Autismo: Iss, il progetto MuSand per individuare precocemente i bambini a rischio

Prosegue il potenziamento del sistema di sorveglianza neuroevolutiva nei primi anni di vita, con l’obiettivo di individuare precocemente i bambini a rischio e attivare interventi tempestivi. Lo rendo noto l’Istituto superiore di sanità (Iss), in occasione del nuovo Accordo di collaborazione con il ministero della Salute, finanziato attraverso il Fondo Autismo 2025-2026.
In questo ambito è previsto il consolidamento e l’estensione delle reti già attive, come il Network Nida e Baby@Net, nelle unità di neuropsichiatria infantile e nelle terapie intensive neonatali, che hanno consentito il monitoraggio di 1.510 fratellini, 1.940 prematuri e 772 piccoli per età gestazionale e la diagnosi precoce di 326 bambini con disturbo dello spettro autistico e 466 con altri Dns.
In questa prospettiva si inserisce anche il progetto MuSand – “A Multisensory Integrated Approach for Early Identification of Markers in Infants with Elevated Likelihood of Neurodevelopmental Disorders”, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e recentemente selezionato tra i vincitori del Bando Ricerca finalizzata 2024 – Giovani Ricercatori. Il progetto studierà i segnali precoci di rischio nei primi mesi di vita nei bambini con maggiore probabilità di sviluppare disturbi del neurosviluppo, attraverso un approccio multisensoriale innovativo che integra l’osservazione delle risposte a odori, volti, suoni, movimenti e alle prime interazioni sociali. L’obiettivo è individuare indicatori sempre più precoci di sviluppo atipico, descrivere le traiettorie sensoriali dei bambini più vulnerabili e produrre evidenze utili per anticipare la diagnosi e migliorare la presa in carico.
“MuSand rappresenta un passo avanti significativo nella comprensione dei processi precoci dello sviluppo – sottolinea Angela Caruso, responsabile scientifico del progetto – perché integra in modo sistematico dimensioni sensoriali diverse, ancora poco esplorate in maniera combinata. L’obiettivo è fornire strumenti sempre più precisi e tempestivi ai clinici e, al tempo stesso, sviluppare risorse concrete per supportare le famiglie fin dalle primissime fasi di vita”.

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