Messa in Coena Domini: mons. Pellegrini (Concordia-Pordenone), “lasciamoci scalfire dalle necessità degli altri. Il mondo ha fame di senso, speranza e tenerezza”

“Come il pane deve essere spezzato per nutrire, così noi dobbiamo lasciarci scalfire dalle necessità degli altri. Vivere l’Eucaristia in famiglia, ad esempio, significa spezzare il proprio orgoglio per chiedere scusa o per perdonare un torto, trasformando una tensione in un momento di comunione”. Lo ha affermato ieri sera il vescovo di Concordia-Pordenone, mons. Giuseppe Pellegrini, durante la messa nella Cena del Signore che ha presieduto nella concattedrale di Pordenone.
Nell’omelia, commentando la pagina evangelica, il presule ha rilevato che “l’Eucaristia è il sacramento dell’amore e questo amore ci viene presentato con due gesti: la lavanda dei piedi e lo spezzare il pane, per dirci che l’amore di Dio non è una teoria astratta, ma un corpo che si piega e si spezza. Dio non ci guarda dall’alto della sua onnipotenza, ma dal basso, dai nostri piedi stanchi e impolverati”. “La Chiesa nasce qui”, ha ammonito: “Non come una struttura di potere, ma come una comunità di persone che, avendo ricevuto misericordia, imparano a chinarsi l’uno sull’altro”. “La lavanda è il preludio necessario all’Eucaristia: non si può mangiare il Corpo di Cristo se non si è disposti a servire il corpo del fratello”, ha proseguito il vescovo. Nella nostra vita quotidiana, ha aggiunti, lo “spezzare il pane si può tradurre nel rinunciare alla nostra durezza: l’orgoglio, il voler avere sempre ragione, il bisogno di apparire perfetti”. “Per noi, il valore dello spezzare il pane può assumere diversi significati”, ha commentato. Innanzitutto “è Comunione: ricevendo il pane spezzato, diventiamo un solo corpo. L’Eucaristia distrugge l’isolamento. Non esiste un cristiano solitario, siamo tutti frammenti dello stesso Pane che Dio ha diviso per noi”. Poi “è Sacrificio: Gesù ci insegna che la vita fiorisce solo quando viene donata. Finché teniamo la vita per noi, essa marcisce come il pane vecchio. Quando la spezziamo nel servizio, nella pazienza e nell’accoglienza, essa diventa nutrimento per gli altri”. Infine “è Presenza reale: in quel pezzo di pane, Gesù nasconde la sua divinità per farsi accessibile, segno della vulnerabilità di Dio. Egli è così umile da lasciarsi mangiare, da voler diventare parte del nostro sangue e delle nostre ossa”.
“In questo nostro tempo, segnato da profonde divisioni, solitudini digitali e conflitti che sembrano non avere fine, il segno dello spezzare il pane scuote le nostre coscienze. Viviamo nella cultura del possedere e dell’accumulo: vogliamo tutto per noi, integri nei nostri privilegi. L’Eucaristia – ha osservato – ci sfida a diventare ‘uomini e donne eucaristici, che hanno il coraggio di spezzare il proprio tempo per ascoltare chi è solo; di spezzare i pregiudizi per accogliere chi è diverso; di spezzare il silenzio per denunciare le ingiustizie”.
“Il mondo oggi ha fame. Non solo di cibo materiale, ma di senso, di speranza e di tenerezza”, ha concluso mons. Pellegrini: “Chiediamo la grazia di saper trasformare anche le nostre ferite e le nostre stanchezze in pane spezzato per la gioia di chi ci cammina accanto”.

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