Una tempesta di sabbia che avvolge tutto di giallo, il vento che solleva polvere e detriti e, sullo sfondo, il rumore dei bombardamenti. È questo lo scenario in cui si svolge la vita quotidiana nella Striscia di Gaza. A raccontarlo al Sir è padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa della Sacra Famiglia, l’unica parrocchia cattolica della Striscia, dove la comunità continua a vivere tra preghiera, scuola e gesti di aiuto e di solidarietà. “Abbiamo avuto in questi ultimissimi giorni una tempesta di sabbia impressionante – racconta il sacerdote –. Qui in Medio Oriente non è un fenomeno rarissimo, ma ogni volta ci ricorda la fragilità delle nostre condizioni”.

(Foto G. Romanelli)
Il vento forte, spiega padre Romanelli, “ha sollevato una grande quantità di polvere, colorando il cielo di giallo e rendendo difficile lo svolgimento delle attività quotidiane per la popolazione che vive in rifugi di fortuna, come tende e baracche, esposti alle intemperie avendo come riparo semplici teloni, tavole di legno e pezzi di plastica. All’improvviso – ricorda – si è alzato un vento fortissimo, il cielo è diventato giallo e la sabbia è entrata ovunque. In parrocchia abbiamo dovuto chiudere in anticipo la scuola e sospendere l’oratorio e le attività del gruppo Santa Anna. Molti luoghi, anche se in cemento, non hanno più finestre a causa delle esplosioni. Quasi tutta la scuola e anche la chiesa sono senza vetri e la sabbia entra comunque dappertutto. Abbiamo pulito ma siamo di nuovo completamente coperti di sabbia: negli occhi, nella bocca, ovunque. Speriamo che tutto questo finisca presto: che finisca la guerra e che passi anche la tempesta di sabbia. Forse la pioggia potrebbe aiutare a deporre la polvere, anche se negli ultimi tempi la pioggia porta con sé molti detriti e rifiuti e può favorire infezioni. Vedremo. Noi non possiamo fare altro che affidarci a Dio”. Come sempre, in questo contesto, il pensiero va soprattutto alle persone più vulnerabili.
“Possiamo solo immaginare cosa stiano vivendo le tante famiglie che sono costrette a vivere nelle tende”, osserva padre Romanelli che chiede di pregare per tutti gazawi.
- (Foto G. Romanelli)
- (Foto G. Romanelli)
- (Foto G. Romanelli)
- (Foto G. Romanelli)
La parrocchia che prega. È consuetudine, nella parrocchia latina, iniziare la giornata con la preghiera. “Ieri mattina, come ogni domenica, abbiamo la recita dell’ora santa, in silenzio fino alle 9.30. Anche se a volte si sente qualche rumore o qualche allarme, cerchiamo comunque di mantenere il raccoglimento” dice padre Romanelli. “Dopo l’adorazione eucaristica la comunità recita il Rosario per la pace e per le vocazioni, poi celebra le Lodi in arabo, seguite dalla benedizione eucaristica”. Ma queste sono solo una parte delle preghiere del giorno, che proseguono con “l’atto di fede, di speranza e di carità, la recita dei comandamenti, dei precetti della Chiesa e la preghiera all’angelo custode. Dopo tutto questo comincia la messa con canti e incenso. In questo periodo però – rivela il parroco – dobbiamo usare l’incenso con molta parsimonia, perché è difficile procurarlo, quindi lo stiamo razionando”. Durante le messe si ricordano le persone scomparse: “Ieri abbiamo ricordato Georgette, un’anziana signora molto buona e molto provata dalla vita, morta durante la guerra. Abbiamo benedetto il ‘pane delle lacrime’, e distribuito alla fine della liturgia”.

