Messa in Coena Domini: mons. Caiazzo (Cesena), “l’Eucaristia che riunisce tutti è il contrario della guerra, del sangue innocente versato, della tirannia e della prepotenza”

“Viviamo questo triduo santo entrando nel cuore del mistero che si svela ai nostri occhi attraverso le parole e i gesti compiuti da Gesù perché diventino il nostro linguaggio e i nostri gesti quotidiani”. Si è conclusa con questa esortazione l’omelia pronunciata ieri sera dall’arcivescovo di Cesena-Sarsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, durante la messa “in Coena Domini”.
“Questa sera – ha osservato il presule – sperimentiamo in modo speciale la potenza dell’amore di Dio per noi. Si anticipa nel rito ciò che domani contempleremo adorando la Croce: l’immolazione di Cristo attraverso la sua crocifissione e morte. È esattamente nel momento in cui Gesù sta istituendo l’Eucaristia che compie un altro gesto: lava i piedi dei discepoli! È lo stesso gesto che fra poco Gesù compirà attraverso di me, successore degli apostoli e servo in mezzo ai servi”. “Questa sera ho pensato a 12 di voi che vivete il compito sul nostro territorio e a favore della collettività come imprenditori, professionisti, manager”, ha spiegato mons. Caiazzo, aggiungendo che “quanto vivremo, nella sua semplicità, è carico di insegnamenti per come vivere l’umiltà, il servizio disinteressato e l’amore fraterno. Sono tre insegnamenti che riassumono il contenuto del Vangelo, spronando ogni cristiano a vivere la propria fede, nella condizione in cui si trova e nel ruolo che svolge, in modo concreto e trasformante”. Soffermandosi poi sulla “
potenza dell’amore di Dio per gli uomini” che manifesta “inginocchiandosi davanti alla nostra umanità per rivestirci della sua divinità”, l’arcivescovo ha ammonito: “Questo siamo chiamati a fare tra di noi mentre nel mondo assistiamo alla logica dello scontro tra culture, religioni, potenze militari ed economiche. Insomma la logica del più forte che sta procurando tantissimi danni a intere popolazioni che vengono private di tutto (casa, cibo, vestiti, affetti cari). In una parola: privati e spogliati della loro dignità. È di certo un mondo che si serve del nome di Dio ma che ha bandito Dio”. “Tutti – ha proseguito –  Chiesa, politica, imprenditoria, scuola, sanità, lavoriamo con un unico intento: desiderare il bene comune. In tutti questi ambienti ciò che deve crescere, sviluppandosi, è il senso dell’appartenenza ad una comunità nella quale ci identifichiamo pur avendo sensibilità diverse. Insieme sentiamo che la Chiesa, come la scuola o il luogo del lavoro, è casa nostra e tutti siamo chiamati a dare il meglio per crescere e progredire insieme. Questo principio ci aiuta a vincere ogni forma individualista: la storia ci insegna che è la fine di ogni convivenza e di ogni civiltà”. “L’Eucaristia che riunisce tutti, fa incontrare tutti, è il contrario della guerra, del sangue innocente versato, della tirannia e della prepotenza. È la pace che mette nel cuore di chi la vive e la riceve e tesse relazioni di pace nella propria famiglia, nella Chiesa, nei luoghi di lavoro tra imprenditori e dipendenti”, ha osservato mons. Caiazzo, per il quale “questa sera, attraverso l’istituzione dell’Eucaristia e il gesto della lavanda dei Piedi, forse entriamo in crisi perché spesso ci riesce difficile diventare pane spezzato per chi è nel bisogno, perdonare chi ci ha fatto un’offesa anche di poco conto”. “Potrebbe succedere che – ha rilevato – a volte più che lavare i piedi dell’altro si cada nella tentazione di guardare la sporcizia di quei piedi puntando il dito sui difetti, parlando male, giudicando, condannando, e magari senza far nulla per aiutarlo”. “Il dono del corpo e del sangue di Gesù – ha notato – ci fa desiderare ciò che è eterno impegnandoci a vivere la nostra esistenza nel servizio della stessa”.

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