Fidei donum: si parte di meno. L’appello di Papa Leone

Secondo i dati aggiornati dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese della Cei, su un totale di circa 31mila preti incardinati in Italia, 227 sono in missione all’estero. Negli anni Novanta erano 600. Quanti sono e dove sono oggi i nostri preti nei vari continenti. Nuova chiamata alla missione  

(Foto Popoli e Missione)

L’esperienza in atto nella Chiesa italiana di sacerdoti fidei donum nasce con l’enciclica omonima e ha manifestato sin dall’inizio i caratteri propri del “dono tra Chiese”. La risposta di fede di presbiteri e laici si è potuta incarnare in una testimonianza che è entrata con la forza del Vangelo nelle comunità locali, ed è stata, e dovrebbe esserlo ancora oggi, in grado di rinnovare la realtà ecclesiale.

Numeri in contrazione. Secondo i dati aggiornati dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese della Cei, su un totale di circa 31mila preti incardinati in Italia, 227 sono in missione all’estero, così distribuiti: 64 sacerdoti in Africa, 139 in America, 16 in Asia, 8 in Europa. Ognuno di loro opera in contesti diversi affrontando sfide legate alla lingua, alla cultura, alle condizioni sociali, e alle necessità pastorali delle diocesi di destinazione. Le regioni più piccole italiane, Valle D’Aosta, Basilicata e Molise non hanno, al momento, sacerdoti in missione, Lombardia e Triveneto hanno invece il maggior numero di presenze. I numeri in contrazione rilevano alcune sfide, legate negli ultimi tempi alla diminuzione del clero, alle vocazioni in calo, alle necessità delle diocesi che non riescono a far fronte alle proprie esigenze pastorali, all’aumento dei costi per il mantenimento delle strutture parrocchiali, delle case religiose, delle stesse attività pastorali.
Riaccendere la passione. Si parte di meno oggi: forse meno sollecitazioni dei vescovi che incoraggino a partire, la passione per la missione che non è più trasmessa come un tempo, più fatica a trovare chi sostituisce i parroci, e si necessita anche di un periodo previo intensivo per imparare la lingua… A distanza oramai di quasi 70 anni dall’enciclica, l’esperienza fidei donum potrebbe avere ancora molto da dire alle comunità diocesane, ma i numeri delle presenze indicano quasi il contrario. Si è passati dai 600 sacerdoti degli anni Novanta a una progressiva diminuzione, e dopo gli anni Duemila è iniziato un costante calo annuale: alcuni sacerdoti sono rientrati, altri sono invecchiati, la pandemia ha rallentato lo slancio per nuove partenze. L’invito di Papa Leone e la sua testimonianza di pastore in Perù, potrebbe riaccendere la passione per la missione, l’opportunità di investirci di più, rendendo le Chiese locali più consapevoli delle ricchezze umane e spirituali che derivano dallo scambio tra Chiese: essere missionari di speranza tra le genti, con la fede, la preghiera, la generosità fino ai confini della terra.

Parte di una Chiesa più grande. La presenza di chi è in missione aiuta le comunità locali a sentirsi parte di una Chiesa più grande, superando confini geografici e culturali, stimola l’essere ponti tra chiese, promuove la giustizia sociale, incoraggia una attiva partecipazione. I missionari spesso sono portavoce delle esigenze delle popolazioni più fragili, le loro testimonianze sono di una Chiesa che vive e incarna la speranza del vangelo laddove manca l’essenziale. Servirebbe un rinnovato investimento nella formazione e nella sensibilizzazione missionaria che rafforzi la consapevolezza del valore dello scambio tra Chiese: missionari si diventa nel momento in cui ci si sente parte di una comunità universale, dove l’io diventa tu, dove il mio diventa condivisione, dove l’altro diventa presenza.

Seminaristi “in trasferta”. La nuova Ratio Nationalis Institutionis Sacerdotalis per l’Italia entrata in vigore ad experimentum per tre anni dal gennaio dell’anno scorso ha una sua proposta: un tempo di formazione fuori dal seminario, attraverso una conoscenza diretta e immediata della comunità cristiana nelle modalità che formatori e vescovi sapranno individuare. Nell’anno trascorso una decina di seminaristi sono partiti dall’Italia, accompagnati dai fidei donum presenti già sul posto, e hanno così vissuto l’esperienza di formazione missionaria. Non hanno costruito chiese, né ospedali, ma hanno vissuto con la comunità locale dove si sono ritrovati. Ed è lì che è avvenuto l’incontro con l’altro: un altro con fatiche completamente diverse, un altro che vive la fede dell’oggi. Il racconto di tante “meraviglie di Dio” raccolte sulle frontiere della missione potrebbe essere lo strumento per creare uno spirito di comunione universale tra Chiese, uno spirito che chiama tutti indistintamente. I presupposti e gli strumenti che la Chiesa italiana offre perché queste esperienze possano validarsi anche per altri ci sono, l’incoraggiamento di Papa Leone è forte, chiaro, preciso: considerate la possibilità di offrirvi come fidei donum.

*Popoli e Missione

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