Quattro villaggi cristiani del Libano meridionale – Alma Sha’b, Rmeich, Debel e Aïn Ebel – hanno espresso la loro “profonda preoccupazione” per il ritiro dell’esercito libanese da alcune località di confine, temendo “gravi ripercussioni sulla sicurezza”. L’appello, diffuso il 31 marzo, ribadisce la determinazione delle comunità a restare sulle proprie terre “nonostante tutte le circostanze”, e chiede l’intervento dello Stato, delle agenzie Onu e delle organizzazioni umanitarie. A confermare ad Acs la notizia è padre Maroun Youssef Ghafari, parroco di Alma Sha’b: “Il ritiro apre la strada a un futuro incerto e a una situazione estremamente pericolosa. I villaggi ancora abitati sono quelli cristiani, e i loro residenti sono pacifici. Gli abitanti di Rmeich e Aïn Ebel sono determinati a rimanere sulla loro terra, anche se dovessero ‘mangiare la terra’”. Il sacerdote ricorda il legame dei cristiani con la “terra del messaggio”, già segnato dal sangue di vittime recenti, tra cui suo fratello Sami, padre Pierre Raï di Qlayaa e cinque cristiani uccisi tra Aïn Ebel e Debel. Tutti gli abitanti di Alma Sha’b hanno lasciato il villaggio il 10 marzo: “Sono sparsi in tutto il Paese”, spiega. Con il consiglio parrocchiale e il comune, ha cercato di rintracciare ciascuno, per assistere soprattutto chi fatica a farsi avanti. “Dio non abbandona i suoi figli… attraverso la Sua provvidenza si prende cura anche di noi”, dice padre Ghafari, oggi ospitato ad Aaraya, vicino Beirut. In vista della Pasqua, il parroco continua a sostenere spiritualmente la comunità con meditazioni quotidiane e invita i fedeli a partecipare alle celebrazioni nelle parrocchie in cui si trovano. L’unico momento comune sarà la veglia del sabato sera a Jdeidé el-Metn.