(Foto. G. Romanelli)
La scuola, punto di incontro. Subito dopo la preghiera, la giornata prosegue con le attività pastorali ed educative. “Ieri abbiamo vissuto un momento importante per la vita della scuola parrocchiale. Per la prima volta siamo riusciti a riunire tutti gli studenti insieme. È stato un momento molto bello – racconta il parroco –. Per grazia di Dio, anche durante la guerra siamo riusciti a portare avanti i corsi e a salvare gli anni scolastici 2023-2024, 2024-2025 e anche quello attuale”. All’inizio, ricorda padre Romanelli, “le attività educative erano rivolte soprattutto ai bambini rifugiati. Accoglievamo i piccoli che vivevano nella chiesa cattolica della Sacra Famiglia e quelli ospitati nella chiesa greco-ortodossa di San Porfirio”. Ora però, lentamente, la situazione sta cambiando.
“Stiamo ricominciando a coinvolgere anche i nostri studenti musulmani che da sempre studiano con noi e alcuni insegnanti sono tornati. È un segno di speranza: nonostante tutto, la vita cerca di riprendere”.
La guerra continua. La guerra, purtroppo, continua. “La situazione resta molto instabile: si sentono spari e bombardamenti. Anche se qualcuno parla di una possibile diminuzione del conflitto, la guerra continua e ci sono ancora vittime, feriti e distruzione”. La Protezione Civile di Gaza oggi ha riferito di quattro morti in un altro bombardamento israeliano. Fonti ospedaliere hanno reso noto che otto agenti di polizia sono stati uccisi oggi in un altro attacco israeliano che ha preso di mira il loro veicolo nella parte centrale del territorio, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025. Sempre di oggi la notizia dell’annuncio, da parte del Cogat, l’agenzia per gli affari civili del Ministero della Difesa israeliano, della riapertura parziale del valico di Rafah, che collega la Striscia di Gaza al territorio palestinese, a partire da mercoledì prossimo. Chiuso dall’inizio dei bombardamenti israelo-americani contro l’Iran, il 28 febbraio, “il valico di Rafah riaprirà al traffico in entrambe le direzioni a partire da mercoledì 18 marzo, ma solo per un numero limitato di persone”, si legge in un comunicato stampa. Il valico di Rafah, situato tra l’Egitto e Gaza, territorio sotto controllo israeliano, rappresenta l’unica via d’accesso al mondo esterno per gli abitanti di Gaza che non passa attraverso Israele.

Gaza (Foto Oim)
Non perdere la speranza. Il parroco invita a non perdere la speranza e a custodire la pace del cuore. “Cerchiamo di mantenere la calma in ogni circostanza – afferma –. Non è facile, perché ci sono reazioni che dipendono anche dalla nostra condizione fisica o psicologica. Ma per quanto dipende da noi dobbiamo custodire la serenità dell’anima e restare prima di tutto in pace con Dio”. Il riferimento è alle parole del Vangelo. “Gesù lo ripete molte volte: ‘Vi lascio la pace’, ‘Non abbiate paura’, ‘Io sono con voi’. Potremmo citare quasi tutto il Vangelo, perché Cristo è la nostra pace”. Padre Romanelli vive in Medio Oriente da trent’anni e conosce bene le contraddizioni di questa terra.
“Questa è una regione segnata da tante tensioni – racconta – ma è anche una terra dove si può trovare la pace”.
“Anche nei momenti più difficili dobbiamo cercare il Dio della pace nel nostro cuore, nel prossimo, nelle opere di carità e nella preghiera. La preghiera dona una grande pace: è lì che incontriamo Dio”. E proprio nella fede la piccola comunità cristiana trova la forza per andare avanti. “Dobbiamo pregare di più e continuare a fare il bene – conclude il sacerdote –. Anche un semplice messaggio o una telefonata possono diventare un gesto di carità. C’è sempre qualcuno che aspetta una parola di incoraggiamento, una parola del Vangelo”. Intanto, nella parrocchia della Sacra Famiglia si continua a vivere giorno per giorno, tra sabbia, bombe, difficoltà e fede. Con una speranza semplice ma tenace: “Speriamo che tutto questo finisca presto”.

