Settimana Santa: mons. Marcianò (Frosinone ed Anagni) in visita al carcere, “non possiamo chiudere gli occhi davanti a tutte le povertà dei fratelli”

Foto diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino

I cristiani “non possono chiudere gli occhi davanti a tutte le povertà dei fratelli. Che non sono solo povertà materiali o la mancanza di soldi, perché poi magari un pezzo di pane lo si trova sempre, ma povertà interiori, ancora più pesanti, quando si vive senza speranza. E quando non ci si sente amati, si muore dentro. E’ l’amore che dà senso alla vita e noi nasciamo da un atto d’amore”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Frosinone-Veroli e Ferentino e Anagni-Alatri, mons. Santo Marcianò nell’omelia della messa celebrata nella Casa circondariale di Frosinone. Prima del rito sacro il presule ha voluto salutare tutti i detenuti ammessi a partecipare, a tutti chiedendo il nome, la provenienza e scambiando delle battute con gli stessi.
Nell’omelia, dopo i saluti del cappellano, don Guido Malpelo, mons. Marcianò ha rimarcato come “Gesù si rivolge a Giuda chiamandolo ‘amico’. Sa che è colui che lo tradirà, ma nutre amore anche nei suoi confronti. Oso dire questa cosa: Giuda è perdonato ancor prima di tradire Gesù. Il male non ha il potere di distruggere l’uomo, guai a sentirsi destinatari di un male che ci distrugge. Anche la Chiesa, di fronte a persone che hanno sbagliato, non può porsi in maniera escludente. E quando mi rendo conto che il male non coincide con la mia dignità, mi pento e mi arriva un fiume di perdono!”. Mons. Marciano – che più volte ha visitato il carcere – si è soffermato sulla dignità “che deve essere riconosciuta da chiunque. Guai a giudicare le persone! Ma ricordiamoci di Caino e Abele e della domanda: dov’è tuo fratello?, che Dio porrà a ognuno di noi nel giorno del giudizio. Il peccato è non amare, non voler bene a colui che ha sbagliato. Sentitevi perdonati da Dio, quel perdono che ci fa dire: basta con il male, io voglio essere una persona nuova, voglio rinascere”. Mons. Marcianò, richiamando le parole confidenziali che poco prima gli aveva rivolto un detenuto: “I miei mi hanno abbandonato” ha detto che sono state parole “che mi hanno ferito il cuore: come si può abbandonare un fratello? Dare dei giudizi non è permesso a nessuno! Noi siamo nati per rinascere ogni giorno e anche qui dentro si può essere liberi. Chi vive amando, vive nella gioia che nessuno potrà mai togliere. Non perdete la speranza!”.

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