No a “consegnare quel poco che ci resta e che distingue la Patagonia: i suoi fiumi e i suoi laghi. La sua acqua. Hanno già soffocato la voce di infiniti iscritti, la voce di un popolo. Hanno già inquinato il dibattito, non intossicateci anche l’aria”. È la forte denuncia-appello dei vescovi delle diocesi della Patagonia argentina che, in una nota congiunta, alzano la voce in seguito a quella che dovrebbe essere stata l’udienza convocata dalla Camera dei deputati, per ascoltare le realtà del vasto territorio, rispetto al progetto di legge che prevede lo sfruttamento minerario della zona glaciale del Paese.
“Abbiamo già visto la stessa metodologia sviluppata in lungo e in largo, per tutta la Patagonia – l’amaro resoconto –, quando si tratta qualche tema ambientale che tocca gli interessi di progetti minerari: limitare e annullare gli interventi, impedire l’ingresso nell’aula dove si svolge il dibattito, destabilizzare gli oratori, e persino inserire alcuni che non erano in lista. Queste strategie da manuale vengono portate avanti in modo sistematico da decenni nei paesi, nei borghi e nelle località del nostro territorio. Qui, anche nelle piccole popolazioni, mettono in atto pressioni economiche, lavorative e persino affettive, ricorrendo a promesse e donazioni. Per non parlare di quando intimidiscono riempiendo i luoghi delle assemblee e i loro dintorni con persone mobilitate, esperte nel generare rumore e paura”. Nessuno di chi, a partire dalle multinazionali, sostiene questa legge “respira la nostra aria: sono a migliaia di chilometri. Nemmeno bevono o si nutrono dell’acqua dei nostri fiumi. Perché di questo si tratta: dell’aria e dell’acqua. Entrambe valgono più dell’oro, dell’argento, del denaro o di uno pseudo progresso che non rispetta gli standard che nei loro stessi Paesi d’origine vengono richiesti. Vogliamo un futuro migliore per tutti”.