“Abbiamo davanti una grande opportunità per costruire una pace duratura, impegnandoci nel bene comune, nel miglioramento della sicurezza sociale, in un’educazione di qualità per bambini, adolescenti e giovani, nel superamento della povertà che colpisce tante case, in investimenti etici e responsabili che offrano lavoro dignitoso e opportunità per tutti, in un’ecologia integrale che rispetti la natura”. Lo ha affermato, a Caracas, durante i riti della Settimana santa, l’arcivescovo Raúl Biord Castillo.
“La croce che porta il Nazareno è segno di riconciliazione – ha affermato mons. Biord -. Ha due bracci che uniscono quattro estremità: il braccio verticale ci conduce dalla terra al cielo, dall’umano a ciò che è di Dio. Il braccio orizzontale ci unisce, da un lato, ai fratelli, ai quali offriamo un gesto di pace e, dall’altro lato, alla natura che Dio ci ha donato come casa comune. In questi ottocento anni del transito di San Francesco d’Assisi, vogliamo incontrarci con il Signore della Croce, che ci chiede di essere agenti di pace e bene: pace con Dio, pace con i fratelli, pace con il creato”.
Secondo l’arcivescovo non si tratta di “un richiamo idilliaco, né impossibile: il Venezuela ha bisogno di pace, frutto della verità e della giustizia, ha bisogno di perdono, ha bisogno di generare fiducia, ha bisogno di un progetto articolato e condiviso del Paese che vogliamo e meritiamo. Il Venezuela ha bisogno di noi, di tutti i venezuelani. È ora di assumere impegni”.
“Ti chiediamo, Gesù Nazareno – la preghiera conclusiva – che in Venezuela abbiamo salute, lavoro dignitoso, giustizia, pace e, soprattutto, molta speranza. La tua sofferenza ci ricorda che sei un Dio che cammina con noi verso la risurrezione. Ti chiediamo, Gesù Nazareno, che in Venezuela abbiamo salute, lavoro dignitoso, giustizia, pace e, soprattutto, molta speranza”.