Gioco d’azzardo: Gualzetti (Consulta antiusura), “la ‘puntata che conta’ è quella su dignità delle persone, giustizia sociale, protezione dei più deboli”

Luciano Gualzetti (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Di fronte alle recenti dichiarazioni del ministro dello Sport Andrea Abodi e del presidente della Figc Gabriele Gravina, la Consulta nazionale antiusura esprime dissenso e preoccupazione. L’idea di riconoscere allo sport un ‘diritto alla scommessa’ è una scelta che ignora volutamente la realtà: l’azzardo non può essere considerato un motore di sviluppo, ma un moltiplicatore di povertà, dipendenze e usura”. Lo dichiara oggi il presidente nazionale della Consulta nazionale antiusura, Luciano Gualzetti.
“Da vent’anni incontriamo famiglie distrutte dall’azzardo legale, lavoratori travolti dai debiti, giovani risucchiati da piattaforme che promettono guadagni e consegnano disperazione – racconta Gualzetti -. Sappiamo bene dove porta questa strada: al sovraindebitamento, alla perdita della dignità, sotto lo schiaffo dell’usura. E a cadere sono sempre gli stessi: i più fragili, i più soli, i più esposti”.
Per questo, spiega il presidente della Consulta nazionale, “è inaccettabile che lo Stato e le istituzioni sportive scelgano di legare il proprio finanziamento a un meccanismo che produce vulnerabilità sociale. È inaccettabile che si parli di ‘opportunità economica’ mentre migliaia di famiglie vengono schiacciate da debiti di gioco. È inaccettabile che si continui a normalizzare l’azzardo mentre il Paese affronta un’emergenza silenziosa fatta di sofferenza, ricatti e usura”.
Gualzetti ricorda: “Il settore delle scommesse è già oggi un terreno minato: match fixing, infiltrazioni criminali, riciclaggio, un’offerta smisurata e incontrollabile. Eppure, invece di rafforzare le tutele, si propone di ampliare il legame tra sport e scommesse, trasformando un fenomeno con conseguenza patologiche in una fonte di finanziamento strutturale”.
“La Consulta nazionale antiusura esprime con chiarezza: questa non è la direzione di un Paese che vuole proteggere i suoi cittadini – aggiunge il presidente -. La vera responsabilità pubblica non consiste nel fare cassa sulle fragilità, ma nel prevenire la dipendenza, sostenere le famiglie, spezzare il circuito che dal gioco porta al debito e dal debito all’usura”.
Di qui l’appello: “Chiediamo al Governo e ai vertici dello sport italiano di fermarsi. Di ascoltare chi ogni giorno raccoglie le macerie sociali dell’azzardo. La ‘puntata che conta’ non è quella sulle partite: è quella sulla dignità delle persone, sulla giustizia sociale, sulla protezione dei più deboli. Ed è una puntata che non possiamo permetterci di perdere”.

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