Un appello affinché “le armi vengano messe a tacere in tutto il Medio Oriente” e “possa aprirsi un nuovo capitolo per il popolo iraniano e della regione, consentendo loro di intraprendere un cammino verso un futuro di pace segnato dal rispetto della dignità umana e dei diritti umani fondamentali”. A lanciarlo oggi da mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europee alla luce della nuova ondata di violenza che sta mettendo a fuoco l’intero Medio Oriente. Ieri a Bruxelles si è riuniti il Comitato permanente della Comece e alla luce di quanto emerso nelle discussioni, mons. Crociata la sua “più profonda preoccupazione per la recente escalation di violenza in Iran e in tutto il Medio Oriente”.
“Il mio primo pensiero va a tutte le persone che portano il peso più pesante, persone e comunità che hanno già sofferto a lungo per difficoltà e instabilità e che ora si trovano ad affrontare l’incertezza sul loro futuro”.
Secondo il presidente dei vescovi europei, “la grave crisi in corso segna un ulteriore indebolimento dell’ordine internazionale basato sulle regole e un continuo disprezzo per il diritto internazionale”. Crociata sottolinea: “È profondamente preoccupante che il ricorso alla violenza abbia ancora una volta la precedenza sugli sforzi diplomatici. Inoltre, la situazione attuale dimostra che la logica della ritorsione e della vendetta rischia di alimentare una spirale di violenza, mettendo a repentaglio la stabilità regionale e globale, e potenzialmente portando a una tragedia di proporzioni immense”.
“Facendo eco all’appello urgente di Papa Leone XIV a porre fine alla spirale di violenza – afferma il presidente dei vescovi Ue -, desidero invitare l’Unione Europea a restare unita e a rinnovare la sua vocazione di progetto di pace: promuovere la de-escalation tra tutte le parti coinvolte, rilanciare gli sforzi diplomatici e rispettare coerentemente il diritto internazionale, anche nell’ambito della non proliferazione nucleare”. “Incoraggio inoltre l’UE – aggiunge Crociata – ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza e il benessere dei suoi cittadini, di coloro che si trovano nella regione del Medio Oriente e di coloro che vivono sul suo territorio. Ciò implica anche affrontare le conseguenze negative di potenziali interruzioni dell’approvvigionamento energetico”.
Ieri mons. Crociata ha partecipato ad un incontro di lavoro con europarlamentari del Ppe su “Dialogo interculturale e religioso”. Nel delineare le ragioni che devono spingere a promuovere un dialogo “aperto, trasparente e regolare” tra le Chiese e le religioni e le istituzioni dell’Unione Europea, mons. Mariano Crociata ha fatto riferimento alle “circostanze storiche di questo nostro tempo drammatico” ed ha parlato dell’emergere di “segni di un disordine globale risultato del parziale scardinamento dell’ordine multilaterale e delle istituzioni internazionali”. Questo scardinamento – ha proseguito il vescovo – è “effetto soprattutto del tentativo di annullare lo stato di diritto e il diritto internazionale a favore dell’affermazione della volontà di potenza contro ogni buon diritto consolidato e contro il senso morale che sempre mette al centro di ogni considerazione la persona umana e i suoi diritti fondamentali. In questa ottica vanno pure considerate le crescenti e smisurate disuguaglianze economiche, che impongono al contrario di regolare la vita economica e sociale secondo principi di equità e di giustizia”. “Per queste ragioni – ha detto Crociata – l’insegnamento sociale della Chiesa rimane un punto di riferimento essenziale per tenere ferma la bussola che dovrebbe guidare in una navigazione così travagliata le coscienze dei singoli e dei popoli”.

