Il numero dei minori palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case in Cisgiordania “è decuplicato nei primi tre mesi del 2026 rispetto alla media dei tre anni precedenti”. A denunciarlo è Save the Children, che chiede ai governi di esercitare pressioni sulle autorità israeliane affinché pongano fine a “politiche e pratiche discriminatorie” che alimentano un clima di coercizione nei Territori. Secondo l’analisi dell’Organizzazione sui dati Onu, tra gennaio e marzo 2026 sono stati sfollati 685 minori, contro una media di 63 nello stesso periodo del triennio precedente. Solo a gennaio quasi 350 bambini risultavano tra le circa 700 persone costrette a lasciare nove comunità, in molti casi a causa di violenze “agevolate o facilitate” dalle forze di sicurezza israeliane. Da inizio anno 7 minori palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane e 35 feriti da militari e coloni, un dato che si avvicina ai livelli complessivi del 2023 e 2024. Le famiglie denunciano aggressioni, incendi di abitazioni e veicoli, distruzione di terreni agricoli e furti di bestiame, mentre l’escalation regionale ha aggravato la situazione con checkpoint, chiusure stradali e rischi legati alle operazioni militari.
Crescono anche gli episodi di violenza contro studenti: molestati, intimiditi e spesso aggrediti mentre si recano a scuola, con conseguente calo della frequenza e aumento del disagio psicologico. Le restrizioni alla circolazione avrebbero inoltre isolato comunità rurali e beduine, creando condizioni “simili a un assedio”. Save the Children segnala casi di minori colpiti da arma da fuoco, come Khalid, 15 anni, “che ha visto la morte con i suoi occhi”, e adolescenti aggrediti quotidianamente nel tragitto verso scuola, come Kareem, 16 anni, che descrive il percorso come “il sentiero della paura”.
“La violenza dei coloni ha raggiunto livelli sconvolgenti”, afferma Ahmad Alhendawi, direttore regionale dell’Organizzazione. “Questi attacchi hanno terrorizzato bambini e adolescenti con un’impunità pressoché totale. L’ambiente caratterizzato da violenza supportata dallo Stato, discriminazione, distruzione di case e scuole sta devastando la loro salute mentale. Tutto questo deve finire”. Save the Children chiede un intervento internazionale per porre fine alla violenza, assicurare responsabilità per i coloni autori di attacchi e garantire risarcimenti alle vittime. L’Organizzazione opera nei Territori Palestinesi Occupati dal 1953, con presenza permanente dal 1973.