), “un sacerdote che non si consuma è come un cero spento”

“Un sacerdote che non si consuma è come un cero spento”. Con questa immagine mons. Guglielmo Borghetti, vescovo di Albenga-Imperia, ha centrato la sua omelia della messa crismale, celebrata ieri nella cattedrale di San Michele ad Albenga davanti al presbiterio diocesano riunito per il rinnovo delle promesse sacerdotali e la benedizione degli oli santi. Ispirandosi all’Exameron di sant’Ambrogio, il presule ha tratteggiato l’immagine dell’alveare come simbolo della comunità cristiana: “un organismo dove ogni membro ha un compito specifico per il bene comune”, non un insieme di “monadi isolate” ma un corpo unito chiamato a farsi “fermento per un mondo riconciliato”. Al centro della riflessione la simbologia della cera, materia del cero pasquale e frutto del lavoro delle api: il “sì” sacerdotale è l’offerta di un’umanità destinata a farsi “combustibile” per diffondere la luce di Cristo, senza la quale la Verità rischierebbe di restare un “concetto freddo”. Mons. Borghetti ha esortato i sacerdoti a essere come l’ape, che “attinge al nettare della Grazia senza danneggiare il fiore, senza calpestare la sensibilità dei fedeli”, trasformando l’impegno pastorale in una predicazione che non sia “giudizio che ferisce, ma dolcezza che nutre e guarisce le ferite dell’anima”. Infine, ha messo in guardia dalle tentazioni dell’isolamento rancoroso e dell’insoddisfazione, che portano all’infecondità apostolica: la forza del clero risiede nell’unità attorno al vescovo e a Cristo.

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