“La cosa importante per me non è sapere che Dio esista. È sapere che Dio mi ami”: è da questa riflessione condivisa da un giovane che parte il messaggio di auguri pasquali di don Riccardo Pincerato, direttore del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Cei. Da questa consapevolezza, per il sacerdote, “nasce l’essenziale della fede cristiana: non una teoria da dimostrare, ma un amore da riconoscere”. Don Pincerato invita a guardare al mistero pasquale come alla “rivelazione di un Dio vicino, che non resta ai margini della storia: La croce, il silenzio del sabato, la luce della tomba vuota: tutto parla di un Dio che entra nella vita umana fino in fondo”. Amore che si concretizza “nella vita quotidiana delle comunità cristiane: negli educatori che aprono gli oratori senza sapere chi arriverà, nei responsabili che custodiscono relazioni fragili, negli animatori che imparano a prendersi cura mentre cercano la loro strada, nei consacrati che vivono nei luoghi di confine. Tutti loro non dimostrano che Dio esiste, ma rendono visibile il suo amore”. Lo stesso si può dire per le grandi esperienze ecclesiali, come il recente Giubileo, che, per don Pincerato, continuano a generare frutti: “Non sono eventi che si esauriscono, ma semi che crescono nella trama ordinaria delle relazioni”. È lì, nei gesti semplici e costanti, che ciò che la Chiesa celebra diventa vita. Guardando ai prossimi appuntamenti ecclesiali, don Pincerato auspica una pastorale “capace soprattutto di presenza, ascolto e fiducia verso i giovani, prima ancora che di indicazioni e programmi. Una pastorale che cammina con loro, che accompagna, che costruisce familiarità con il Vangelo”. Il messaggio si chiude con un augurio che nasce dall’esperienza condivisa: “A ciascuno di voi auguriamo di fare esperienza viva di questo amore che precede, accompagna e rinnova.”