Messa crismale: mons. Savino (Cassano) ai sacerdoti, “non scoraggiatevi. Teniamo vivo il fuoco, insieme”

“Cari preti, religiosi e diaconi, grazie per ciò che fate! Non scoraggiatevi. Teniamo vivo il fuoco, insieme. Non quel fuoco a cui si riscaldava Pietro, che, riconosciuto, rinnegò il suo Maestro”. Lo  ha detto il vescovo di Cassano allo Ionio, mons. Francesco Savino, dura te la celebrazione della messa del Crisma. “Teniamo vivo il fuoco acceso dal Maestro, che risorto preparò, con del pesce sopra e del pane. Egli prepara quest’oggi per noi il suo banchetto di perdono e di vita. E noi siamo lieti di prepararlo con lui per le moltitudine affamate di senso e di gioia”. La  celebrazione “ci avvicina al Sacro Triduo Pasquale nel segno della gioia. Nonostante una imponente tradizione che ci suggerisce di contemplare il dolore di Gesù, e nel suo, ogni altro dolore ingiustamente procurato, celebrare la Pasqua è affermare la vita e annunciare la nostra liberazione dal male”, ha detto il presule che nella sua omelia ha riflettuto “sul mistero cui rinviano gli oli che consacriamo, per i quali la nostra vita è unta di gioia e profumata di Cristo nei suoi passaggi fondamentali”. Il  modo “in cui il linguaggio dei segni ci parla è legato all’olio dei catecumeni”: “significa l’importanza di essere agili, non rigidi, pronti al confronto con una realtà che agisce su di noi e ci vuole far suoi. Occorre non abbandonarsi, ma rispondere alla vita! Occorre giocarsi, interagire, lottare”. Per il vescovo “abbandonarsi alla volontà di Dio non ha nulla della rassegnazione. Al contrario, avviene in una lotta come quella vissuta da Giacobbe. Certo, mi direte, l’olio dei catecumeni rinvia alla lotta contro il male, non certo alla lotta con Dio. È vero, ma nella vita noi ci confrontiamo con luci e tenebre, bene e male, in molti casi senza poterli districare, senza sapere in anticipo, senza trovarli allo stato puro”. “La nostra terra soffre e come anche la Chiesa soffre a causa di una certa assuefazione a ciò che non fa. Un senso di impotenza – ha detto – sembra sospingerci all’accidia, al fatalismo, al ‘nulla cambierà mai’. È la rinuncia al vangelo e alla sua potenza. È dimenticare che ognuno di noi, come Gesù, è sospinto dallo Spirito nel deserto a imparare la lotta e a decidere da che parte stare. Per questo lo Spirito del Signore è su di noi”. Di questo Spirito “disceso su di noi è segno per eccellenza il Sacro Crisma, con cui siamo unti e consacrati. Non solo noi ordinati al ministero diaconale, presbiterale ed episcopale. Nel Sacro Crisma siamo sacerdoti, re e profeti insieme a tutte le battezzate e i battezzati che camminano con noi, a quelli da cui abbiamo ricevuto la fede e a coloro che ci testimoniano mirabilmente la fede: piccoli, poveri, anziani”, ha spiegato il presule aggiungendo che “il mondo attorno a noi può davvero cambiare. Un mondo in cui re, sacerdoti e profeti non si contendono il potere, non si guardano in cagnesco, non competono per primeggiare, ma diffondono il profumo di Cristo, è un mondo che può sperare”.

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